
di Redazione
Caccia agli anatidi: appostamento e tesa vincenti
Nella caccia agli anatidi non esistono scorciatoie: la scelta accurata dell'appostamento e una tesa ben costruita rappresentano il vero confine tra una giornata qualunque e un'azione venatoria di successo
Il solo pensiero di potersi trovare in una laguna, su un lago o comunque affacciati su uno specchio d'acqua – spesso e volentieri – rappresenta uno dei sogni "proibiti" di un cacciatore. Sin da giovani cacciatori in erba l'idea di un volo di anatre che sorvolano la nostra testa ci fa proiettare in un mondo fantastico, forse abitudinale soltanto per coloro che hanno avuto la fortuna di usufruirne per posizione geografica. Ma tutti gli altri? Affrontiamo allora alcuni temi che si possono rivelare utili per chi decide di affrontare questa sfida venatoria, spesso in grado di cambiare per sempre le attitudini di caccia.

Caccia agli anatidi: come iniziare
Iniziamo con il dire che la caccia agli anatidi (aggiungeremmo volentieri le oche, ma nel nostro paese tale forma di caccia non è consentita) non è così banale. Non basta procedere con l'acquisto dell'attrezzatura necessaria per poter essere licenziati come cacciatori di acquatici. La caccia ai palmipedi non si improvvisa e – probabilmente – bisognerà disporre di tanta pazienza per gli insuccessi che, inevitabilmente, si paleseranno.

Perché questo approccio che potrebbe spaventare gli appassionati? Innanzi tutto, perché la conoscenza delle specie in volo e dell'ambiente in cui ci si trova ad operare è fondamentale. In parole povere, significa che dovremo fare pratica con gli anatidi in volo per non correre il rischio di commettere errori madornali in fase di valutazione del tiro. Il consiglio è quello di affiancare un cacciatore esperto che abbia voglia di insegnare a un nembrotte le tipologie di volo delle anatre, le loro abitudini, i loro versi, il loro comportamento.
Il valore dell'esperienza
È evidente che questo suggerimento risulta tanto banale quanto difficile da mettere in pratica, ma riteniamo sia fondamentale poterlo applicare. L'accompagnamento di un "veterano" insegna molto di più di quanto si possa anche soltanto immaginare; l'esperienza venatoria è impagabile. Senza contare che stare seduto (con o senza fucile) accanto a un esperto contribuisce a mitigare l'emozione, quel tuffo al cuore che inevitabilmente arriverà quando un selvatico si avvicina all'appostamento. Lo stare fermi, evitare movimenti inutili, osservare quei piccoli dettagli che fanno la differenza, sono esperienze che rimangono nella memoria e non vanno più via.

Un esempio? Se non disponiamo di un appostamento fisso ma utilizziamo un appostamento temporaneo, i dettagli sono importanti; un ramo spezzato di recente con la parte chiara del taglio esposta potrebbe insospettire animali che fanno della diffidenza la loro arma migliore. Ben difficilmente troverete anatre che arrivano con noncuranza entro i limiti del tiro utile; può capitare, è capitato e capiterà a chiunque; ma tali occasioni saranno certamente minori di situazioni in cui vedremo anatre che arrivano nei pressi dell'appostamento per poi decidere – in modo repentino e improvviso – di girare il collo e allontanarsi con pochi battiti d'ala, per portarsi a distanza di sicurezza. Nella nostra testa ci chiederemo il perché, cosa avremo sbagliato.

La scelta dell'appostamento e la lettura dell'ambiente
Non esiste una risposta univoca; potrebbe essere un movimento (anche impercettibile) da parte nostra, un camouflage dell'appostamento non perfetto, una canna di un fucile che si è mossa in modo inopinato, un rumore anomalo che risuona come una campana nel silenzio dell'ambiente. Ma anche un richiamo effettuato male; il sapere suonare alle anatre non è prerogativa di tutti e garantisco che risulta molto, molto difficile. Una timbrica troppo accentuata, una cadenza di suono sbagliata, una pausa di troppo fa peggio che meglio. A tal proposito vale la regola che forse avrete già sentito; in mancanza di esperienza, è meglio stare zitti e confidare nei nostri richiami situati nei pressi dell'appostamento.

Si è peraltro fatto sempre più difficile acquistare richiami di qualità, che costano non poco. Ve ne sono di meravigliosi, costruiti specialmente dagli americani, che sono maestri nella caccia agli anatidi. Una volta acquistati, dobbiamo saperli utilizzare al meglio; ecco che ritorna l'esperienza di chi ci accompagna, ma anche la pazienza e la voglia di mettersi ad ascoltare i vari video venatori dove sono utilizzati. La tecnologia ci offre questa possibilità, perché non sfruttarla?

Un ulteriore suggerimento potrebbe essere quello di registrare le nostre prove, quelle fatte in casa, nei periodi in cui l'attività venatoria è sospesa. Come ben sapete, il nostro orecchio percepisce i suoni circostanti in una certa maniera, ma che non per forza coincide con quella di chi ci sta ascoltando. Se noi risentiamo la nostra voce registrata, talvolta non sembra neppure la nostra e potrebbe succedere la stessa cosa anche con i suoni che emettiamo con un richiamo. Esercitarsi, esercitarsi, esercitarsi è la parola d'ordine.

Un fattore decisivo: la disposizione della tesa
Già che siamo in tema, il posizionamento dei richiami è un'altra di quelle cose che possono influenzare (in senso positivo o negativo) la riuscita della giornata venatoria. Le anatre in volo sono certamente attratte dalla vista di consimili posati in acqua e un'occhiata la vengono a dare, sia pure a distanza di sicurezza. La differenza la fa il posizionamento; talvolta uno stampo che si è allontanato dal gruppo (per colpa di un peso staccato o di quello che volete), ingenera un senso immediato di diffidenza verso i consimili in volo, che riconoscono come anomala la disposizione degli uccelli posati, con il risultato di una virata repentina che li porta rapidamente fuori tiro.

La disposizione degli stampi in acqua è un altro degli elementi per cui è imprescindibile ricorrere a persone esperte che riescono a "leggere" le condizioni ambientali. Pensiamo al mutare del vento, che favorisce o meno le increspature della superficie dell'acqua, tanto più se la caccia si volge in acque aperte e non chiuse (laghi). Pensiamo a momenti di burrasca, che spingono gli uccelli a non sostare troppo volentieri in spazi aperti, pensiamo al numero e al posizionamento degli stampi, che non devono né sovrapporsi, né tanto meno risultare intorcinati gli uni con gli altri. Ma sono solo alcuni esempi degli scenari che un cacciatore di acquatici può trovarsi di fronte.
Spesso capita, infatti, di non riuscire a capire perché – nonostante le dovute accortezze del caso nel posizionare gli stampi, gli uccelli non "credono" al gioco (degli stampi) e non entrano nel range di tiro. Talvolta basta uno stampo inclinato, magari a causa di un pallino che, in occasioni di sparo precedente su uccelli posati, ha forato l'involucro di plastica, determinando un'anomalia nella linea di galleggiamento; accade più frequentemente di quello che si possa pensare e il risultato è una postura anomala dello stampo che mette immediatamente in allarme i consimili.
Dettagli che fanno la differenza
Nelle giornate invernali di freddo intenso, peraltro sempre più difficili da trovare sul suolo italico, può anche capitare che il gelo possa accumularsi nelle zone di acqua stagnante o "morta", modificando la posizione degli stampi. Bisogna sempre dare un'occhiata se la disposizione è rimasta ottimale o se vale la pena alzarsi dall'appostamento per ripristinare la tesa.
Sempre restando sugli stampi, ne esistono in commercio di svariate qualità, colori e dimensioni, a parità di specie rappresentata. La qualità dello stampo è un punto sul quale vale la pena investire un budget, ben più di altri particolari che affronteremo nel prosieguo. Questo perché i selvatici sono attenti ai dettagli e si insospettiscono con un nonnulla; poter disporre di stampi di qualità permette un inganno visivo migliore.

È pur vero che chi ha un minimo di esperienza nel suo bagaglio vi potrà raccontare di location estere dove gli stampi sono talmente brutti e mal fatti (talvolta senza la testa, o palesemente rovinati) che farebbero presagire un risultato di carniere miserevole, mentre in realtà il numero dei selvatici presenti spesso sopperisce a queste mancanze che sul territorio italiano sono spesso imperdonabili. È bene prestare attenzione anche ai minimi particolari, senza temere di correre il rischio di passare per esauriti o maniaci del dettaglio.
Qualità e dimensione degli stampi
Oltre all'accuratezza dei particolari negli stampi di qualità, molto dibattuta fra gli esperti è anche la questione relativa alle dimensioni. Chi l'ha detto che le dimensioni non contano? Gli stampi esistono sia nelle dimensioni standard (analoghe a quelle dei selvatici reali in penne e piume), sia nei formati maxi, anche due volte quelli standard.

Il vantaggio di disporre di stampi maxi consiste nel loro maggior effetto visivo a distanza; stranamente gli uccelli in volo (e anche quelli posati in acqua) non sembrano disturbati da dimensioni differenti da quelle reali della specie e si avvicinano senza timore. Forse per curiosità, forse perché non sono in grado di apprezzare la differenza, non lo sapremo mai; fatto sta che credono all'inganno. Semmai il problema degli stampi maxi è un altro; sono ingombranti e pesanti e necessitano di masse più pesanti per non incorrere nei problemi descritti in precedenza.
Il trasporto sino al luogo di caccia e la disposizione degli stampi in acqua vengono resi più difficoltosi dalle dimensioni importanti. Bisogna quindi prevedere una maggior fatica nell'allestimento della tesa, oltre che disporre di un mezzo sufficientemente capiente per poterli trasportare. Esistono anche stampi impilabili, ma sono costruiti nelle versioni da terra e non acqua, in quanto gli stampi da acqua devono poter galleggiare senza un eccessivo beccheggio, che risulta innaturale per i selvatici.

Sino a ora stiamo parlando degli stampi così detti "normali", ossia quegli stampi che riproducono essenzialmente una tipologia di anatra posata in acqua, nel momento in cui si sente tranquilla e partecipa alla vita del gruppo con l'alimentazione, una nuotatina e un chiacchiericcio aggregante.
Movimento e realismo della tesa
Esistono in commercio tutta una serie di stampi speciali, dove l'anatra è rappresentata in varie posizioni. Non possiamo non citare, giusto a titolo di esempio, l'anatra che si sta alimentando (stampo a metà che evidenzia soltanto il posteriore, con le zampette verso l'alto), l'anatra che sbatte le ali, l'anatra con un collo lungo (variante dell'anatra che si sta alimentando), l'anatra nella posizione di igiene personale (testa e becco fra il corpo e le ali) e così via: non esageriamo con la disposizione in acqua di questi stampi, ma qualcuno movimenta il gioco, rendendolo più veritiero e naturale.

Vi sono poi gli stampi motorizzati, con le ali ruotanti o con il corpo sottoposto ad una leggera vibrazione che simula il movimento naturale delle anatre quando cercano cibo in acqua. Esistono anche stampi concatenati che – grazie al movimento motorizzato del primo – fanno una specie di trenino guidato dal telecomando del cacciatore dentro l'appostamento. Sono utili? Certamente sì, con i dovuti distinguo.

Osservazione ed esperienza
Ancora una volta il suggerimento migliore rimane quello di osservare i selvatici nel loro habitat naturale; cosa fanno, quando e come. Vedrete che i selvatici in acqua, specialmente quelli appena arrivati o posati che si aggregano a un gruppo esistente, non si mettono immediatamente a fare qualcosa, ma sostano in atteggiamento vigile per controllare il posto di… ammaraggio. In questi frangenti basta un niente per farli saltare fuori dall'acqua in rapidità, perché non si sentono sicuri. Un turbinio di movimenti, suoni o altro, potrebbe facilmente disturbarli.

Spesso le anatre posate approfittano del momento in cui non volano per riposarsi, per sostare o semplicemente per fermarsi. Un errore che veniva commesso frequentemente, in quei paesi stranieri dove l'utilizzo di registratori del suono che riproducevano i versi delle anatre era consentito, era proprio quello di lanciare a tutta tromba i richiami, con un effetto che poteva spaventare i consimili in volo: magari li attraeva per curiosità a grandi distanze, ma poi li spaventava man mano che si avvicinavano, con i cacciatori che non capivano il perché. Una femmina che bercia a gran voce può talvolta risultare addirittura controproducente.
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