Il passero, specie simbolo della piccola avifauna, ha registrato un calo medio del 60%
Il passero, specie simbolo della piccola avifauna, ha registrato un calo medio del 60% - © Kathlin Simpkins
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di Redazione

Avifauna e agricoltura: un quadro preoccupante

Secondo i dati diffusi da Ispra, negli ultimi 26 anni l'Italia ha perso il 33% della sua avifauna agricola

Il rapporto aggiornato al 2025 sugli uccelli comuni che vivono negli ambienti agricoli italiani, realizzato dal Ministero dell'Ambiente e della Sovranità Energetica e recentemente diffuso sul sito dell'Ispra, ha restituito un quadro molto chiaro, ma allo stesso tempo allarmante, sulla salute delle campagne del Paese. Lo studio, che si basa sul Farmland Bird Index (FBI), un indicatore scientifico che analizza l'andamento delle popolazioni di specie strettamente associate ai paesaggi rurali, permette di comprendere in modo sintetico come stanno cambiando gli ecosistemi agricoli e quanto le trasformazioni del territorio stiano influenzando la biodiversità.

I dati raccolti tra il 2000 e il 2025 mostrano un declino significativo delle specie osservate. In poco più di venticinque anni l'Italia ha perso circa un terzo degli uccelli tipici delle aree agricole. La situazione appare ancora più critica nelle zone di pianura, come la Pianura Padana, dove la riduzione raggiunge circa il 50%. Tra le cause principali vengono indicati l'agricoltura intensiva e la progressiva eliminazione di elementi naturali del paesaggio rurale, come siepi e filari. Su 28 specie monitorate, oltre il 70% registra un calo marcato: tra quelle più colpite figurano il torcicollo, il calandro e il saltimpalo, un tempo diffusi ma oggi sempre più rari.

Gli uccelli delle campagne funzionano come indicatori ambientali e la loro diminuzione riflette la riduzione della biodiversità e delle risorse alimentari, in particolare degli insetti di cui si nutrono. Un declino che rappresenta un segnale importante sullo stato degli ecosistemi agricoli e che evidenzia come la principale fonte di criticità per le popolazioni di avifauna non sia certo la pratica venatoria, dal momento che la quasi totalità delle specie prese in considerazione non risulta tra quelle cacciabili. La svolta potrebbe arrivare dalla capacità di promuovere, nei prossimi anni, un modello agricolo capace di coniugare produttività e tutela della biodiversità, condizione essenziale per garantire la stabilità futura degli ecosistemi e dei sistemi alimentari.


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