Negli ultimi decenni le popolazioni europee di capriolo sono notevolmente aumentate
Negli ultimi decenni le popolazioni europee di capriolo sono notevolmente aumentate - © Jerzy Strzelecki
Pubblicato il in Conservazione
di Redazione

Capriolo, quali prospettive per gli anni a venire?

Nonostante gli importanti tassi di crescita registrati negli ultimi decenni, la presenza futura del capriolo rischia di essere influenzata da numerosi fattori che andranno obbligatoriamente tenuti in considerazione in una corretta logica gestionale

Il capriolo è l'ungulato più abbondante e maggiormente cacciato in Europa. Presente dalla Penisola Iberica alla Scandinavia, oltre che praticamente in tutti i paesi dell'Europa orientale, negli ultimi decenni le sue popolazioni sono notevolmente aumentate. Basti pensare che la consistenza delle popolazioni e il numero di caprioli prelevati sono passati rispettivamente da 6,2 e 1,7 milioni di capi degli anni ‘80 ai 9,5 e 2,7 milioni del primo decennio degli anni 2000 (Burbaiteė e Csányi, 2009).

Non solo, come recentemente evidenziato dal Rapporto FACE sul prelievo degli ungulati, il numero dei caprioli prelevati in Europa negli ultimi venti anni è aumentato ulteriormente, arrivando a toccare la cifra record di 3,7 milioni di capi. I motivi di questo straordinario aumento sono probabilmente da ricercare nella buona adattabilità della specie, sebbene potrebbero anche aver influito la probabile sottostima delle popolazioni e un'oculata gestione venatoria delle stesse (Burbaiteė e Csányi, 2009). Inoltre, essendo il capriolo una specie prevalentemente legata alle zone ecotonali, ha indubbiamente tratto beneficio dall'aumento della superficie forestale registrato in tutta Europa negli ultimi decenni.

Nonostante il forte incremento fino a oggi registrato, però, la presenza futura del capriolo rischia di essere influenzata da una complessa interazione di fattori naturali e indotti dall'uomo, come ad esempio la perdita di habitat o il ripristino delle popolazioni di lupo che si stanno verificando a livello nazionale o locale. Per questo motivo, se si vuole garantire la sostenibilità a lungo termine dello sfruttamento di questa risorsa faunistica, è importante continuare sulla strada della ricerca e del monitoraggio al fine di applicare una corretta gestione faunitico-venatoria della specie, anche al fine di trovare il giusto equilibrio tra esigenze antropiche e considerazioni ecologiche.


Se sei interessato alla caccia sostenibile e alla conservazione dell'ambiente e della fauna selvatica, segui la pagina Facebook e l'account Instagram di Hunting Log, la rivista del cacciatore responsabile.

Altri articoli dalla sezione Conservazione

In corso il primo monitoraggio simultaneo della quaglia in Europa
Pubblicato il in Conservazione | Redazione
In corso il primo monitoraggio simultaneo della quaglia in Europa

Proprio in questi giorni, dal 2 al 6 giugno, i cacciatori di sei paesi europei sono impegnati contemporaneamente nel monitoraggio della quaglia >>

Mito e storia della caccia indiana: Jim Corbett torna in libreria
Pubblicato il in Conservazione | Matteo Brogi
Mito e storia della caccia indiana: Jim Corbett torna in libreria

Torna disponibile la ristampa di Man-Eaters of Kumaon di Jim Corbett, con illustrazioni originali e proventi destinati alla conservazione della tigre >>

Avifauna e agricoltura: un quadro preoccupante
Pubblicato il in Conservazione | Redazione
Avifauna e agricoltura: un quadro preoccupante

Secondo i dati diffusi da Ispra, negli ultimi 26 anni l'Italia ha perso il 33% della sua avifauna agricola >>

Tortora selvatica: se l'obiettivo è cacciarla, serve darsi da fare
Pubblicato il in Conservazione | Redazione
Tortora selvatica: se l'obiettivo è cacciarla, serve darsi da fare

Senza un serio impegno sul fronte ambientale e. senza dati solidi, la tortora rischia di restare non cacciabile ancora a lungo >>