Il nuovo decreto impone un approccio prudenziale
Il nuovo decreto impone un approccio prudenziale - © Frank Schulenburg
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di Redazione

D.L. Sicurezza e coltelli, qual è la situazione?

La gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi. Viene in mente questo proverbio se si pensa alla recente confusione normativa generata dall'approvazione del cosiddetto D.L. Sicurezza da parte del Governo e alle previsioni in materia di lame e coltelli in esso contenute

Risaputamente il coltello è uno strumento caro a chi pratica la caccia e a chi, più in generale, frequenta la natura. Che si tratti della necessità di eviscerare un ungulato o di tagliarsi un pezzo di formaggio per un pranzo al sacco, la quasi totalità di chi rientra nelle categorie sopra menzionate ha frequentemente con sé una "lama", senza che ciò lo qualifichi come poco di buono o pericolo per l'incolumità altrui. Finora, alcune norme puntuali e la giurisprudenza avevano definito i confini entro i quali era necessario mantenersi per non incappare in grane giudiziarie. I recenti accadimenti in materia di ordine pubblico hanno però spinto l'Esecutivo a mettere mano alla specifica normativa e a inasprire le previsioni e le pene in materia di porto di lame o coltelli.

Come spesso però accade, specie in materia giuridico-normativa, la fretta non ha permesso di ponderare adeguatamente le conseguenze di quanto fatto al di fuori delle logiche e dei casi che hanno spinto ad agire, con l'inevitabile conseguenza di contraccolpi indesiderati. Le norme approvate, ora all'esame del parlamento per la conversione in legge, impongono quindi una presa d'atto e una maggior attenzione da parte di chi fino a oggi, seppur in maniera legittima, era abituato ad avere con sé uno strumento da taglio.

Procediamo dunque ad analizzare gli aspetti maggiormente critici del Decreto. L'atto normativo amplia quello è che il "catalogo degli strumenti atti a offendere per i quali è vietato il porto senza giustificato motivo" inserendo quelli con lama affilata o appuntita superiore a otto centimetri e inasprendo le sanzioni, che passano da natura contravvenzionale a delitto punito con la reclusione fino a tre anni, in caso di mancato rispetto. In questo caso però, il giustificato motivo, viene in soccorso del cacciatore, che, anche per espressa previsione della 157, è autorizzato a portare con sé, per l'esercizio venatorio, "gli utensili da punta e da taglio atti alle esigenze venatorie".

Maggiormente problematica è invece la previsione, sempre contenuta nel Decreto Legge, che estende il divieto di porto alle armi per cui non è ammessa licenza, come coltelli a scatto, a farfalla, strumenti con lama superiore a cinque centimetri muniti di blocco o apribili con una sola mano, oggetti camuffati o occultati. Per di più senza citare in questa seconda previsione il "provvidenziale" giustificato motivo. Di fatto, la quasi totalità dei pieghevoli, coltellini svizzeri e Opinel compresi, se sopra i 5cm diventano potenzialmente oggetto di divieto.

Le implicazioni dell'azione del Governo non sono quindi di poco conto. Basti pensare che anche chi scrive è uso avere in tasca, eccezion fatta per i contesti prettamente urbani, un Victorinox Hunter al quale ricorre per gli usi leciti più disparati e che, alla luce di un opportuno un cambio di abitudini improntato a un approccio prudente alla norma, ora dovrà rimanere in un cassetto a casa. Meglio un ingombrante coltello a lama fissa, con un buon giustificato motivo o sotto gli 8 cm, possibilmente riposto con tutte le cure del caso e non portato addosso se non al di fuori dei tempi e dei luoghi consentiti per l'attività venatoria.

Come detto, dopo l'approvazione in Consiglio dei Ministri, il D.L. dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni ed è proprio in questa fase che si aprono spiragli per dei "ritocchi" che sanino i vulnus di una norma che, pensata per disarmare facinorosi che attentano all'ordine pubblico e alla sicurezza urbana, rischia di produrre conseguenze nefaste tra chi va per boschi. Anche la Federazione Italiana della Caccia ha fatto sapere di essere al lavoro con il suo Ufficio Studi Giuridici per mettere a punto una serie di emendamenti migliorativi da proporre.


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