Il Regolamento europeo impone il ripristino di almeno il 20% degli ecosistemi naturali entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi che necessitano di intervento entro il 2050
Il Regolamento europeo impone il ripristino di almeno il 20% degli ecosistemi naturali entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi che necessitano di intervento entro il 2050 - © Ivar Leidus
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di Redazione

Piano di Ripristino della Natura, Federcaccia presenta le osservazioni

L'Ufficio studi e ricerche di Federcaccia ha formalizzato le proprie considerazioni in merito alla bozza del Piano nazionale per il ripristino della natura

Secondo la principale associazione venatoria italiana, la bozza del Piano Nazionale per il Ripristino della Natura attualmente in discussione non risponderebbe pienamente agli obiettivi fissati dal Regolamento europeo e presenterebbe diverse criticità, a partire dal mancato coinvolgimento dei principali portatori di interesse nella fase di elaborazione. Tra le varie contestazioni mosse da Federcaccia, particolare attenzione è stata indirizzata verso la scelta di concentrare gli interventi prevalentemente nelle aree protette e nei siti della Rete Natura 2000, lasciando in secondo piano contesti ambientali particolarmente bisognosi di interventi di recupero, come molti territori agricoli.

Per questo Federcaccia ha partecipato alla consultazione pubblica sul Piano e ha presentato formalmente le proprie osservazioni al documento. Il lavoro, sviluppato con il contributo di esperti interni ed esterni alla Federazione, individua una serie di misure concrete per il miglioramento degli habitat agricoli, forestali e delle acque interne, privilegiando interventi più efficienti per il ripristino degli habitat faunistici e quelli realmente realizzabili anche sotto il profilo economico. Tra le azioni proposte figurano la realizzazione di strisce fiorite, siepi, fasce tampone, interventi sui prati permanenti e sulla gestione degli ecosistemi fluviali e molto altro.

Nella proposta è stato inoltre segnalato l'interesse e il ruolo potenziale del mondo venatorio e la possibilità di tenere in considerazione ai fini del piano le attività di miglioramento ambientale portare avanti da Atc e Cac, stimabili in diverse decine di milioni l'anno. Nel comunicare quanto fatto l'associazione ha poi ribadito di continuare a ritenere fondamentale che i principali portatori di interesse, al di là dei passaggi formali, siano concretamente coinvolti e ha rinnovato l'invito al Ministero affinché si adoperi in tal senso.


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