
di Redazione
Caccia e declino degli uccelli, cosa dice il nuovo studio europeo
Una ricerca pubblicata su Global Ecology and Conservation analizza il rapporto tra cacciabilità, prelievi e andamento delle popolazioni di avifauna in nove paesi europei
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Global Ecology and Conservation riporta l'attenzione sul rapporto tra attività venatoria e andamento delle popolazioni di uccelli in Europa. La ricerca ha analizzato le tendenze di 256 specie in nove paesi europei, mettendole in relazione con la possibilità di essere legalmente cacciate e, per un gruppo più ristretto di specie e Paesi, con i livelli di prelievo. Il risultato principale è che non è stata rilevata un'associazione statisticamente significativa tra la cacciabilità legale di una specie e la probabilità che la sua popolazione sia in declino. Un'analoga assenza di correlazione è emersa nell'analisi dei livelli di prelievo utilizzati come indicatore dell'interesse venatorio.
Lo studio, che è stato rilanciato in Italia dall'Ufficio studi e ricerche faunistiche e agro-ambientali di Federcaccia, ha preso in considerazione anche altri fattori ecologici e gestionali, evidenziando associazioni più marcate con alcune caratteristiche delle specie e degli ambienti frequentati. In particolare, le specie nidificanti a terra hanno mostrato una maggiore probabilità di declino, mentre tra gli elementi considerati dagli autori rientrano anche il legame con gli habitat agricoli e l'intensità delle pratiche agricole. Per le specie sottoposte a protezione particolare ai sensi dell'Allegato I della Direttiva Uccelli è stata inoltre osservata una minore probabilità di declino. Gli autori richiamano poi il possibile ruolo della gestione attiva degli habitat e del controllo dei predatori, pratiche che possono accompagnare la gestione di diverse specie cacciabili.
Il risultato va però letto nel perimetro definito dalla ricerca. Gli stessi autori hanno precisato infatti che sapere se una specie è cacciabile o conoscere il livello complessivo dei prelievi non consente di descrivere la pressione venatoria esercitata a livello locale, né le differenze nelle condizioni degli habitat o nelle strategie di gestione. Lo studio, quindi, non esclude un possibile effetto della caccia su singole popolazioni o in specifici contesti, ma indica che cacciabilità e livelli di prelievo, considerati su scala europea, non spiegano da soli le variazioni osservate nelle popolazioni di uccelli. La ricerca suggerisce così di considerare un quadro più ampio di fattori ambientali, ecologici e gestionali per interpretare le dinamiche dell'avifauna europea.
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