Nello spot a supporto della campagna anticaccia, un cane ferma il proprio padrone prima che spari
Nello spot a supporto della campagna anticaccia, un cane ferma il proprio padrone prima che spari - © Fondazione Capellino
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di Redazione

Fondazione UNA contro la campagna anticaccia di Capellino-Almo Nature

Fondazione UNA ha voluto interrogare provocatoriamente gli ideatori della campagna "Niente giustifica la caccia"

Quali e quanti animali uccisi utilizzate, in un anno, per fare business? Da dove vengono questi animali che alimentano il vostro business? In quali allevamenti vengono uccisi, e da quali nazioni vengono importati? Quali sono le garanzie sanitarie riconosciute per animali uccisi extra UE, attraverso cui alimentate il vostro business? Sono queste le domande che Fondazione UNA ha deciso di rivolgere a Fondazione Capellino e Almo Nature, azienda produttrice di cibo per animali, dopo che le due realtà avevano promosso la campagna "Niente giustifica la caccia".

Nelle scorse settimane, uno spot pubblicitario generato con l'Intelligenza Artificiale aveva mostrato un un cane da caccia che fermava il proprio padrone appena prima di sparare per promuovere la raccolta firme per un appello al parlamento contro la riforma della 157. Secondo Almo Nature e Fondazione Capellino la proposta di modifica della legge sulla caccia aumenterebbe l'insicurezza dei cittadini, "sempre più costretti a condividere campi, sentieri e boschi con i fucili" e non sarebbe nell'interesse "della gente, dell'agricoltura e dell'ambiente". La stessa Fondazione Capellino ha inoltre recentemente commissionato un sondaggio che evidenzierebbe la contrarietà all'attività venatoria della quasi totalità degli intervistati.

Fin dai primi giorni la campagna contro la caccia aveva avuto un importante eco mediatico non solo all'interno del mondo venatorio e in molti avevano sottolineato la contraddittorietà di una simile posizione per le realtà coinvolte. Ora, Fondazione UNA ha ufficializzato le perplessità di molti, interrogando chi si è reso protagonista di una battaglia ideologica incoerente, forse per mere ragioni di marketing. «La condanna della caccia - ha affermato UNA chiedendo risposte "chiare e dati verificabili" - non può essere considerata come diversivo di un business che potrebbe rilevarsi non etico».

Tre le domande poste a Fondazione Capellino e Almo Nature
Tre le domande poste a Fondazione Capellino e Almo Nature - © Fondazione UNA


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