
di Matteo Brogi
Beretta: cinque secoli da raccontare
Dalla Val Trompia al mondo: cinque secoli di impresa raccontano un'azienda che continua a innovare restando fedele alla propria identità
Cinque secoli di storia non si celebrano soltanto con lo sguardo al passato ma si misurano nella capacità di trasformare un'eredità in progetto industriale capace di evolvere costantemente. È questo, in fondo, il significato più autentico dell'evento con cui l'azienda gardonese ha riunito 140 tra giornalisti e influencer provenienti da 20 Paesi per quattro giornate tra conferenze stampa, visite in fabbrica, momenti conviviali e prove di tiro, nel quadro delle celebrazioni per il cinquecentesimo anniversario della prima fornitura documentata di canne d'archibugio all'Arsenale di Venezia, datata 1526.

L'impressione più netta che si ricava da questa esperienza è che Beretta abbia voluto raccontarsi non come un marchio semplicemente antico, ma come un gruppo che ha saputo attraversare i secoli senza smettere di evolversi. Dalla bottega armiera della Val Trompia a una presenza internazionale articolata, la continuità non è stata presentata come il risultato della capacità – rara - di tenere insieme famiglia, territorio, innovazione e mercato.
Cinque secoli di famiglia, impresa e territorio
Il tema della continuità familiare è emerso con particolare forza nell'intervento di Pietro Gussalli Beretta, presidente e amministratore delegato di Beretta Holding, che ha insistito su un punto essenziale: quello di Beretta non è soltanto l'anniversario di un'azienda, ma prima ancora di una famiglia rimasta legata al proprio territorio d'origine. Un elemento non secondario, perché in un'epoca di multinazionali sempre più sradicate la permanenza della famiglia in Val Trompia rappresenta uno dei tratti identitari più riconoscibili del gruppo.

Questa continuità, tuttavia, non coincide con immobilità. Pietro Gussalli Beretta ha ricordato come la nascita di Beretta Holding, negli anni Novanta, abbia risposto proprio alla necessità di costruire un gruppo più internazionale, più diversificato e più presente direttamente nei mercati chiave attraverso alcuni dei marchi più prestigiosi del comparto. Da allora la crescita è passata in larga misura attraverso una politica di acquisizioni: oltre venti operazioni, soprattutto in Europa e in Nord America, hanno consentito al gruppo di ampliare in modo decisivo la propria presenza e di offrire a cacciatori, tiratori sportivi, forze dell'ordine e professionisti della difesa una gamma sempre più completa di prodotti e servizi.

I numeri aiutano a comprendere la portata di questa trasformazione. Beretta Holding è passata da 202 milioni di euro di fatturato nel 1995 a 1,76 miliardi nel 2024, mentre l'EBITDA è cresciuto da 39 a 253 milioni di euro. Una traiettoria che, nelle parole di Pietro, è il frutto di una strategia di espansione precisa e coerente, fondata su una visione industriale di lungo periodo e su quattro pilastri: produzione, distribuzione, servizi ed esperienze.
L'obiettivo dichiarato, che non manca di ambizione, è di costruire per il cliente finale - che sia cacciatore, sportivo o operatore professionale - il portafoglio più ampio e autorevole possibile lungo tutto l'ecosistema di riferimento, dalle armi da fuoco alle munizioni, dalle ottiche all'abbigliamento, fino agli accessori, facendo leva sulle sinergie interne di un gruppo diversificato. In questa prospettiva, Beretta Holding continuerà a seguire la stessa linea strategica degli ultimi anni, valutando nuove acquisizioni nei principali mercati mondiali, con un focus particolare su Nord America, che vale circa il 40% del fatturato, ed Europa, che ne vale circa il 50%, senza trascurare le opportunità nel resto del mondo.

In questo quadro si inserisce anche il riferimento, solo accennato durante l'evento, al dossier Ruger, che merita un approfondimento separato (v. box sottostante). Più in generale, il messaggio lanciato da Pietro Gussalli Beretta è stato quello di una famiglia che si percepisce come custode, ma anche come interprete attiva di una storia chiamata a misurarsi con il futuro.
Tra quindicesima e sedicesima generazione
Se Pietro ha delineato il quadro strategico e internazionale della holding, Franco Gussalli Beretta, presidente e amministratore delegato di Fabbrica d'Armi Pietro Beretta, ha riportato il discorso al senso più profondo di questo anniversario. Celebrare i 500 anni, ha spiegato, non significa rivendicare un traguardo, ma assumersi una responsabilità verso la valle, verso le persone che hanno costruito questa storia e verso chi dovrà continuarla.

Nel suo intervento ha ripercorso alcuni snodi fondamentali della vicenda industriale: dalla qualità delle canne già riconosciuta nel Cinquecento, alla vocazione internazionale sviluppata nell'Ottocento, fino al salto verso l'industria moderna con brevetti, produzione in serie e grandi commesse militari. Una traiettoria culminata in momenti simbolici come l'adozione della 92 M9 da parte dell'esercito americano nel 1985, tappa decisiva nella proiezione globale del marchio.

Ma il punto più interessante del ragionamento di Franco è un altro: oggi Beretta non può più essere letta soltanto come produttore di armi. È un brand internazionale che opera nel mondo venatorio, sportivo, difensivo, dell'abbigliamento e degli accessori, mantenendo però intatto il proprio DNA fatto di ingegneria, manifattura e artigianalità.
In questo passaggio tra memoria e innovazione trova posto la sedicesima generazione della famiglia, rappresentata da Carlo Gussalli Beretta, oggi attivo su fronti chiave come sviluppo digitale, business development e PB Selection. Il suo intervento ha avuto un taglio più culturale che tecnico, ma proprio per questo particolarmente indicativo. Carlo ha insistito sul tema delle persone come vero capitale dell'azienda, sulla necessità di investire nel benessere dei dipendenti, nell'employer branding e nella capacità di accompagnare il cambiamento, soprattutto in una fase in cui l'intelligenza artificiale e la digitalizzazione impongono un'evoluzione profonda dei modelli organizzativi.

Ne emerge così con chiarezza il ruolo della quindicesima generazione - Pietro e Franco - e della sedicesima - Carlo - nel governo di un gruppo che non si limita a custodire una tradizione, ma cerca di reinterpretarla in forme nuove. È probabilmente qui una delle chiavi della longevità di Beretta: nella capacità di tenere insieme il passaggio generazionale e il rinnovamento strategico senza rotture identitarie.
Fabbrica d'Armi: record, sviluppo e centralità del cliente
Il racconto della famiglia è stato affiancato da quello del management, chiamato a tradurre la visione in risultati industriali concreti. Il quadro industriale è stato tracciato da Carlo Ferlito, amministratore delegato e general manager di Fabbrica d'Armi Pietro Beretta, che ha evidenziato la capacità dell'azienda di crescere anche in un contesto complesso. Il 2025 si è chiuso con un risultato record di circa 330 milioni di euro, superando il budget e confermando la solidità del percorso. Un risultato accompagnato da un'intensa attività di sviluppo: nuove piattaforme, evoluzioni di gamma e progetti strategici hanno portato l'azienda a livelli operativi tra i più alti degli ultimi anni.

Il business civile ha registrato performance superiori alle attese, trainato dai mercati europei e dai segmenti premium e del tiro sportivo. Guardando al 2026, tra le incognite del contesto globale, l'obiettivo è quello di consolidare la leadership attraverso innovazione, qualità e rapidità di esecuzione, facendo leva sulla forza delle persone e su una cultura aziendale orientata al miglioramento continuo e alla vicinanza al cliente finale.

Una linea ripresa anche da Daniela Piva, vice presidente Business commercial market, che ha illustrato il ruolo del mercato commerciale all'interno della strategia complessiva di Fabbrica d'Armi. La diffusione geografica, la presenza capillare, la forza nei segmenti del semiautomatico e del sovrapposto, la crescente attenzione alla canna rigata e al comparto tactical delineano il profilo di un'azienda molto consapevole dei propri punti di forza ma altrettanto attenta ai margini di crescita. Da questo punto di vista, la digitalizzazione viene letta anche come strumento per mettere il cliente sempre più al centro, facilitandone l'accesso al mondo Beretta e rendendo più fluida l'esperienza con il marchio.
Innovazione strutturata, non improvvisata
Molto interessante è stata anche la riflessione di Marco Bassolo, vicepresidente firearms technologies e R&D, che ha definito con chiarezza l'approccio dell'azienda allo sviluppo prodotto. L'innovazione, in Beretta, non è intesa come esercizio episodico, ma come processo strutturato finalizzato a costruire vantaggi competitivi di lungo periodo. Le leve sono tre: persone, selezionate per passione, curiosità e apertura mentale; strumenti avanzati, dalla simulazione alla prototipazione; e una cultura orientata a coniugare performance, time to market e costi.

Nel 2025 sono stati lanciati 22 nuovi prodotti, ma il dato quantitativo conta meno del quadro generale: l'innovazione deve sempre dialogare con la tradizione, senza esserne prigioniera. Anche per questo Beretta si è dotata di strumenti come l'Innovation Board e il BRAIN – Beretta Research and Innovation Center, che favoriscono il confronto con startup, università e competenze esterne.
Il tema del controllo e della qualità è stato ulteriormente approfondito da Davide Preziuso, vicepresidente brand quality, che ha illustrato un approccio fortemente fondato sui dati, sulla standardizzazione dei processi e sul coinvolgimento dei fornitori. L'uso della tomografia computerizzata applicata ai componenti, ancora raro nel settore, è apparso uno degli esempi più eloquenti di come Beretta stia cercando di rendere la qualità sempre più scientifica, misurabile e condivisa all'interno del gruppo.

A completare il quadro produttivo, Enrico Ravagnani, vicepresidente Firearms Manufacturing, ha richiamato il duplice approccio che guida oggi Beretta: innovazione e tradizione, "Beretta 1 e Beretta 2", chiamate a convivere in un contesto sempre più complesso. La sfida principale è la flessibilità, intesa come capacità di adattare rapidamente i sistemi produttivi alla domanda. In questa direzione vanno gli investimenti nei flexible manufacturing systems e in programmi che puntano a un miglioramento continuo dei processi lungo tutta la catena produttiva.
La fabbrica: automatizzazione, flessibilità e cultura del miglioramento
La visita allo stabilimento ha dato sostanza a molti dei concetti espressi dalla direzione. Il livello di automazione dei processi è elevatissimo, ma l'automazione qui non viene raccontata come semplice sostituzione del lavoro umano: serve piuttosto ad aumentare il controllo, la ripetibilità e quindi la qualità del prodotto. I controlli dimensionali accompagnano ogni fase della produzione; a ogni centro produttivo corrisponde di fatto un centro di verifica; il sistema è pensato per mantenere insieme precisione estrema e massima flessibilità.

Si incontrano così isole di produzione dedicate alle diverse fasi manifatturiere, sistemi di predictive maintenance, l'approccio Kaizen per il miglioramento continuo e una generale attenzione al Lean manufacturing. Colpisce anche la cura dell'ambiente di lavoro: negli spazi interni compaiono aiuole e angoli verdi, segno tangibile di un'idea di impresa che lega produttività e qualità del contesto umano.

Il cuore tecnico rimane quello delle canne, asse identitario di Beretta. Da lavorazione manuale a processo industriale avanzato, la canna continua a essere il componente in cui si concentrano precisione, durata e performance. Otto martellatrici, trattamenti di distensione sotto vuoto, controlli individuali sulla rugosità e sulle tolleranze, diciassette passaggi produttivi dal tubo al collaudo: tutto concorre a spiegare perché questa competenza continui a essere uno dei principali value driver.
Sport e artigianalità
La visita all'Olympic Bridge e alla Hall of Fame ha ribadito quanto il tiro sportivo rappresenti per Beretta molto più di una vetrina. Dal primo oro di Melbourne 1956 alle 73 medaglie complessive, fino al dominio di Parigi 2024, dove gli atleti con fucili Beretta hanno conquistato 14 medaglie su 15, il palcoscenico olimpico è anche un banco di prova per nuove soluzioni tecniche e per l'evoluzione delle piattaforme.

Accanto a questa dimensione altamente tecnologica sopravvive la componente più nobile dell'artigianalità. Nel reparto premium assembly, nella lavorazione dei legni, nelle incisioni e nella realizzazione di valigette di lusso, Beretta mostra di voler custodire e rilanciare saperi che richiedono anni di apprendistato e che non possono essere replicati industrialmente in modo impersonale. È il caso della PB Selection, della personalizzazione estrema, dei pezzi unici e delle edizioni celebrative, ma anche della scuola interna che forma incisori e calcisti.

Prodotti celebrativi e sguardo al mercato
L'ultima giornata, a Concaverde, ha permesso di toccare con mano l'altro grande asse della celebrazione: il prodotto. Da una parte i one-off, veri esercizi di eccellenza tecnica e stilistica che nel corso dell'anno saranno lanciati nei diversi segmenti; dall'altra le limited edition, pensate per segnare in modo riconoscibile e più diffuso l'anno del cinquecentenario.

Nel comparto hunting e competition il discorso ruota attorno ad alcuni cardini distintivi: la tecnologia delle canne Steelium, l'evoluzione dei sistemi a recupero di gas, la gestione del rinculo, la modularità delle piattaforme e il crescente grado di personalizzazione disponibile per il cliente. Le nuove declinazioni delle gamme A400, 686, 687, BRX1 e delle piattaforme da competizione mostrano una strategia coerente: affinare, specializzare, segmentare senza disperdere l'identità del marchio.

Anche sul fronte tactical e law enforcement emergono linee di sviluppo precise, come confermato dalla nuova attenzione a materiali, dimensioni, configurazioni e finiture. Parallelamente, l'abbigliamento celebra l'anniversario con capsule collection e partnership di forte visibilità, ulteriore segno di una concezione del brand che va ormai ben oltre il solo prodotto armiero.
Un gruppo leader anche nel modo di fare impresa
A rendere particolarmente interessante il quadro emerso durante l'evento non sono soltanto la solidità dei numeri o il fascino della storia, ma il modo in cui l'azienda cerca oggi di interpretare la propria leadership. Da più interventi è emersa una cultura d'impresa che mette insieme sostenibilità ambientale, qualità del lavoro, formazione, attenzione alle persone e responsabilità verso il territorio.

Franco Gussalli Beretta ha ricordato come il rispetto per l'ambiente faccia parte della storia aziendale da molto prima che diventasse un'imposizione normativa e un tema di moda; Carlo ha riportato il discorso sul benessere e sulla crescita dei collaboratori; il management ha mostrato come standardizzazione, controllo, digitalizzazione e riduzione degli sprechi siano ormai parte integrante della competitività industriale. In questo senso, la leadership di Beretta appare oggi non solo di mercato, ma anche di metodo.
Il senso di un anniversario
Alla fine di queste quattro giornate, ciò che resta è l'idea di un gruppo che usa il proprio passato come leva per legittimare un progetto futuro. Beretta ha saputo crescere da impresa di territorio a player globale, allargando progressivamente il perimetro del proprio business e trasformandosi in un gruppo capace di presidiare, con marchi e competenze diverse, l'intero ecosistema di caccia, tiro, difesa, ottiche, munizioni, abbigliamento e accessori.

L'acquisizione di Ruag Ammotec nel 2022, ricordata da Pietro Gussalli Beretta come operazione trasformativa, ha segnato da questo punto di vista un passaggio decisivo: superare il miliardo e mezzo di fatturato e diventare l'unico player mondiale capace di contare su tre piattaforme complete e sinergiche - armi leggere, ottiche e munizioni - con alcuni dei marchi più prestigiosi al mondo. È un tassello che aiuta a capire perché la celebrazione dei 500 anni non guardi solo all'orgoglio identitario, ma anche alla volontà di rafforzare ulteriormente l'internazionalizzazione e la competitività del gruppo.
Senza indulgere in trionfalismi, Beretta ha dunque mostrato una realtà che continua a tenere salde le proprie radici bresciane mentre amplia il proprio raggio d'azione globale. Una realtà in cui la quindicesima e la sedicesima generazione Beretta condividono la convinzione che la tradizione ha valore solo se sa generare futuro.
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