Nell'anno del 500esimo anniversario, Beretta ha manifestato l'intenzione di ottenere il controllo di Sturm Ruger, il più grande produttore di armi da fuoco degli Stati Uniti proprietario, tra gli altri marchi, anche di Smith & Wesson
Nell'anno del 500esimo anniversario, Beretta ha manifestato l'intenzione di ottenere il controllo di Sturm Ruger, il più grande produttore di armi da fuoco degli Stati Uniti proprietario, tra gli altri marchi, anche di Smith & Wesson - © Matteo Brogi
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di Redazione

Beretta pronta a "conquistare" il controllo di Sturm Ruger

Il Sole 24 Ore ha acceso i riflettori su un passaggio strategico di grande rilievo per il settore armiero internazionale

Beretta, nell'anno del 500esimo anniversario, si prepara a "conquistare" Sturm Ruger, il più grande produttore di armi da fuoco degli Stati Uniti proprietario, tra gli altri marchi, anche di Smith & Wesson. Come riportato dal più grande quotidiano economico nazionale, il gruppo italiano, già presente nel capitale della società americana con una quota vicina al 10%, ha deciso di proporre la sostituzione di quattro membri su nove del consiglio d'amministrazione indicando altrettanti nomi. La holding gardonese risulta infatti essere il maggior azionista del gruppo e pare intenzionata a far valere il proprio peso nella governance dell'azienda d'oltreoceano.

Alla base dell'iniziativa ci sarebbero valutazioni critiche sull'andamento industriale e borsistico di Ruger negli ultimi anni, con Beretta che è arrivata a insinuare che l'attuale board anteponga gli interessi personali a quelli degli azionisti. L'azienda americana avrebbe infatti mostrato performance inferiori rispetto al potenziale e al contesto di mercato portando il principale azionista a chiedere una revisione manageriale. Dal canto suo, Sturm Ruger ha difeso l'operato dell'attuale management e ha messo in campo strumenti tipici delle società quotate per tutelare la propria autonomia.

Il confronto si giocherà ora in assemblea, prevista per maggio, dove saranno gli azionisti a decidere se confermare l'attuale governance o aprire la porta ai rappresentanti indicati dal gruppo italiano. Una sfida che non riguarda solo gli equilibri societari, ma che potrebbe avere ripercussioni più ampie sull'assetto competitivo dell'industria armiera globale.

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