Lo studio italiano suggerisce che la capacità di adattamento del lupo non implica la perdita degli istinti di base. Il carnivoro selvatico può però tollerare la presenza di oggetti nuovi, convivere con un certo livello di antropizzazione e regolare le proprie reazioni in funzione del contesto sociale
Lo studio italiano suggerisce che la capacità di adattamento del lupo non implica la perdita degli istinti di base. Il carnivoro selvatico può però tollerare la presenza di oggetti nuovi, convivere con un certo livello di antropizzazione e regolare le proprie reazioni in funzione del contesto sociale - © Andrea Dal Pian
Pubblicato il in Conservazione
di Matteo Brogi

Lupo, predatore in adattamento: resta selvatico ma è più confidente

Il grande predatore europeo mostra una notevole capacità di adattamento ai territori modificati dall'uomo, senza però perdere del tutto l'istinto di elusione che ne definisce il comportamento naturale

La convivenza tra uomo e lupo resta uno dei temi più delicati nella gestione della fauna selvatica contemporanea. Il predatore predilige ambienti dove la pressione antropica è ridotta, ma sempre più spesso vengono segnalati esemplari anche ai margini delle aree urbane. Ma quanto si adattano alla presenza umana senza perdere i loro istinti più naturali? Una ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences coordinata da Martina Lazzaroni dell'Università di Parma, prima autrice dell'articolo, insieme a Rudy Brogi e con il contributo di Francesca Brivio, Elena Bassi, Andrea Boromello, Tabea Teichmann, Friederike Range, Marco Apollonio e Sarah Marshall-Pescini ha provato a rispondere a questa domanda, studiando il comportamento di 185 lupi in 44 diverse aree, tra Emilia-Romagna e Toscana, dalle più remote a quelle più antropizzate.

Il lavoro dei ricercatori si è concentrato sulla risposta degli animali a stimoli inusuali, come oggetti sconosciuti e suoni preregistrati, incluse voci e rumori associati alla presenza dell'uomo. L'obiettivo era verificare se la vicinanza agli insediamenti antropici potesse attenuare la paura innata verso l'essere umano.

Un quadro solo parzialmente rassicurante

I risultati mostrano un quadro solo per certi versi rassicurante. Anche nelle aree più vicine ai centri abitati, una quota significativa di lupi – oltre un terzo del campione – è fuggita alla semplice riproduzione di una voce umana. Due terzi del campione, però, non l'ha fatto. Il dato non cambia in modo sostanziale tra individui provenienti da contesti rurali o da habitat più urbanizzati. In altre parole, la diffidenza verso l'uomo sembra rimanere un tratto comportamentale stabile ma non in tutti gli individui.

Accanto alla componente di elusività della specie emerge però un segnale di adattamento. I lupi che frequentano territori maggiormente antropizzati mostrano una minore reazione di paura di fronte a oggetti nuovi. Non una semplice curiosità che li espone al rischio, quanto piuttosto una maggiore tolleranza verso elementi estranei all'ambiente naturale, una sorta di compromesso tra prudenza istintiva e necessità di muoversi in un paesaggio modificato dall'uomo.

La sfida della gestione per la conservazione

Un ruolo non secondario è giocato dalla struttura sociale. Gli individui che vivono in branco tendono a manifestare livelli di paura leggermente inferiori rispetto ai soggetti solitari. La presenza dei compagni sembra quindi influenzare la percezione del pericolo e modulare la risposta comportamentale, confermando l'importanza della dimensione sociale nella biologia del predatore.

Nel complesso, lo studio suggerisce che la capacità di adattamento del lupo non implica la perdita degli istinti di base. Il carnivoro selvatico può tollerare la presenza di oggetti nuovi, convivere con un certo livello di antropizzazione e regolare le proprie reazioni in funzione del contesto sociale, mantenendo tuttavia una marcata capacità di evitare situazioni potenzialmente pericolose.

Per la gestione faunistica e la conservazione della specie, queste evidenze offrono indicazioni utili. Il quadro che emerge non autorizza letture semplificate o trionfalistiche, quali quelle di certi organi di informazione e della compagine animalista: accanto a lupi fortemente elusivi esistono individui – probabilmente la maggioranza – che mostrano maggiore confidenza o intraprendenza nei confronti dell'ambiente antropizzato. Non è un segnale da interpretare necessariamente in chiave allarmistica, piuttosto come un fenomeno naturale di variabilità comportamentale.

In un'ottica gestionale, queste osservazioni suggeriscono che eventuali interventi di gestione della specie dovrebbero essere mirati, concentrandosi sugli individui che manifestano una marcata confidenza verso l'uomo o comportamenti problematici, evitando approcci generalizzati che non tengano conto delle differenze. In un mondo sempre più urbanizzato, il futuro della convivenza tra uomo e lupo non passerà né dall'illusione di una facile convivenza, né dalla demonizzazione del predatore.

La sfida resta quella di preservare la distanza ecologica che consente al lupo di mantenere la propria natura selvatica e, al tempo stesso, permette all'uomo di coltivare un rapporto equilibrato con l'ambiente naturale, sia attraverso le attività outdoor sia attraverso quelle forme di uso del territorio legate alla tradizione rurale e alla pastorizia.

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