
di Matteo Brogi
GERMANIA - La prima edizione degli SH Pioneer Field Days
Dalla teoria allo shooting cinema, fino alla caccia in battuta: ai Pioneer Field Days 2025, tecnologia e tradizione si incontrano per definire un nuovo standard venatorio
La nebbia di novembre, in Assia, ha un modo tutto suo di scivolare tra i boschi. Non è un sipario: è una presenza. Ti accompagna mentre ti muovi per raggiungere l'altana, ti segue sui sentieri, si stringe intorno ai cani in cerca di un'emanazione. È la prima immagine che porto con me degli SH Pioneer Field Days, l'evento organizzato dal team di Sauenhammer insieme a RWS, Sauer e Zeiss nella storica contea di Laubach, dal 5 all'8 novembre 2025. Quattro giorni costruiti per mostrare come una combinazione coerente di carabina, ottica, munizioni e un innovativo sistema di trasporto/stabilizzazione possa fare la differenza nella caccia in battuta mitteleuropea.

La tenuta di Laubach dei conti di Solms, 8.000 ettari amministrati con la meticolosità tipica tedesca, mi accoglie con la sua atmosfera secolare. È un luogo dove la caccia non è un'attività, ma struttura portante della gestione territoriale. A novembre il bosco è saturo d'acqua, il freddo taglia le mani e la visibilità fluttua tra i cinquanta e i cento metri. Condizioni perfette per mettere alla prova materiali e idee.

La prima giornata definisce il tono dell'intero evento. È qui che gli organizzatori posano sul tavolo la loro dichiarazione d'intenti: responsabilità, sostenibilità, preparazione. Prima di pensare a bosco e selvatici, si prende confidenza con l'attrezzatura allo Schießkino di Wetzlar, il poligono indoor dove scene venatorie proiettate in dimensioni reali obbligano a un confronto dinamico e realistico, assai più educativo di qualunque bersaglio statico, con le proprie abilità nel tiro.

Sauenhammer: quando la cinghia si fa sistema
È Steffen Foullon, il fondatore di Sauenhammer, il primo a prendere la parola. Racconta di quando, nel 2013, l'ha folgorato un'intuizione: un modo per stabilizzare la carabina attraverso la mano debole, trasformandola nell'indispensabile terzo punto di appoggio durante il tiro in movimento. Lui, cacciatore di cinghiali, aveva passato anni ad allenarsi e a maledire la necessità di mollare la presa dell'arma per ricaricare. La soluzione: una cinghia che non servisse solo a trasportare l'arma, ma anche a tenerla in pressione sulla spalla grazie alla mano che impugna l'astina, contrastando rinculo e oscillazioni. Nasce così la cinghia Game Hammer, capace di doppia funzione: porto e stabilizzazione, in battuta così come in selezione. È poi la volta della Boar Hammer, dedicata esclusivamente al tiro in battuta.

«Stabilità è la parola d'ordine», ripete Steffen. «Rende superfluo il bastone. Permette di sparare con precisione, semplicemente appoggiandosi a un albero, fino a 300 m. E, soprattutto, ti tiene sempre pronto: stay ready». Il concetto è talmente efficace che esiste una divisione dell'azienda dedicata al mercato militare, dove l'intuizione di Steffen garantisce di ridurre la dispersione della rosata nel tiro a raffica del 32%. Se l'arma è dotata di un sistema a sgancio rapido QD, il passaggio dalla Game Hammer alla Boar Hammer è cosa di pochi secondi.

RWS – L'industria del dettaglio
A Wetzlar ascoltiamo anche la presentazione di Marco Metz di RWS. L'azienda, recentemente acquisita dalla holding Beretta, ha numeri impressionanti: oltre 1.400 dipendenti, 304 milioni di euro di fatturato, una storia che attraversa gli ultimi centocinquant'anni dell'industria europea delle munizioni. RWS mantiene un laboratorio balistico che è un piccolo universo autonomo: 17 linee di tiro dai 10 ai 500 metri, fotocamere ad alta velocità ogni 25 metri, 16.500 test annuali e 1,65 milioni di cartucce sparate solo per il controllo qualità. La gelatina balistica per i test è autoprodotta ogni martedì per i test del giorno successivo. Difficile immaginare una cura maggiore.

Il catalogo dei proiettili RWS è una mappa delle esigenze venatorie contemporanee:
Driven Hunt: la specialistica in rame per la battuta a distanze brevi;
HIT: l'espansiva in rame per le distanze standard e lunghe;
EVO Green: l'atossica a doppio nucleo in stagno a frammentazione controllata;
Speed Tip Professional: la specialistica convenzionale a doppio nucleo per i tiri più lunghi;
EVO: la convenzionale bonded con nucleo in piombo.

A caccia porteremo la Driven Hunt, sviluppata esattamente per questo tipo di contesti, che poi ben ricalcano quelli della tipica braccata italiana.
Zeiss – Ottiche ma non solo
Il mondo Zeiss è un ecosistema da 43.000 dipendenti e 10 miliardi di euro di fatturato, con il 16% reinvestito in ricerca e sviluppo. L'unità Hunting and Nature oggi lavora insieme ai settori Mobile e Cine per sviluppare strumenti integrati nella vita digitale del cacciatore. "Hunt smarter, not harder", dicono. E hanno di che argomentare: binocoli e cannocchiali da osservazione, termici, ottiche da puntamento, fototrappole della gamma Secacam (di cui abbiamo parlato qui); profonda è tanto la famiglia delle ottiche da puntamento (V8, Victory HT, Conquest V6, Conquest V4) quanto quella dei binocoli (SFL, Victory SF, Victory HT, Victory Pocket, Conquest HDX e Terra ED), con la serie SFL a rappresentare il top di gamma. All'evento, il campo è dominato dalle serie Victory V8 in configurazione da battuta (1,1-8x24).

Aggiornamento significativo, di cui già abbiamo dato notizia su Hunting Log: la produzione Zeiss non sarà più interamente in Germania. È una scelta industriale dettata dai costi; i prodotti premium saranno realizzati in Giappone.
Sauer – La S505 di alta gamma
La carabina in uso è la bolt action Sauer S505 nel bellissimo allestimento ErgoLux. Il cuore dell'azione è interamente in acciaio, un esercizio di ingegneria che garantisce solidità, equilibrio e una sorprendente sensazione di fluidità. Sul castello trova posto il collaudato attacco a sella, soluzione ormai distintiva della casa tedesca. L'otturatore a sei alette chiude direttamente in culatta, mentre il sistema di armamento manuale permette di operare l'azione anche a percussore disarmato, elevando la sicurezza a un livello esemplare.

Ritroviamo il noto scatto Quattro, che consente di scegliere tra quattro pesi di sgancio preimpostati (da 350 a 1.250 grammi). Il disegno, sobrio e moderno, è pensato per fondere estetica e funzionalità. In sintesi, la Sauer 505 è un'arma d'alta gamma che unisce tradizione costruttiva tedesca, soluzioni tecniche moderne e un design capace di affascinare tanto il purista quanto il cacciatore più esigente. La fluidità di funzionamento è esemplificativa di come la produzione industriale possa ottenere risultati strabilianti. Il calibro prescelto è il .308 Winchester.

A caccia

La nebbia arriva prima dei cani. Si prende posizione alle poste seguendo uno schema rigoroso, salvaguardando la sicurezza come un rituale antico: campo definito, angoli no-shoot ben identificati, regole chiare. Si carica appena sistemati in altana, si scarica a un orario predeterminato, a tre ore dalla sciolta dei cani. Sono novanta e cacciano su una porzione delimitata della tenuta, che spazia su 800 ettari.

Latrati isolati fanno da colonna sonora alla mattinata ma non cambiano la voce del bosco, che conserva il suo silenzio, interrotto da qualche scarica di pioggia. La pressione dei cani si sente, si ha la sensazione fisica di un bosco in movimento, dell'imminenza dell'arrivo dei selvatici. Che arrivano alla posta al trotto, difficilmente di corsa. Comunque non stressati.

Il menu venatorio, rigoroso come solo in Germania, comprende:
cervi: i maschi non coronati e i fusoni meno promettenti, femmine e piccoli (da sparare rigorosamente prima delle femmine; alle femmine isolate non si spara);
mufloni: maschi e femmine di ogni età, ma solo un maschio e una femmina per cacciatore;
cinghiali: maschi, femmine non allattanti, giovani;
caprioli: femmine e piccoli;
predatori: volpi e procioni
La tradizione in primo piano
La visibilità non aiuta. Cinquanta, cento metri nei momenti più favorevoli, con brevi schiarite improvvise. Qui la combinazione S505 + Zeiss V8 + Sauenhammer mostra il suo senso: imbracciata rapida, stabilità, puntamento istintivo. La cartuccia RWS completa il tutto. Lavoro pulito.

La battuta dura tre ore e termina con la Hahn in Ruh, l'annuncio che chiude ufficialmente il drive. Poi, come sempre nella tradizione mitteleuropea, tutto si trasforma in cerimonia: il pranzo conviviale (Schüsseltreiben), il tableau dei capi abbattuti, il Bruchvergabe (assegnazione degli onori) e il Verblasen der Strecke, il saluto dei corni che conclude la giornata onorando le varie specie prelevate. Il trattamento dei selvatici è immediato e impeccabile: sistemi meccanizzati di eviscerazione portatili, trasferimento in cella frigorifera e tracciabilità totale. La Germania non improvvisa.


La mia esperienza si conclude con un nulla di fatto nel corso della prima battuta e un cinghiale abbattuto nel corso della seconda. L'unico colpo sparato dimostra, ancora una volta e sempre di più, come il corretto piazzamento del proiettile sia garanzia di successo anche con l'impiego di munizionamento atossico. Che, tra l'altro, è la chiave per raggiungere una gestione venatoria assolutamente sostenibile e ampliare i beneficiari della filiera delle carni di selvaggina selvatica (come recita la pessima definizione italiana) a una platea molto più ampia di consumatori.

Conclusioni – Il senso dell'evento
Questa prima edizione dei SH Pioneer Field Days dedicati alla stampa internazionale non è un raduno promozionale. È la dimostrazione di come un approccio integrato alla caccia – formazione, tecnologia, rispetto del selvatico e della sicurezza – produca un'esperienza migliore e più etica. Lo Schießkino per tarare e prendere confidenza con il sistema non è un optional, la cinghia Sauenhammer non è di troppo, l'insieme di carabina, munizione e ottica è pensato per funzionare come un sistema integrato.

Fra nebbia, cani, faggi e cerimonie, quello che rimane è una certezza: il futuro della caccia passa da qui. Da luoghi come Laubach, dove tradizione e innovazione si incontrano senza contraddizioni. Da chi pensa che la tecnologia non serva a sostituire il cacciatore, ma a renderlo migliore. Da un approccio alla caccia consapevole, che aggiunge anziché togliere: non è un caso se la vicina Germania, con le sue rigide regole e l'attenzione all'etica venatoria, assista ormai da decenni a un incremento del numero dei cacciatori e in particolare della componente giovanile (ne abbiamo scritto qui). Torno a casa pensando che potremmo riuscirci anche da noi, in Italia. Dove, però, manca la volontà di mettersi in gioco fino in fondo.

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