
di Matteo Brogi
Ecologismo contro Natura: una critica al presente
Un libro che non cerca compromessi e invita a ripensare dalle fondamenta il rapporto tra uomo, sviluppo e natura. Una riflessione sistemica che divide, ma che invita il lettore a interrogarsi sul modello di civiltà contemporaneo
Ecologismo vs Natura. Un percorso per il ritorno all'umano è un saggio politico. E non può essere diversamente, considerando il percorso di Salvo Ardizzone, che ne è l'autore. Ardizzone parte dal presupposto che i mali dell'età moderna risiedano nella cultura liberale, nella sua filiazione economica, il modello del capitalismo liberista, e nella logica mercantilista con tutti i loro corollari che individua in visione materialistica ed edonistica della vita, razionalismo scientifico e mito del progresso, mancanza di senso del limite al concetto di crescita. Tesi opinabile, ovviamente, ma articolata nel testo in maniera molto più approfondita di quanto io possa riassumere in questa recensione. Tesi opinabile, scrivevo, ma la complessità dell'analisi e la sua coerenza meritano attenzione.
Secondo l'autore, "il pensiero liberale ha desacralizzato la natura, dunque l'uomo, creando una frattura tra di essi". Tra le problematiche rilevate, il ripudio della spiritualità tradizionale; tra le religioni monoteiste, secondo l'autore, in particolare il cristianesimo "manifesta la spaccatura fra immanente e trascendente conseguente alla desacralizzazione della natura e allo spostamento del Divino fuori dal mondo".
Natura contro ambiente: una distinzione centrale
Il cuore del saggio sta nella distinzione – quasi ontologica – tra "natura" ed "ambiente". Per Ardizzone la natura non è semplicemente la biosfera misurabile, ma una realtà organica, armonica e anche sacrale, intrecciata con l'identità storica e culturale dei popoli. In questa prospettiva, la modernità avrebbe ridotto la natura a semplice "ambiente": un contenitore neutro, un habitat funzionale alle esigenze umane. È una visione che, nella lettura dell'autore, deriva direttamente da una concezione utilitaristica e antropocentrica del mondo.
La critica alla scienza come ideologia
Uno dei passaggi più più divisivi è la critica all'approccio scientifico quando diventa paradigma ideologico. Non è la scienza come metodo a essere contestata, ma la sua trasformazione in visione salvifica totale, capace di sostituire etica e politica. Secondo Ardizzone, questa deriva scientista avrebbe contribuito a rafforzare una società incapace di interrogarsi sul senso ultimo dello sviluppo e sul limite. È un tema che dialoga con una tradizione filosofica più ampia, ma che qui viene inserito dentro una critica sistemica alla modernità occidentale.
Un altro nodo centrale, secondo Ardizzone, è la perdita del senso comunitario. L'autore contrappone l'idea tradizionale di comunità – individuo come parte inscindibile di un insieme – a una collettività moderna composta da individui isolati, sradicati, sostanzialmente intercambiabili. In questa lettura, la crisi ecologica non è solo tecnica o economica, ma antropologica e culturale.
Shallow ecology, deep ecology ed ecologismo
Molto interessante l'analisi proposta da Ardizzone tra diversi approcci ecologici. La Shallow ecology, secondo l'autore, mira a rendere sostenibile l'attuale modello liberista, accettando implicitamente il sillogismo sviluppo = benessere. Sarebbe stata progressivamente assorbita nei sistemi politici esistenti, agendo sugli effetti più che sulle cause degli squilibri.
Deep ecology: qui la posizione cambia; viene riconosciuto un valore intrinseco alla componente naturale dell'ambiente e viene messa in discussione la supremazia dell'uomo. È un approccio più radicale sul piano filosofico.
Infine, l'ecologismo contemporaneo, che Ardizzone giudica più radicale sul piano narrativo ma meno sul piano sistemico: critica gli effetti delle attività umane, ma raramente il sistema che li genera. In questa area l'autore colloca pensatori e naturalisti come Thoreau, Muir, Leopold e Næss, ritenendo il loro approccio monotematico rispetto a una critica globale del modello dominante. In questo contesto si inserirebbe anche Greta Thunberg.
Un saggio "sistemico", più che ambientale
Il punto di forza del libro sta nell'impostazione complessiva. Non è un saggio di ecologia nel senso classico, ma una riflessione filosofica e politica sul rapporto uomo-natura inserito dentro un quadro di civiltà. L'autore sostiene che l'ecologismo mainstream sia in parte figlio dello stesso paradigma che ha generato la crisi ambientale, proponendo correttivi senza mettere realmente in discussione il modello di sviluppo dominante. È una posizione assertiva, discutibile, ma coerente nel suo sviluppo logico.
Il limite e il ritorno all'umano
Il messaggio finale ruota attorno a un'idea chiave: la necessità di un radicale mutamento del modello di sviluppo e del modello culturale di riferimento per ristabilire un equilibrio tra uomo e natura. Il "ritorno all'umano" evocato nel titolo – secondo l'autore – non è nostalgia del passato, ma recupero di una dimensione relazionale, comunitaria e spirituale che la modernità avrebbe progressivamente eroso.

Pur essendo un saggio politico e filosofico, il libro tocca un tema molto vicino alla sensibilità di chi vive il rapporto con la natura in modo concreto: il significato dell'essere parte di un ecosistema e non semplicemente fruitori di uno spazio "ambientale". Non è un testo tecnico né divulgativo: richiede attenzione e disponibilità al confronto con tesi fuori dal coro. Ma ha il merito di spostare il dibattito dal piano emergenziale – crisi climatica, sostenibilità, transizione energetica – a quello delle radici culturali del rapporto uomo-natura.
Ecologismo vs Natura inquadra il tema del rapporto uomo-ambiente in una dimensione sistemica. Non è un saggio che cerca il consenso ma una tesi che provoca e mette in discussione categorie date per scontate.
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