La prima area protetta nazionale d'Italia nacque nelle valli che ospitavano l'ultima popolazione di questo ungulato
La prima area protetta nazionale d'Italia nacque nelle valli che ospitavano l'ultima popolazione di questo ungulato - © Giles Laurent
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di Redazione

È tempo di rendere lo stambecco cacciabile?

Lo stambecco è il simbolo del primo parco nazionale Italiano, nato, oltre un secolo fa, proprio per proteggere l'ultima popolazione superstite di questa specie la cui salvaguardia è indissolubilmente legata all'attività venatoria. Ora, proprio nella Regione che ospita il Parco Nazionale del Gran Paradiso, la politica discute sul rendere lo stambecco nuovamente cacciabile. Il consigliere regionale Christian Ganis, eletto nelle file della Lega, ha infatti presentato una mozione che chiede di riaprire la caccia alla specie anche al fine di limitarne l'espansione.

Nei fatti la mozione va a supporto di quanto contenuto nella bozza di Piano Faunistico Venatorio redatta dal Comitato regionale per la gestione venatoria. Nel documento si esprime parere favorevole a una possibile gestione venatoria dello stambecco nella Regione. I presupposti sono semplici. Questo ungulato, oggi ampiamente diffuso su tutto l'arco alpino, ha raggiunto densità tali da non poter più essere una specie in pericolo. In Valle D'Aosta inoltre, la specie è in aumento.

Oggi lo stambecco, specie presente solo sulle Alpi, conta una popolazione di oltre 50mila esemplari sparsa lungo tutta la catena montuosa, con circa 15mila capi presenti nel nostro Paese. Attualmente è oggetto di prelievo venatorio in diversi paesi, come Austria e Svizzera, e la Provincia autonoma di Bolzano ha varato il Piano di gestione dello stambecco 2022-26 che ne consente il prelievo.

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