
di Redazione
Dalla riforma della 157 una minaccia alla caccia agli acquatici
La modifica dell'art. 10 della 157 potrebbe avere un impatto devastante sulla caccia agli acquatici
La riforma della 157 potrebbe rappresentare “la fine della caccia agli acquatici per la stragrande maggioranza dei cacciatori italiani”. È quanto fa sapere Acma, la settoriale Federcaccia che si occupa della caccia ai migratori acquatici, che, con un comunicato diffuso nei giorni scorsi, ha lanciato l’allarme in merito a una delle modifiche della 157 attualmente in discussione.
Secondo Acma, la modifica proposta relativamente al riordino del territorio a caccia programmata, “causa forse l'eccessivo attacco mediatico o le mediazioni politiche”, rischia di escludere il demanio marittimo dai territori nei quali è possibile esercitare la caccia. Una simile previsione, scrive l’associazione, “comporterebbe la fine della caccia in spiaggia, nelle foci dei fiumi, nelle lagune e in qualsiasi altra area di sua competenza”. Una proposta irricevibile e ingiustificata a detta dell’associazione, che ha poi ricordato che il demanio marittimo rappresenta la zona di elezione per la caccia agli acquatici in molte regioni italiane e che non esistono norme europee che ne impongano la sottrazione dal territorio venabile.
Una doccia fredda per gli appassionati di una forma di caccia che tanto ha dato e dà in termini di conservazione e ripristino di ambienti naturali e che speravano che la riforma della 157 potesse essere l’occasione per accogliere alcune delle istanze avanzate da anni, come l’esercizio venatorio un'ora dopo il tramonto per la caccia agli acquatici, l’inserimento dell'oca selvatica tra le specie cacciabili e la possibilità di cacciare da natante.
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