
di Redazione
Il lupo non è più un animale rigorosamente protetto
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Mase che recepisce il declassamento, per il lupo cessa la protezione rigorosa
Il decreto firmato a novembre dal ministro Pichetto Fratin avende oggetto "Modifiche agli allegati D e E del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 - Canis lupus". è stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Di fatto il lupo cessa di far parte delle "specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa" ed entra a far parte di quelle "di interesse comunitario il cui prelievo nella natura e il cui sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione".
Ora resta da espletare il passaggio meramente formale di modifica del testo della 157, sebbene la sola pubblicazione in Gazzetta del decreto ministeriale sia sufficiente a produrre gli effetti previsti dal cambio di status. Il decreto apre quindi la strada a una maggior flessibilità nella gestione della specie, che resta in ogni caso una specie non cacciabile per la quale andrà assicurato il mantenimento di uno stato di conservazione soddisfacente.
Già lo scorso ottobre Ispra aveva fornito i numeri degli abbattimenti pianificabili dalle Regioni per un massimo di 160 esemplari abbattibili nel 2026. In cima alla "classifica" la Toscana, per la quale è stato fissato il numero di 22 capi, seguita dal Piemonte con 16, da Lazio ed Emilia-Romagna entrambe con il numero massimo fissato in 15 lupi e dalle altre regioni a scalare fino ai soli due esemplari previsti rispettivamente per Lombardia e Friuli-Venezia Giulia.
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