
di Diana & Wilde
A caccia con il cane: il mistero della sospensione dell'emanazione
Un fenomeno che lascia perplessi cacciatori e cinofili: non è un trucco del selvatico, ma un riflesso biologico che affonda le radici nell'evoluzione e nella lotta per la sopravvivenza
di Massimo Sassara
Chiunque ami cacciare con i cani da ferma o da seguita, negli anni ha sicuramente nella memoria qualche situazione in cui un selvatico ferito diventa incredibilmente non più rintracciabile nonostante la bravura dei cani e la giornata positiva dal punto di vista meteorologico e olfattivo.
Chi pratica la caccia col cane da ferma, per esempio, avrà avuto modo di osservare nella propria vita alcune volte il selvatico ferito, immobile a terra, e il cane passargli accanto, se non addirittura sopra, senza rilevarlo come se lì non ci fosse nulla. Lo stesso dicasi per la caccia alla seguita con i segugi. Anche qui può capitare che una lepre, inseguita meravigliosamente dai cani, arrivi alla posta dove viene mancata o che durante una prova di lavoro venga spaventata dagli spettatori e che tutto improvvisamente si spenga: la lepre sembra sparita! In qualche caso definitivamente, in qualche altro la scia odorosa viene ripresa qualche centinaio di metri più avanti.
E ancora: perché per coloro che praticano la caccia di selezione è buona norma aspettare qualche minuto prima di avvicinarsi al selvatico colpito nonostante sia a terra? Successivamente allo sparo, in questi casi per ritrovare il capo ferito è spesso necessario l'utilizzo di cani che si affidano alla traccia ematica, cioè al sangue, più che all'odore dell'animale.
Il selvatico che "scompare"
Fino a qualche decennio fa anche da cinofili di chiara fama veniva ipotizzata una possibile sospensione volontaria dell'emanazione da parte del selvatico ma oggi, in virtù delle moderne conoscenze scientifiche, il problema va rivisto alla luce dell'individuazione del vero colpevole che è la secrezione di adrenalina in situazione di stress improvvisi.

In tutte le situazioni di stress acuto o cronico l'organismo produce adrenalina. L'adrenalina è un ormone e un neurotrasmettitore che viene prodotto nel surrene, una piccola ghiandola posta al di sopra del rene, che una volta rilasciato in circolo produce importanti effetti sistemici in tutti gli organi. Il suo rilascio consente di avere reazioni istintive dell'organismo utili alla sopravvivenza quando ci si trova in situazioni di pericolo. Gli effetti possono essere in acuto o in cronico; in questo articolo parleremo soprattutto degli effetti in acuto perché sono quelli legati alla sospensione dell'emanazione.
L'adrenalina: motore della sopravvivenza
Gli effetti dell'adrenalina sull'organismo sono molteplici e tutti finalizzati a migliorarne le prestazioni. Una paura improvvisa determina la secrezione immediata di adrenalina: in pochi istanti il cuore aumenta la forza e la frequenza dei battiti, si determina una broncodilatazione per incamerare più ossigeno da far arrivare ai vari apparati che ne necessitano; i muscoli scheletrici ricevono maggior apporto di sangue attraverso una vasodilatazione dei vasi sanguigni che li irrorano in modo da rendere più efficiente la potenza muscolare; le pupille si dilatano per avere una migliore visione; a livello epatico viene stimolato un processo biochimico detto "glicogenolisi" che permette un'aumentata disponibilità di glucosio, il carburante dell'organismo. Il rilascio di adrenalina riduce anche il dolore inibendo le vie di segnalazione così da poter correre o combattere anche più duramente di quanto saremmo normalmente in grado di tollerare. Questa situazione di pericolo in cui viene prodotta adrenalina è conosciuta come "Fight or flight", combattimento o fuga.

L'adrenalina viene prodotta anche in caso di ipovolemia, cioè di riduzione dei liquidi circolanti come si può verificare nella caccia ai grossi ungulati allorché questi vengano colpiti in maniera grave con cospicua perdita di sangue, ma non immediatamente mortale e permette loro di allontanarsi dall'Anschuss.
Ovviamente, non tutti gli apparati sono finalizzati al combattimento e quindi a ricevere aiuti straordinari sotto forma di sangue, ossigeno e glucosio. Altri apparati devono momentaneamente sacrificarsi in modo da supplire con la loro ridotta funzionalità alle aumentate richieste di quelli deputati invece alla lotta per la sopravvivenza. A questo proposito, per esempio, l'adrenalina riduce l'attività del sistema digestivo con rallentamento della digestione e riduzione dell'assorbimento dei nutrienti, riduce l'apporto di sangue alla cute e ai sistemi ghiandolari esocrini in genere che sono quelli poi deputati, mediante produzione di sostanze organiche, alla generazione degli odori indispensabili alla vita relazionale e comportamentale degli animali.
Effetti sistemici e conseguenze venatorie
L'altra caratteristica dell'adrenalina è la sua fugacità d'azione. Viene infatti degradata rapidamente a livello epatico permettendo ai vari apparati di tornare a funzionare regolarmente. Chiunque ami cacciare con i cani da seguita avrà sicuramente toccato con mano cosa significa spaventare improvvisamente una lepre inseguita, fino a quel momento in maniera meravigliosa e senza falli, da una muta di segugi. I cani arrivano nel punto dove la lepre ha scartato bruscamente per la percezione del pericolo e in quel punto improvvisamente perdono la traccia che seguivano fino ad allora senza soluzione di continuità. E non si tratta, come a una prima superficiale valutazione, di un semplice cambio di direzione, ma di una vera e propria perdita dell'emanazione. In alcuni casi i cani non sanno più proseguire e quell'azione di caccia fino a quel momento meravigliosamente condotta si spegne definitivamente.
Il caso della lepre di Siena
A questo proposito mi piace ricordare un episodio capitatomi alcuni anni fa mentre giudicavo una prova di selezione per mute su lepre in Provincia di Siena. Era una mattinata oggettivamente difficile per la pioggia che arrivava a scrosci improvvisi. La muta in esame aveva condotto un accostamento tutto sommato discreto. Un cane in particolare aveva condotto l'accostamento evidenziando con la voce e con il comportamento la lepre in fuga. Era iniziata una seguita che si era fatta sempre più brillante e veloce. La seguita si svolgeva soprattutto in una grande zona boscosa dove gli alberi erano stati sottoposti al taglio periodico. Mi ero inoltrato nella tagliata per un lungo tratto insieme al concorrente, all'accompagnatore e a tre spettatori, camminando lungo una mulattiera disegnata dai muli da soma che portavano all'esterno del bosco la legna.

Dall'osservazione della muta nel giro precedente e da come si stava sviluppando l'azione avevo intuito che la lepre probabilmente sarebbe passata ancora in quel punto ed ero fiducioso di vederla. Il concorrente era naturalmente eccitato per il lavoro dei suoi cani e ogni volta che il suo sguardo incrociava il mio sembrava dirmi «Signor giudice, questo è un lavoro da CAC». Per i non avvezzi alla terminologia della cinofilia agonistica, l'acronimo CAC - Certificato di Attitudine al Campionato - rappresenta l'assegnazione di un cartellino che è la massima qualifica ottenibile, in questo caso in prova lavoro, ed+ attesta le qualità non comuni del cane a cui viene assegnato e che può aspirare alla qualifica di campione italiano di lavoro. «Questa lepre ormai non ha più scampo», mi disse il concorrente, «Non la perderanno più, questi cani sono inseguitori formidabili». Lo guardai con un sorriso e, vista l'atmosfera assolutamente amichevole, dissi «La lepre sta tornando, quando sarà qui farò un rumore e lei sicuramente scarterà. Se riusciranno a risolvere il fallo assegnerò a quel tuo maschio il cartellino del CAC che avrà sicuramente meritato». Il concorrente, senza parlare, alzò il pollice in segno di assenso.
Poco dopo la lepre ci arrivò tra i piedi. Due colpi di tosse e, come previsto, scartò bruscamente ad angolo retto lanciandosi nel fondo di un fosso che correva parallelo alla mulattiera. I cani arrivarono veloci sulla traccia della lepre un paio di minuti dopo e… fine di tutto. Il concorrente, che aveva visto il punto dove la lepre si era infilata, provò anche lui personalmente a portarci i cani, ma… nulla. Lasciai che il tentativo di risoluzione del fallo si protraesse per una decina di minuti ancora, senza successo, poi chiusi il turno. Assegnai comunque a quella muta una qualifica alta e strinsi la mano al concorrente, per altro meritevole dei complimenti che, con voce da cui traspariva incredulità, commentò «Incredibile, non mi era mai capitata una cosa così».
Strumento atavico di difesa, non atto volontario
Ci sono invece casi più fortunati dove i cani riescono a riannodare la traccia, ovviamente anche per loro merito, qualche centinaio di metri più avanti e riprendono brillantemente l'inseguimento. Possiamo riportare questa situazione di scomparsa/ricomparsa dell'emanazione ad un ancestrale meccanismo di difesa degli animali con la liberazione improvvisa di adrenalina secreta come riflesso immediato all'improvvisa percezione di pericolo che, per quanto detto in precedenza, crea una situazione di blocco dell'emanazione. Questo viene rimosso poco dopo per l'inattivazione dell'adrenalina stessa vista la sua fugacità d'azione. In conclusione, per gli animali la secrezione di questo ormone va considerato come un importante meccanismo riflesso di difesa che ha radici ataviche e che al momento non risulta avere alcuna implicazione di volontarietà nel controllo dell'emanazione stessa.
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