
di Redazione
Le mani degli agricoltori sull’attività venatoria
Negli ultimi mesi si è intensificato l’interesse del mondo agricolo nei confronti dell’attività venatoria e del possibile ritorno che la stessa potrebbe generare per gli agricoltori. Un fenomeno che non può essere sbrigativamente bollato come ennesima minaccia per la caccia
È ormai innegabile che il mondo agricolo abbia deciso di occuparsi di attività venatoria ben oltre il limitato approccio che lo ha sempre spinto a vedere la caccia, nella migliore delle ipotesi, come possibile soluzione ai danni causati dalla fauna selvatica o, nella peggiore, come un fastidio. A testimonianza di questa volontà basta si pensi all’operazione messa a punto da Coldiretti con la nascita di AB Agrivenatoria Biodiversitalia. Un contenitore pensato a tutela degli interessi degli istituti faunistici privati, attività di fatto portata storicamente avanti da EPS (Ente Produttori Selvaggina) realtà oggi aderente a Confagricoltura, che chiaramente intende “allungare le mani” sull’attività venatoria a vantaggio del mondo agricolo.
Nelle ultime settimane AB ha intensificato sempre di più la comunicazione relativa alla possibile “gestione agricola” della caccia e, a onor del vero, ha dimostrato di saper comunicare sul tema meglio di come per tanti anni abbia fatto il mondo venatorio stesso. In questo contesto, quella che non è errato definire l’associazione venatoria di Coldiretti, ha anche avanzato alcune proposte di modifica alla 157, che, grazie all’intervento di alcuni Senatori (Fallucchi, Cantalamessa, Bizzotto, Germanà e Minasi), sono state trasformate in emendamenti al testo del d
Disegno di legge 1552.
Tra le principali argomenti oggetto degli emendamenti troviamo il riconoscimento della caccia quale attività che concorre a promuovere le attività agricole e la valorizzazione del territorio considerando le attività di ricezione e ospitalità degli istituti venatori privati come attività agricole connesse. In questa direzione va infatti anche la proposta di disciplinare l'attività venatoria per i residenti UE che non importano un’arma colmando un vuoto normativo e permettendo loro di noleggiarla o prenderla in comodato nel nostro Paese.
Accanto a queste proposte di taglio prettamente “economico”, ne troviamo poi alcune di carattere generale a supporto dell’attività venatoria. AB e Coldiretti hanno infatti proposto l’istituzione di un "Ufficio Caccia" presso il Ministero dell’Agricoltura finalizzato al coordinamento della la gestione faunistico-venatoria, l’attribuzione della gestione del Piano straordinario per la fauna selvatica direttamente al Ministero dell’Agricoltura e il mantenimento del demanio marittimo nella programmazione venatoria.
Un chiaro segno dei profondi cambiamenti che si stanno compiendo in questi anni e del quale dovrà tenere conto anche il mondo venatorio tradizionale, chiamato a scegliere se trovare nel mondo agricolo un nuovo nemico, un alleato o l’ennesimo portatore di interesse con il quale dover convivere.
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