
di Matteo Brogi
La caccia in mostra nella pittura di Eugenio Cecconi
Una mostra al Forte Leopoldo I di Forte dei Marmi (LU) celebra il lato più nobile dell’arte venatoria attraverso la pittura di Eugenio Cecconi
Dal 31 maggio al 9 novembre 2025, Forte dei Marmi (LU) ospita negli spazi del Forte Leopoldo I una grande retrospettiva: Eugenio Cecconi. Giornate di caccia e di colore. Promossa dal Comune e dalla Società delle belle arti, con la curatela di Elisabetta Matteucci, è una mostra coraggiosa, con il pregio di sottrarre l’attività venatoria allo scontro ideologico, valorizzandone gli aspetti più autentici, nobili e radicati nella nostra storia. Un messaggio che trova nel linguaggio pittorico di Cecconi un ambasciatore d’eccezione.
L’opera del pittore toscano, nato a Livorno nel 1842 e scomparso a Firenze nel 1903, è un inno alla natura vissuta e non solo contemplata. Non è un caso che uno dei contributi del catalogo — edito da Nomos in una raffinata veste editoriale — sia firmato da Albiera Antinori, che ricorda come Cecconi amasse dipingere en plein air durante le giornate di caccia, in compagnia di amici e compagni di passione come Eugenio Niccolini (autore di Giornate di caccia), i Collacchioni, Tommaso Corsini, Giuseppe Malenchini, Giacomo Puccini e Piero Antinori.
Di cani e cacciatori
Un’arte che è diario di vita, dunque, come sanno bene i collezionisti toscani che custodiscono le sue tele in dimore di campagna e palazzi nobiliari, quasi fossero reliquie di un tempo in cui la caccia era ritualità condivisa, memoria orale, cura del paesaggio. Guido Biagi, critico, amico del Cecconi, lo definì «Pittore, poeta, letterato, ma prima di tutto cacciatore», spettatore partecipe di quella Maremma “fatale e fatata” in cui la fatica, il sudore e la libertà erano parte di un’unica, inscindibile sinfonia.
Lo spirito della mostra lo si coglie già nei titoli delle sezioni: Luce dell’Etruria, Maremma fatale e fatata, Inseguendo la preda, Dando la via agli stivali. Titoli evocativi che raccontano l’antico patto tra uomo e natura, fatto di rispetto e conoscenza. Così come i ritratti dei cani - veri protagonisti di una sezione dedicata, L’amico fedele - parlano di un legame che Telemaco Signorini, amico ed estimatore di Cecconi, descrisse con parole semplici quanto efficaci: «C’è gente nei cani di Cecconi».
Cecconi: un attento osservatore del suo tempo
L’opera di Cecconi non si esaurisce nelle mute di cani o nelle scene di inseguimento: le sue tele sanno fermare la nobiltà della fatica umana. Fienaiole, lavandaie, venditrici di arance (nella sezione Le fiere donne), butteri e cacciatori si animano sulla tela come protagonisti di vita agreste. Ed è proprio in questa umanità contadina che Cecconi celebra la più autentica caccia: quella al senso profondo delle stagioni, alle radici di un rapporto simbiotico con la terra.

Sono cinquanta le opere provenienti da collezioni private italiane che, grazie alla cura di Elisabetta Matteucci, dialogano con il visitatore. Tele come Partenza per la caccia da Capalbio, Partenza per la tesa alle folaghe nel lago di Burano, Attesa per la battuta al cinghiale o La morte del capriolo testimoniano l’incredibile forza etologica dello sguardo di Cecconi: la preda e il predatore, l’uomo e il cane, la fatica e l’estasi della cattura, la sconfitta e la festa, la comunità e la solitudine del cacciatore. È una pittura diretta, che non edulcora.
Il valore culturale della caccia
Cecconi, interprete di un’epoca di transizione tra il crepuscolo della Macchia e l’alba del Naturalismo, fu capace di dare corpo e colore a un modo di vivere la campagna che oggi rischiamo di dimenticare. La sua eredità è ancora viva in Toscana, nei racconti di famiglia. Ecco perché una mostra come questa non è solo un tributo, ma un invito a riconoscere ciò che di nobile e necessario resta nell’esercizio venatorio: la responsabilità di custodire il paesaggio, di tramandare un sapere, di preservare una memoria comunitaria che profuma di bosco e polvere da sparo. A chi ama la caccia e a chi ne coglie la poesia, questa mostra restituisce uno specchio prezioso: la caccia, se nutrita dalla bellezza e dal rispetto, resta ancora oggi una forma d’arte.
In un’epoca come quella in cui ci è dato vivere, un’iniziativa come questa è un atto di coraggio culturale. La Società delle belle arti, con la determinazione di Francesco Palminteri, discendente di una famiglia di cacciatori e testimone diretto di un mondo che ancora oggi rispetta, permette di riaccendere la riflessione su un tema controverso, a noi caro, riportandolo alla sua essenza. E non è un caso che la mostra sia ospitata al Fortino del Forte dei Marmi dove, come ha sottolineato in catalogo il sindaco Bruno Murzi, l’arte diventa strumento di conoscenza e memoria: perché senza cura per il bello, il rispetto delle tradizioni, la conservazione dell’ambiente e della fauna, la caccia smarrirebbe la sua stessa anima.

INFO MOSTRA
Eugenio Cecconi. Giornate di caccia e di colore
Forte Leopoldo I, Forte dei Marmi (LU)
31 maggio – 9 novembre 2025
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 17 alle 23, il mercoledì anche dalle 10 alle 13 fino al 7 settembre; successivamente, mercoledì 10-13, venerdì, sabato e domenica 10-13 e 16-19:30.
A cura di Elisabetta Matteucci. La mostra è promossa dal Comune di Forte dei Marmi e dalla Società delle belle arti. Catalogo edito da Nomos edizioni.
Se sei interessato alla caccia sostenibile e alla conservazione dell'ambiente e della fauna selvatica, segui la pagina Facebook e l'account Instagram di Hunting Log, la rivista del cacciatore responsabile.



