Il cinghiale è la seconda specie di ungulato più cacciata in Europa, con prelievi annuali che superano i 3,3 milioni di capi
Il cinghiale è la seconda specie di ungulato più cacciata in Europa, con prelievi annuali che superano i 3,3 milioni di capi - © Andrea Dal Pian
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di Redazione

Cinghiale, prospettive e gestione di una specie "problematica"

A livello europeo il cinghiale è forse l'ungulato che pone le maggiori sfide. Il suo impatto sulle attività antropiche, unitamente alle dinamiche delle popolazioni, ci spinge inevitabilmente verso una maggiore e migliore gestione della specie

Il cinghiale è la seconda specie di ungulato più cacciata in Europa, con prelievi annuali che hanno raggiunto oltre 3,3 milioni di individui. La specie, negli ultimi decenni, è inoltre in aumento sia a livello europeo che mondiale. La ragione di questa "colonizzazione vincente" è da ricercare nella prolificità della specie, nella sua grande capacità di adattamento e in alcuni fattori ambientali come l'intensificazione agricola in grado di fornire alla specie elevati volumi di cibo facilmente reperibile e il cambiamento climatico che, grazie agli inverni più miti, ha permesso sia una maggior sopravvivenza dei piccoli che un'espansione dell'areale verso nord o in zone montuose.

In Europa e nei singoli Stati membri, queste dinamiche sono alla base di crescenti preoccupazioni ecologiche e socio-economiche, alle quali si è aggiunta negli ultimi anni la gestione sanitaria (ed economica) della Peste suina africana. Criticità che spingono inevitabilmente a una maggiore e migliore gestione del cinghiale negli anni a venire, nei quali sarà necessario mettere in campo una combinazione di strategie, tra cui una maggiore ricerca sul comportamento della specie e una migliore gestione del territorio, con il prelievo venatorio che ricoprirà un ruolo fondamentale.

Per esempio, uno studio suggerisce che il controllo più efficace della popolazione potrebbe essere ottenuto concentrando la pressione venatoria sui giovani in buone condizioni ambientali o sulle femmine adulte in anni con condizioni ambientali sfavorevoli (Bieber e Ruf 2005). Senza prelievo, che dovrà attuarsi con le dovute accortezze, anche nei territori sottratti alla gestione venatoria sarà infatti difficile arrivare a risultati soddisfacenti. Saranno inoltre necessari sforzi più coordinati tra governi, agricoltori, ambientalisti e cacciatori, che dovranno essere in grado di fare fronte comune per bilanciare i benefici e le sfide ecologiche poste dalla specie.


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