
di Redazione
Quale alternativa alle immissioni "pronta caccia"?
Nel corso di un seminario sulla crisi della selvaggina stanziale, Federcaccia ha delineato le alternative a una "gestione" che spesso si riduce alle immissioni pronta caccia per soddisfare gli appetiti dei cacciatori
Lo scorso 14 novembre, presso la storica Sezione Federcaccia G. Puccini di Pescia in provincia di Pistoia, è andato in scena un seminario dedicato alla crisi della selvaggina nobile stanziale e alle possibili prospettive. Parlando di futuro e possibile ruolo gestionale dell'attività venatoria, il presidente nazionale Massimo Buconi ha citato la gestione della stanziale tra le "partite aperte".
Secondo il vertice della principale associazione venatoria italiana, la pratica dei ripopolamenti, che spesso oggi rappresenta l'unico approccio al tema, "deve rappresentare una fase transitoria" da superare lasciando il posto a pratiche gestionali sostenili basate sulla produzione naturale stabile delle popolazioni selvatiche. Una caccia di qualità e non di quantità, come l'ha definita Buconi, che richiama alla necessità di formazione, responsabilità e competenze.
Nel corso dell'incontro Daniel Tramontana e Valter Trocchi, rispettivamente vice coordinatore tecnico-scientifico e collaboratore dell'Ufficio studi e ricerche di Federcaccia, hanno illustrato alcune esperienze nazionali dove, ispirandosi a modelli già operanti in altre realtà europee, si sono rotti gli schemi dimostrando la percorribilità di una gestione basata, non più sul continuo ricorso a immissioni, bensì su un prelievo conservativo di quanto "prodotto" allo stato naturale.
I numeri e i dati raccolti nelle sperimentazioni hanno dimostrato che, laddove si è scelto di mettere in campo una gestione incentrata su un prelievo responsabile e sul mantenimento e miglioramento dell'ambiente naturale in grado di supportare il proliferare della selvaggina, anche in territori fortemente caratterizzati da agricoltura intensiva si è giunti a carnieri soddisfacenti nell'interezza della stagione venatoria. Nel caso del fagiano si è addirittura raggiunta nel tempo la stabilizzazione di un prelievo che supera l'80% di individui nati in natura.
Anche per galliformi e lagomorfi è quindi possibile una progressiva stabilizzazione della riproduzione naturale, riducendo le immissioni di fauna proveniente da allevamento e facendo leva sull'irradiamento dalle aree protette. «Un modello virtuoso - ha commentato Federcaccia - che, pur con alcune limitazioni riguardo sforzo di caccia, tempi di prelievo e limiti annuali di carniere, produce risultati concreti e dimostra come sia possibile superare definitivamente la logica dei ripopolamenti "pronta caccia"».
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