
di Redazione
Gli animalisti provano a lucrare sugli orsi morti
Nella prima udienza del processo per la morte dell'orso M90 otto associazioni animaliste si sono costituite parte civile chiedendo risarcimenti per 300.000 euro
Lunedì 9 marzo, si è tenuta l'udienza pre-dibattimentale nel procedimento che vede imputato il presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti, per l'uccisione dell'orso M90 nel febbraio del 2024. Il politico è accusato di uccisione di animali e di maltrattamento di animali, aggravati dalla crudeltà, ai sensi degli articoli 544-bis e 544-ter del codice penale. Un teorema accusatorio che si basa sull'idea che l'orso avrebbe dovuto essere narcotizzato dal personale veterinario prima di essere abbattuto dai forestali.
Durante il procedimento, che nei prossimi mesi farà il suo corso arrivando a dire se Fugatti è colpevole oppure no e per il quale il politico ha scelto la strada del rito abbreviato, ben otto associazioni animaliste hanno chiesto di costituirsi parte civile. Tra queste Leidaa, fondata da Michela Vittoria Brambilla, Enpa, Oipa, Lav, Laeal e Lndc Animal Protection, per citare le più note.
Le associazioni, la cui istanza è stata accolta, hanno contestualmente avanzato richieste di risarcimento per il presunto danno causatogli dalla morte dell'orso. Ben cinque hanno chiesto 50mila euro ciascuna (Enpa, Oipa, Leal, Lndc Animal Protection e Animal Law), una 30mila (Animal Liberation) e una 20mila (Lav), per un totale di 300mila euro. L'associazione della Brambilla si è invece riservata di quantificare il danno subito.
Uno strano modo di tutelare i diritti degli animali, che può ingenerare in molti il legittimo sospetto sulle reali motivazioni alla base della richiesta danni.
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