
di Redazione
Ispra, un'altra bocciatura da parte di un tribunale amministrativo
Ancora una volta, su deroghe e piccole quantità, i giudici amministrativi hanno bacchettato l'organo scientifico del Mase
Con la sentenza n. 00814/2026 del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia Ispra incassa un'altra bocciatura relativamente alle procedure di autorizzazione del prelievo in deroga. La vicenda giuridica nasce da un contenzioso tra Regione Lombardia e Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale relativo alla richiesta formale di parere presentata dall'amministrazione in merito alla possibilità di concedere deroghe per il prelievo di alcune specie di avifauna migratoria, in particolare peppola, frosone e pispola, per la scorsa stagione venatoria. L'istituto, tuttavia, non ha fornito alcuna risposta entro il termine previsto dalla legge, determinando una situazione di stallo amministrativo che ha spinto Regione Lombardia a ricorrere al TAR.
I giudici amministrativi, entrando nel merito della vicenda, hanno affermato, analogamente a quanto accaduto in occasione di una pronuncia del Consiglio di Stato per il rifiuto dell'Ispra di fornire i numeri delle "piccole quantità" relative al prelievo in deroga, che l'organo scientifico ha l'obbligo di esprimere un parere chiaro, specifico e motivato ogni volta che una Regione ne fa formale richiesta nell'ambito delle proprie competenze e che eventuali condotte difformi, come una mancata risposta o un richiamo a un precedente parere riferito ad altre situazioni o specie, è da considerarsi illegittimo. Il TAR ha quindi ordinato all'Ispra di provvedere entro trenta giorni dalla sentenza, pur essendo nel frattempo conclusa la stagione venatoria.
La pronuncia assume rilievo non solo per il caso concreto, ma anche in termini generali, poiché ribadisce il principio dell'obbligo di risposta da parte dell'Istituto il cui silenzio, in più occasioni, ha impedito alle Regioni di percorre strade concesse dall'ordinamento e ha procurato non poche accuse di ostruzionismo ai tecnici di Ozzano. Alla luce della sentenza è facile immaginare che Regione Lombardia si metterà subito al lavoro per ottenere l'apertura del prelievo alle tre specie nella prossima stagione, con la speranza di poter dare risposte a quella parte di mondo venatorio lombardo che da oltre un decennio chiede di poter praticare le cacce tradizionali.
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