
di Matteo Brogi
Le "Emozioni di caccia" di Giacomo Cretti: tempo di memoria e passione
Racconti, memorie e cultura venatoria: Giacomo Cretti restituisce alla caccia il suo valore più profondo, tra nostalgia, sogno e passione vissuta
La letteratura venatoria offre scaffali interi di memorie, diari di caccia e resoconti di giornate trascorse dietro a un cane, in un bosco o lungo un fossato. Non sempre, però, queste pagine riescono ad andare oltre la semplice celebrazione del sé. Ci sono libri che descrivono le cacciate, i carnieri, i cani, i luoghi. E poi ce ne sono altri che provano a raccontare qualcosa di più: il sentimento della caccia. Ecco, Emozioni di caccia, di Giacomo Cretti, appartiene a questa seconda categoria. L'Edizione speciale per i 25 anni dalla pubblicazione con racconti inediti, come recita il sottotitolo, appena pubblicata, non è soltanto una raccolta di storie venatorie, ma un viaggio nella dimensione emotiva e culturale della caccia, dove ricordi personali, cultura bibliografica e osservazione naturalistica si intrecciano fino a trasformare il racconto in qualcosa che spesso assomiglia a un vero e proprio reportage emotivo.

Il lavoro di Cretti è un ritorno alle radici di una passione raccontata con sensibilità giornalistica e profondità umana sviluppato da uno dei volti più noti della cultura venatoria italiana. Un giornalista che da decenni racconta la caccia con rigore e partecipazione emotiva.
A definirne lo spirito è efficacemente Antonio Miceli, che in Cretti identifica: «l'occhio attento del giornalista-studioso, la penna del sognatore, ma soprattutto il cuore e la passione del cacciatore». Forse la sintesi più efficace per comprendere il senso di questa raccolta.
Il ricordo che apre il cammino
Il volume si apre con un racconto breve e intenso, Papà, che funge da chiave per tutto ciò che segue. È un omaggio delicato alla figura paterna e alla libertà che seppe concedere al figlio nel seguire una passione diversa, quella della caccia trasmessagli dagli zii.
Cretti ricorda il padre come «Un uomo che ha saputo ascoltare e si è sforzato di capire le mie verità, senza impormi le sue, e tutto questo solo per amore». Sono pagine tenere, quasi sospese, in cui la memoria personale diventa memoria condivisa: il passaggio di testimone tra generazioni, il rispetto per le scelte dell'altro, l'origine stessa di una passione che sembra quasi trasformarsi in una vocazione.
Tre capitoli, tre dimensioni della caccia
Il volume è articolato in tre sezioni – La nostalgia, Il sogno, Ed ora… a caccia – ognuna introdotta da una prefazione d'autore che contribuisce a collocare la scrittura di Cretti nella tradizione della letteratura venatoria italiana.

La prima sezione è presentata da Bruno Modugno, figura centrale della cultura venatoria del Novecento e maestro per molti autori delle generazioni successive. Il suo ritratto di Cretti è insieme affettuoso e ironico: immagina il lettore che, senza conoscerlo, potrebbe pensarlo un "grigione ancora in gamba", amante della buona tavola e pronto a correre dietro al "bacio di un beccaccino". Poi, però, la verità emerge: Cretti è in realtà un "giovanotto colto e attento", capace di muoversi nella vita «In punta di piedi, come sulle foglie secche della macchia. È appassionato di caccia, tanto da averne fatto una religione». Modugno coglie un tratto fondamentale dell'autore: la sua venerazione per la storia della caccia, per i luoghi scomparsi e per i personaggi che ne hanno costruito il mito.
Il sogno dei paduli
I racconti della seconda sezione, Il sogno, sono introdotti da Piero Pieroni, altro nome fondamentale della narrativa di caccia italiana. Il suo testo è un piccolo capolavoro di evocazione. Pieroni ricorda le piene del Niccone, affluente del Tevere, quando le acque invadevano i campi e la valle si riempiva di beccaccini, frullini e pavoncelle. È il mondo dei paduli, delle cacce con il cane da ferma, delle giornate immerse nel fango e nel silenzio degli acquitrini. Tra le righe emerge una frase intensa, che dipinge con precisione il nostro animo: «Uccidiamo per conoscere, per fare nostro il grande mistero della natura: quello della vita». Non è una provocazione, ma una riflessione sulla dimensione più profonda della caccia: il confronto diretto con la natura e con i suoi cicli.
Un debito con Artemide
La terza sezione, Ed ora… a caccia, è prefata da Gianni Lugari, che racconta come nacque l'autore-Cretti. Fu proprio lui a suggerirgli di trasformare le sue riflessioni di appassionato in scrittura. Lugari ricorda l'"arsura" con cui Cretti scavava tra i testi dei grandi autori venatori per ritrovare le radici della sua passione, e ipotizza che l'autore abbia dato alle stampe queste pagine per liberarsi «Del debito che ritiene di aver contratto con Artemide per l'essere nato cacciatore».
Qui si trovano racconti che mescolano esperienza diretta, osservazione naturalistica e memoria storica. Il primo, Pizzarde, parla di quel fuoco originario che arde nel bambino destinato a diventare cacciatore: lo stesso che porterà Cretti a osservare e raccontare la natura delle Paludi Pontine e di tanti altri ambienti di caccia.
Non semplici racconti
Il filo conduttore dell'intero volume è la fusione tra narrativa e osservazione. Le storie di uomini e di selvatici si intrecciano con ricerche bibliografiche, ricordi personali e descrizioni degli ambienti. Il risultato sono racconti che spesso assumono il tono del reportage: pagine ricche di dettagli sugli habitat, sui comportamenti dei selvatici, sulla cultura venatoria che si è sviluppata attorno a quei luoghi. E, ovviamente, emozioni. È questo che rende Emozioni di caccia un libro particolare. Non è soltanto una raccolta di storie venatorie, ma una piccola e piacevole mappa sentimentale della caccia italiana.

A venticinque anni dalla prima pubblicazione, questa edizione celebrativa conserva volutamente l'impostazione originaria. Cretti ha scelto di non aggiungere nuovi racconti alla terza sezione, per mantenere intatto lo sguardo di allora, «lo stesso approccio, a volte ingenuo». È una scelta che dice molto del senso del libro: custodire piuttosto che rinnovare la memoria.
La nuova edizione di Emozioni di caccia è un testo capace di parlare anche al presente. Perché racconta una caccia fatta di osservazione, cultura e rispetto per la natura, ma soprattutto di emozioni autentiche. In fondo, è questo che Giacomo Cretti – giornalista, narratore e cacciatore – ha voluto restituire ai lettori: non soltanto i ricordi di una vita venatoria, ma il sentimento profondo che li tiene insieme.
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