Il foraggiamento artificiale degli ungulati è largamente praticato in tutta Europa
Il foraggiamento artificiale degli ungulati è largamente praticato in tutta Europa - © Bad Kleinkirchheim
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di Redazione

Mangiatoie e foraggiamento, quali sono gli effetti sulla fauna?

Uno studio condotto in Trentino ha permesso di prendere in esame l'impatto del foraggiamento sull'intera comunità di specie

Il ricorso al foraggiamento artificiale degli ungulati sia in chiave gestionale che attrattiva è una pratica comune in tutta Europa. Ora uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Ecosphere e frutto della collaborazione tra il MUSE, il Museo delle Scienze, l'ACT – Associazione Cacciatori Trentini e la Fondazione Edmund Mach, ha approfondito gli effetti di tale pratica sul comportamento della fauna anche al di là delle specie solitamente oggetto di foraggiamento. I ricercatori hanno analizzato oltre 14 mila sequenze fotografiche raccolte grazie all'impiego di fototrappole in Val di Fassa, nel Trentino orientale, in un'area caratterizzata da un'alta densità di mangiatoie per due inverni consecutivi (2022 e 2023).

Dallo studio, come era ovvio, è emerso che le mangiatoie sono in grado di influenzare fortemente da distribuzione degli ungulati sul territorio e che i predatori si concentrano a loro volta nei pressi delle mangiatoie, laddove le prede sono più presenti. «Il nostro obiettivo - ha affermato Marco Salvatori, ricercatore MUSE e primo autore dello studio - era testare l'ipotesi che le mangiatoie creassero aggregazioni di ungulati, attratti da cibo concentrato e facilmente disponibile, che a loro volta potessero influenzare il movimento e il comportamento dei lupi, loro predatori naturali».

Se i risultati dello studio hanno restituito un'immagine ovvia e scontata, le evidenze raccolte hanno comunque permesso di registrare dati interessanti sulle modalità di utilizzo delle mangiatoie da parte degli ungulati. Per esempio, se il cervo è risultato essere il visitatore più frequente con quasi la metà delle visite, il 49%, è emerso che il capriolo, 27%, tende a frequentare le mangiatoie in assenza del primo. Il camoscio invece, pur essendo presente nell'area di studio, non ha mai visitato le mangiatoie oggetto di osservazione. I punti di foraggiamento sono inoltre risultati essere un luogo di aggregazione per specie diverse rispetto a ungulati e predatori come volpi e lepri.


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