
di Redazione
Toscana, AB contesta i limiti per le aziende venatorie
L'associazione venatoria di Coldiretti ha diffidato il Consiglio regionale chiedendo di rivedere le disposizioni sui comprensori e sul calcolo delle superfici destinate agli istituti faunistici privati
È scontro sulle nuove disposizioni contenute nel Piano Faunistico Venatorio Regionale della Toscana (PFVR). AB Agrivenatoria Biodiversitalia, l'associazione venatoria di Coldiretti nata per tutelare gli istituti privati, ha infatti notificato al Consiglio regionale una formale diffida, contestando alcune previsioni del PFVR relative alle Aziende Faunistico Venatorie (AFV) e alle Aziende Agrituristico Venatorie (AATV). Secondo l'associazione, il Piano avrebbe introdotto un criterio legato alla suddivisione del territorio in "comprensori" che finirebbe per imporre limiti ulteriori rispetto a quelli previsti dalla normativa nazionale e regionale.
Il passaggio centrale della controversia riguarda in particolare le modalità con cui viene determinata la superficie destinabile agli istituti faunistici privati. Nel caso delle province articolate in due comprensori, il PFVR prevede che, una volta superata complessivamente la soglia del 10% di superficie occupata dagli istituti privati, il limite massimo del 15% venga verificato anche a livello del singolo comprensorio. È proprio questo passaggio a essere contestato da AB, che richiama invece l'articolo 16 della legge 157/1992 e l'articolo 6 della legge regionale 3/1994: entrambe le disposizioni individuano infatti il limite del 15% facendo riferimento, rispettivamente, al territorio agro-silvo-pastorale regionale e provinciale, senza introdurre il parametro del comprensorio. Secondo l'associazione, un atto di pianificazione amministrativa non potrebbe quindi introdurre una restrizione non prevista dalle norme di rango superiore.
Con la diffida, AB ha chiesto al Consiglio regionale di intervenire in autotutela, eliminando dal Piano i riferimenti al comprensorio come criterio per il calcolo delle superfici concedibili alle AFV e alle AATV e ripristinando il solo limite previsto dalla legislazione vigente, pari al 15% della superficie agro-silvo-pastorale provinciale. L'associazione sottolinea come la questione abbia ricadute dirette sulla possibilità per gli istituti faunistici privati di programmare le proprie attività e investire sul territorio. La richiesta dei "riservisti" è dunque quella di ricondurre le disposizioni del Piano entro il quadro fissato dalle norme nazionale e regionale, evitando che il documento introduca vincoli ritenuti più restrittivi rispetto a quelli stabiliti dal legislatore.
Se sei interessato alla caccia sostenibile e alla conservazione dell'ambiente e della fauna selvatica, segui la pagina Facebook e l'account Instagram di Hunting Log, la rivista del cacciatore responsabile.



