La sentenza assume un rilievo che va ben oltre la singola stagione venatoria e la realtà regionale
La sentenza assume un rilievo che va ben oltre la singola stagione venatoria e la realtà regionale - © Thomas Fuhrmann
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di Redazione

Il Consiglio di Stato promuove il calendario delle Marche

La sentenza della Sesta Sezione riconosce la legittimità del calendario venatorio 2025/2026 e rafforza la difesa dei provvedimenti regionali anche nei contenziosi ancora aperti

Il Consiglio di Stato dà ragione alla Regione Marche e riconosce la legittimità del calendario venatorio 2025/2026. La decisione, emessa dalla Sesta Sezione in sede giurisdizionale dopo la camera di consiglio del 2 luglio e pubblicata oggi 24 agosto, arriva al termine del contenzioso che aveva coinvolto il provvedimento regionale e le associazioni ambientaliste che ne avevano contestato i contenuti. Nel giudizio è intervenuta Federcaccia, rappresentata dall'avvocato Alberto Maria Bruni, a sostegno della posizione della Regione.

La sentenza assume un rilievo che va oltre la singola stagione venatoria. La pronuncia dei massimi giudici amministrativi contiene infatti importanti affermazioni giuridiche a sostegno dell'operato della Regione Marche, in un momento nel quale calendari venatori e provvedimenti regionali continuano a essere oggetto di numerosi ricorsi, nonostante le modifiche normative per disinnescarne l'efficacia. Proprio per questo, il pronunciamento del Consiglio di Stato potrebbe rappresentare un precedente significativo nella costruzione delle difese giuridiche dei calendari.

Per il presidente nazionale di Federcaccia, Massimo Buconi, si tratta di un importante riconoscimento del lavoro svolto sul piano legale. La soddisfazione dell'associazione riguarda in particolare l'accoglimento delle argomentazioni presentate nel giudizio e il lavoro dell'Ufficio Studi Giuridici, impegnato nel confronto sui numerosi contenziosi che interessano il settore venatorio. Una sentenza che, dopo il via libera ottenuto sul calendario delle Marche, potrebbe dunque avere un peso anche nel dibattito nazionale sul rapporto tra provvedimenti regionali, pareri tecnici e ricorsi contro la programmazione della stagione di caccia.


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