Quando si parla di caccia, il confronto si polarizza spesso su due fronti: da una parte chi manifesta una supposta superiorità etica mettendo al centro l'animale; dall'altra chi liquida tutto come ideologia
Quando si parla di caccia, il confronto si polarizza spesso su due fronti: da una parte chi manifesta una supposta superiorità etica mettendo al centro l'animale; dall'altra chi liquida tutto come ideologia - © Andrea Dal Pian
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di Matteo Brogi

Caccia e ideologia: manca il dibattito sulla gestione

La caccia non si difende con le polemiche, ma con la qualità della gestione e dei comportamenti

Negli ultimi giorni si è acceso un confronto social molto vivace sulla caccia tra Roberto Burioni e Mario Tozzi, virologo il primo, divulgatore scientifico il secondo. Tozzi, definendo la caccia una «merda», scrive: «Gli animali sono individui, ciascuno diverso dagli altri, ciascuno prodotto di cultura di specie. Proprio come noi». A questa presa di posizione, Burioni risponde contestando un approccio non science-based: «I fanatici che mescolano scienza e ideologia già ci hanno rovinato nel 1987 con il nucleare…».

Al di là dei toni, questo scambio è interessante perché mostra perfettamente come il dibattito sulla caccia in Italia continui a muoversi su un piano sbagliato. La vera domanda, infatti, non è chi abbia ragione tra Burioni e Tozzi (che in aggiunta scrive che «Tutti i bracconieri sono cacciatori, non tutti i cacciatori sono bracconieri») ma se abbia senso parlare di caccia senza entrare nel merito della gestione del territorio e della conservazione.

Un dibattito che resta in superficie

Quando si parla di caccia, il confronto si polarizza spesso su due fronti: da una parte chi manifesta una supposta superiorità etica mettendo al centro l'animale; dall'altra chi liquida tutto come ideologia. In un crescendo di slogan e interventi provocatori che finiscono con lo scadere nell'invettiva o nell'offesa.

Quello che manca in questo dibattito è il livello più importante: quello ecologico e gestionale.

L'equivoco di fondo: individuo o sistema?

Come ha notato l'amico Giuliano Milana, la frase di Tozzi - «Gli animali sono individui come noi» - è suggestiva, ma filosoficamente scivolosa. Richiama implicitamente una visione vicina a quella di autori come Peter Singer o Tom Regan, dove l'individuo animale assume uno statuto morale analogo a quello umano. Il problema è che questa impostazione non è scientifica, ma normativa: non descrive il mondo naturale, lo interpreta secondo una specifica visione etica.

In ecologia, l'unità di riferimento non è l'individuo, ma la popolazione, e ancor più la specie e l'ecosistema. La natura non è organizzata per tutelare il singolo, ma per mantenere equilibri dinamici fatti di nascita, predazione e morte. Attribuire agli animali lo stesso statuto morale umano significa, inevitabilmente, sovrapporre categorie culturali (etiche, morali…) a sistemi biologici che funzionano secondo logiche diverse.

Senza gestione non esiste conservazione

C'è poi un altro punto, spesso ignorato: il territorio europeo non è "naturale" in senso stretto. Non esiste un paradiso perduto al quale aspirare ma un territorio modellato da secoli di attività umana. In questo contesto, ignorare le dinamiche delle popolazioni animali, parlare di fauna senza parlare di gestione è irrazionale.

Dove si colloca la caccia

Ciò premesso, dobbiamo essere consapevoli che il nostro approccio di cacciatori ha un impatto sia sull'ambiente sia sul modo in cui la caccia è percepita. È infatti difficile negare che la scarsa considerazione di cui gode è il frutto amaro di decenni di mala gestione e di un approccio rapace.

Nel contesto contemporaneo, la caccia ha un senso solo alla condizione che sia parte di una gestione sostenibile e consapevole, quindi basata su dati, orientata alla conservazione e praticata con responsabilità. Nel momento in cui si discosta da questi principi, diventa indifendibile.

Oltre le polemiche

Il confronto tra Burioni e Tozzi può essere un buon pretesto per parlare di caccia a un pubblico più ampio alla sola condizione che serva ad alzare il livello della discussione, sottraendola al tifo e al clima da stadio. Altrimenti continueremo a discutere di caccia senza parlare davvero di ciò che la rende, nel bene o nel male, un'attività legittima e addirittura necessaria.


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