
di Matteo Brogi
Zambia, al via la seconda fase di "Operation: Return of the Wild"
Shepherds of Wildlife avvia la seconda fase di "Operation: Return of the Wild, un documentario per raccontare una conservazione fondata su scienza, comunità locali e uso sostenibile
È entrata nella seconda fase Operation: Return of the Wild, il progetto promosso dall'organizzazione statunitense Shepherds of Wildlife per il ripristino della fauna selvatica nella Lower Luano Game Management Area, in Zambia. Dopo aver raccolto i fondi necessari per la traslocazione di 50 bufali cafri (Cape buffalo) e 50 antilopi puku, l'organizzazione ha avviato una nuova campagna di raccolta fondi destinata a documentare l'intero intervento attraverso un film documentario.

L'operazione nasce dalla collaborazione con il Department of National Parks and Wildlife (DNPW) dello Zambia, il Regno di Shikabeta e Makasa Safaris. L'obiettivo è reintrodurre specie scomparse localmente a causa del bracconaggio alimentare (bushmeat), favorendo il recupero dell'ecosistema e creando le condizioni per un futuro sviluppo economico delle comunità rurali attraverso la gestione della fauna.
Un documentario per raccontare la conservazione
La seconda fase del progetto non finanzia nuove traslocazioni, ma la realizzazione del documentario Killing the Shepherd: Return of the Wild, che seguirà tutte le fasi dell'intervento sul campo. La troupe documenterà la cattura degli animali, il loro trasferimento, il rilascio nelle nuove aree e raccoglierà le testimonianze di ranger, autorità tradizionali, tecnici e abitanti locali.
L'obiettivo dichiarato è mostrare come la conservazione possa produrre benefici concreti sia per la biodiversità sia per le popolazioni che vivono quotidianamente accanto alla fauna selvatica.
Cosa è Shepherds of Wildlife
Shepherds of Wildlife è un'organizzazione fondata dal giornalista e documentarista americano Tom Opre, impegnata nella divulgazione di un modello di conservazione fondato sulla responsabilità umana e sulla gestione attiva delle risorse naturali.
Attraverso documentari, libri e campagne informative, l'organizzazione promuove una visione della conservazione basata su alcuni principi fondamentali:
- gestione della fauna fondata su evidenze scientifiche;
- uso sostenibile delle risorse naturali rinnovabili;
- responsabilità dell'uomo nella custodia del patrimonio naturale (stewardship);
- coinvolgimento delle comunità locali nella tutela e nella valorizzazione della biodiversità.
Una filosofia che si discosta sia dall'approccio puramente preservazionista sia da una visione esclusivamente economica della fauna, proponendo invece un modello in cui conservazione e sviluppo delle popolazioni rurali procedono insieme.
La caccia come strumento
Tom Opre è un giornalista, documentarista e divulgatore statunitense. Cacciatore fin da giovane, ha scoperto l'Africa seguendo il padre, organizzatore di safari, un'esperienza che ha profondamente influenzato la sua visione della conservazione. Da allora ha dedicato gran parte della propria attività alla realizzazione di documentari e progetti editoriali dedicati alla tutela della fauna e al ruolo delle comunità rurali nella gestione del patrimonio naturale.

Questa impostazione emerge chiaramente anche dalla posizione espressa da Shepherds of Wildlife riguardo alla caccia: «Hunting is one tool within that system, but not the mission. Our focus is broader: restoring the definition, understanding and public legitimacy of conservation itself». Tradotto: «La caccia è uno degli strumenti di questo sistema, ma non rappresenta la nostra missione. Il nostro obiettivo è più ampio: ristabilire il significato, la comprensione e la legittimità pubblica della conservazione stessa».
Alla base del ragionamento vi è una precisa sequenza logica. La fauna selvatica deve innanzitutto rappresentare un valore per le persone che vivono sul territorio. Se possiede un valore ecologico, culturale ed economico, esiste un interesse concreto a conservarla. La conservazione, però, richiede una gestione attiva, fondata sulla scienza, sulla responsabilità e sul coinvolgimento delle comunità locali. In questo contesto, la caccia sostenibile non costituisce il fine del sistema, ma uno dei possibili strumenti di gestione, accanto al turismo naturalistico, alla ricerca scientifica, al controllo del bracconaggio e ad altre forme di utilizzo sostenibile delle risorse naturali.
La raccolta fondi per la seconda fase di Operation: Return of the Wild è attualmente aperta attraverso il sito dell'organizzazione.
Se sei interessato alla caccia sostenibile e alla conservazione dell'ambiente e della fauna selvatica, segui la pagina Facebook e l'account Instagram di Hunting Log, la rivista del cacciatore responsabile.



