
di Redazione
Abruzzo, emergenza cervi: le leggi ci sono, la politica non ancora
La gestione del cervo non è un'emergenza imprevedibile, ma una responsabilità politica rimandata: dati, piani e leggi esistono già, ciò che manca è il coraggio di applicarli ora, prima che il costo dell'inazione diventi irreversibile
di Franco Recchia*
In Abruzzo, in particolare nella provincia dell'Aquila, oltre il 60% dei danni all'agricoltura è ormai attribuibile alla presenza del cervo. Parallelamente, è in costante aumento il numero degli incidenti stradali causati dall'attraversamento degli ungulati, con gravi rischi per l'incolumità delle persone.
Nel 2020, a distanza di circa 25 anni dall'ultimo aggiornamento, il Consiglio regionale ha approvato il nuovo Piano faunistico venatorio regionale, redatto dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Il documento individua con chiarezza le misure necessarie per una corretta gestione del cervo, supportata da dati scientifici ampiamente sufficienti a giustificare un prelievo sostenibile della specie.
Cervo, una specie cacciabile. Anche in Abruzzo
La legge nazionale 157/1992 inserisce infatti il cervo tra le specie cacciabili, al pari di lepre e fa-giano. In Abruzzo le attività di monitoraggio sono condotte da diversi anni consecutivi e i dati raccolti evidenziano una densità di gran lunga superiore agli obiettivi fissati dalle linee guida ISPRA: 2 capi ogni 100 ettari. La Regione presenta oggi alcune delle densità più elevate d'Italia.
Secondo le stesse linee guida, il prelievo selettivo dei maschi dovrebbe iniziare già dal mese di agosto, mentre da gennaio sarebbe previsto il prelievo di tutte le classi di sesso ed età. Tuttavia, nonostante sia stato effettuato anche il conteggio per il 2025, a oggi non vi è alcuna comunicazione ufficiale sull'apertura della caccia al cervo. Non risulta nemmeno convocata la Consulta regionale della caccia, chiamata a esprimere il parere sul calendario venatorio, atto indispensabile per l'avvio delle operazioni. Senza l'inizio dell'attività venatoria non è possibile neanche adottare eventi emergenziali come l'attività di controllo ai sensi dell'art. 19 della legge 157/92. Le linee guida ISPRA citate sono abbastanza esplicite, il controllo è un'azione che consente – attraverso la manipolazione di alcuni parametri demografici – di agire nel breve termine sulle popolazioni, riducendole al fine di limitare gli elementi di conflitto con le attività umane.
I tempi sono ormai stretti: senza l'approvazione del calendario nei primi di gennaio, gli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) non potranno organizzare i prelievi. In province limitrofe, come Rieti, il prelievo è già iniziato, mentre in Abruzzo la situazione viene definita da più parti non più sostenibile. Gli agricoltori e diversi sindaci della Valle Peligna e Subequana denunciano una condizione di forte esasperazione e hanno inviato una petizione all'assessore regionale all'Agricoltura, Emanuele Imprudente, affinché si attivi per far partire la caccia di selezione al cervo entro il mese di gennaio.
Gestione faunistica, ambiente e sostenibilità alimentare
Negli ultimi decenni è cresciuta la sensibilità verso il benessere animale, l'impatto ambientale delle produzioni e i cambiamenti climatici. Parallelamente, si è diffusa la convinzione che un'alimentazione etica e consapevole possa contribuire in modo significativo a un cambiamento positivo. In questo contesto, la carne di selvaggina, e in particolare quella di cervo, presenta caratteristiche nutrizionali di alto valore biologico: elevato contenuto di aminoacidi essenziali, basso tenore di grassi e un rapporto equilibrato tra acidi grassi omega-6 e omega-3. Studi scientifici indicano che un rapporto ω6/ω3 inferiore a 4 è nutrizionalmente ottimale (Collomb et al., 2004), valore ampiamente rispettato dalla carne di ungulati selvatici.

La carne di ruminanti allevati al pascolo, o selvatici, è inoltre ricca di acido linoleico coniugato (CLA), associato a proprietà antitumorali, antitrombotiche e immunomodulatorie. Un'alimentazione basata esclusivamente sul pascolo incrementa in modo significativo il contenuto di CLA nei tessuti, grazie all'elevata presenza di acidi grassi polinsaturi dell'erba. In Inghilterra il vuoto lasciato dal veganismo potrebbe addirittura essere riempito dalla passione per le carni di cervo o fagiano, particolarmente amate dai giovani inglesi.
Benessere animale e impatto ambientale
Un animale è considerato in buono stato di benessere quando è in salute, nutrito adeguatamente, al sicuro e in grado di esprimere il proprio comportamento naturale, senza soffrire stress, paura o do-lore. La normativa europea (Direttiva 98/58/CE) stabilisce criteri minimi di spazio (per esempio, maiale in allevamento 1 mq, allevamento biologico 2,7 mq, scrofa con piccoli 4 mq) e condizioni negli allevamenti, ma resta il fatto che tutti gli animali allevati (intensivi o biologici) vengono trasportati e macellati in strutture autorizzate, spesso dopo lunghi spostamenti. Gli allevamenti intensivi, inoltre, hanno un impatto ambientale rilevante: sono responsabili di circa il 18% delle emissioni globali di gas serra, più del settore dei trasporti, e utilizzano oltre l'8% delle risorse idriche destinate all'uso umano (Steinfeld et al., 2006).
Nel caso della caccia di selezione, il prelievo avviene con modalità mirate e immediate: l'animale non percepisce la presenza del cacciatore e la morte è istantanea, senza stress prolungato. Uno studio pubblicato sul Journal of Cleaner Production (2020) dimostra che la carne di cervo ottenuta tramite caccia di selezione produce meno Kg CO₂ equivalente rispetto a molte carni di allevamento: 3,5 kg CO₂ eq per il cervo, contro 3,9 del pollo, 5,3 del maiale e 25,7 dei bovini.
Una risorsa da valorizzare
La selvaggina rappresenta una risorsa ancora poco valorizzata dal punto di vista qualitativo. Per secoli è stata la carne per eccellenza: sana, nutriente e priva di eccessi lipidici. Oggi può essere considerata una delle carni del futuro, a patto che venga inserita in un sistema di controllo e gestione sostenibile.
La selvaggina nasce libera, vive libera, esprime comportamenti naturali e muore libera. Un prelievo mirato e scientificamente regolato garantisce al contempo il benessere animale, la tutela degli ecosistemi e una produzione etica, locale e a basso impatto ambientale. Nonostante ciò, l'Italia continua a importare carne di selvaggina dall'estero, mentre Paesi confinanti hanno già sviluppato filiere strutturate. Il Piano faunistico venatorio abruzzese evidenzia inoltre come l'eccessiva densità di cervi possa compromettere la sopravvivenza di specie vulnerabili, come il camoscio appenninico, aumentando la competizione per le risorse e la mortalità giovanile. La gestione attiva delle popolazioni di cervi non è dunque solo una necessità economica e di sicurezza, ma anche uno strumento fondamentale per la tutela della biodiversità e per la promozione di un modello alimentare realmente sostenibile.
Scienza contro emotività
Nel 2024 anche autorevoli esponenti del mondo scientifico hanno sottoscritto un manifesto a sostegno di una gestione responsabile e basata su evidenze scientifiche delle popolazioni di cervo, in linea con quanto sopra esposto. Tra i firmatari figurano Stefano Mattioli, membro del Deer Specialist Group dell'IUCN; Mauro Ferri, medico veterinario e faunista; Roberto Viganò dello Studio Associato AlpVet; Piergiuseppe Meneguz, professore associato dell'Università di Torino; Sandro Lovari, professore emerito presso il Museo di storia naturale della Maremma ed ex professore ordinario di Etologia e professore senior di Biologia della conservazione all'Università di Siena; Marco Apollonio, professore ordinario all'Università di Sassari.
Non può essere il consenso emotivo, espresso attraverso appelli sottoscritti da decine di migliaia di cittadini privi di competenze scientifiche specifiche, a orientare le scelte di gestione faunistica. In Abruzzo, Regione che conta oltre un milione di abitanti, le decisioni politiche dovrebbero basarsi su dati oggettivi e valutazioni tecniche, soprattutto in un contesto in cui gli agricoltori sono allo stremo, gli incidenti stradali sono in aumento e vi è il concreto rischio di compromettere anche la conservazione di specie simbolo del territorio, come il camoscio appenninico e l'orso bruno marsicano.
* Franco Recchia è biologo laureato presso l'Università degli Studi dell'Aquila e abilitato alla professione. Vanta una lunga carriera nella gestione ambientale e faunistica, con ruoli di responsabilità presso la Regione Abruzzo e la Provincia di Pescara. Esperto in conservazione della fauna, biomonitoraggio e gestione degli ungulati, ha collaborato con progetti LIFE e Agenda 21. Ha collaborato con ISPRA, tra l'altro per la stesura del Piano faunistico venatorio abruzzese, IZS di Teramo e Parco Regionale Sirente Velino su studi ornitologici e faunistici. Docente e relatore in numerosi convegni e corsi specialistici, è riconosciuto per la sua competenza nel wildlife management e nella ricerca applicata alla biodiversità.
Se sei interessato alla caccia sostenibile e alla conservazione dell'ambiente e della fauna selvatica, segui la pagina Facebook e l'account Instagram di Hunting Log, la rivista del cacciatore responsabile.



