
di Redazione
I divieti commerciali penalizzano la conservazione delle specie
Un recente articolo del CIC evidenzia come i divieti generalizzati sui trofei di caccia spesso compromettano la conservazione, eliminando fonti di reddito vitali per la lotta al bracconaggio, la gestione dell'habitat e il sostentamento delle comunità
In vista della XX Conferenza delle Parti della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), in programma il prossimo novembre in Uzbekistan, l'Associazione tedesca per la caccia (DJV) e la delegazione tedesca del Consiglio internazionale per la conservazione della selvaggina e della fauna selvatica (CIC) hanno chiesto un cambiamento radicale nelle politiche conservazionistiche globali. Secondo le due associazioni, nonostante decenni di divieti sul commercio di avorio, elefanti e rinoceronti continuano a essere cacciati di frodo e per questo, i divieti commerciali, spesso introdotti a causa di un approccio ideologico, dovrebbero essere sostituiti da strategie basate su un approccio scientifico che promuova un uso sostenibile della fauna e le restrizioni al commercio di prodotti derivati dalla fauna selvatica andrebbero quantomeno allentate.
CIC e DJV hanno poi messo in guardia sulla crescente influenza che alcuni gruppi animalisti occidentali stanno esercitando sui governi africani e di come tale attività rischi di minare i modelli di conservazione di successo. La CITES inoltre, qualora non prendesse atto dell'inutilità di certe restrizioni, rischia di diventare, sempre secondo le due associazioni, uno strumento di proibizionismo che rischia di sempre più rimodellamenti a causa delle pressioni esercitate dalle campagne degli animalisti: "invece di consentire un commercio regolamentato come da suo originario scopo - hanno affermato - la Convenzione sta diventando una piattaforma per divieti generalizzati".
Quanto accade all'elefante è emblematico, per esempio. La specie nell'Africa meridionale, è ampiamente considerata stabile o in crescita. Tuttavia, il commercio legale rimane bloccato, annullando le possibili entrate in grado di sostenere gli sforzi per la gestione dell'habitat e per il contrasto del bracconaggio, che risulta invece fiorente. Inoltre, mentre laddove la specie è cacciabile le comunità locali si avvantaggiano dei proventi generati dal prelievo sostenibile, nei paesi nei quali la caccia è fermamente vietata gli elefanti causano sempre più conflitti con i residenti, danneggiando raccolti, proprietà e infrastrutture e andando ad alimentare episodi bracconaggio di "ritorsione" che si sommano a quelli di stampo "economico".
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