
di Matteo Brogi
Capra di Montecristo: un patrimonio tra scienza, storia e identità
Un volume della Delegazione Italiana del CIC che unisce scienza, storia e conservazione per raccontare una delle popolazioni faunistiche più affascinanti e identitarie del nostro Paese
Ci sono libri che non si limitano a raccontare una specie, ma ne restituiscono il senso profondo, il valore simbolico e il ruolo nella storia naturale e culturale di un territorio. Capra di Montecristo, pubblicato dalla Delegazione Italiana del CIC – International Council for Game and Wildlife Conservation, appartiene senza dubbio a questa categoria: un'opera di riferimento che unisce rigore scientifico, visione conservazionistica e consapevolezza storica, illuminando una delle popolazioni di ungulati meno conosciute del Mediterraneo.

Dopo i volumi dedicati al Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus) e al Camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata), la Delegazione italiana del CIC prosegue così il proprio percorso di approfondimento sulle specie endemiche e relitte della fauna nazionale, affrontando questa volta il caso emblematico della Capra di Montecristo (Capra hircus).
Montecristo: un'isola-santuario
Per comprendere appieno il valore del volume, occorre partire dal contesto: l'Isola di Montecristo, una delle aree più inaccessibili e tutelate della nostra nazione. Disabitata – salvo un presidio dei Carabinieri Forestali – e considerata un autentico santuario della natura, Montecristo racchiude una storia gestionale complessa e affascinante.

Riserva di caccia esclusiva di Vittorio Emanuele III dal 1899, poi riserva scientifica sotto il controllo dell'allora Laboratorio di Zoologia Applicata alla Caccia di Bologna (oggi ISPRA), l'isola è diventata nel 1971 Riserva Naturale Statale Integrale, per poi essere riconosciuta Riserva Naturale Biogenetica dal Consiglio d'Europa nel 1988. Oggi, Montecristo è parte integrante del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, della Riserva della Biosfera "Isole di Toscana" (UNESCO) e del Santuario Pelagos per la protezione dei mammiferi marini. Un'isola resa immortale anche dalla letteratura, grazie al romanzo di Alexandre Dumas Il Conte di Montecristo, che ne ha alimentato il mito ben oltre i confini naturalistici.
Una capra antica quanto il Neolitico
Il cuore scientifico del volume è affidato a Silvano Toso, CIC Expert della Delegazione italiana, già direttore generale dell'INFS e responsabile del Servizio di Consulenza Faunistica dell'ISPRA, grande conoscitore della Capra di Montecristo. Attraverso un'analisi dettagliata e documentata, Toso ricostruisce l'origine preistorica della popolazione, riconducendola a gruppi di capre balcanico-anatoliche appartenenti a una primissima fase di domesticazione, introdotte dall'uomo nel contesto del Neolitico antico mediterraneo (VI millennio a.C.).

Non si tratta, dunque, di una popolazione ferale recente, ma di un caso unico di ritorno spontaneo allo stato selvatico di animali derivanti da fondatori antichissimi, che hanno mantenuto caratteristiche morfo-fenotipiche e comportamentali molto vicine alla forma selvatica originaria. Un aspetto che distingue nettamente la Capra di Montecristo dalle numerose introduzioni insulari di capre domestiche, nel corso delle esplorazioni umane, spesso responsabili di gravi impatti su ecosistemi fragili e alla base dei progetti di eradicazione condotti in molte isole mediterranee.
Valore conservazionistico e identità biologica
Il saggio chiarisce con precisione perché la Capra di Montecristo meriti un approccio completamente diverso. Il suo interesse conservazionistico non è soltanto biologico, ma anche storico e culturale: questa popolazione rappresenta un'entità biologica peculiare, un tassello importante della diversificazione della fauna vertebrata italiana.
I capitoli del volume affrontano in modo sistematico l'origine della popolazione, la sua descrizione morfologica, ecologia ed etologia, consistenza e dinamica di popolazione, stato sanitario, prospettive di conservazione, costruendo un quadro completo che rende l'opera una pubblicazione di riferimento.
La valutazione dei trofei e il riconoscimento CIC
Di particolare interesse, anche per il mondo venatorio e trofeistico, è la sezione dedicata alla valutazione dei trofei. Nel volume sono presentate 16 valutazioni effettuate utilizzando la Formula CIC della Capra hircus dell'Isola di Maiorca. Poiché la Capra di Montecristo non è compresa tra le specie valutabili dal CIC, la Delegazione italiana ha avanzato al Trophy Evaluation Board la richiesta di assimilazione alla Capra di Maiorca, considerata di fatto equivalente. In attesa di una conferma formale, il CIC ha comunque deciso di includere la Capra di Montecristo nel Trophy Evaluation Data Handbook, applicando la formula già sviluppata per Maiorca: un riconoscimento significativo del lavoro scientifico svolto.
Un'opera di respiro internazionale
Il valore del volume è stato riconosciuto anche ai massimi livelli del CIC. Il Presidente dell'International Council for Game and Wildlife, Philipp Harmer, ha voluto impreziosire l'opera con una prefazione, sottolineando l'importanza del contributo della Delegazione italiana alla documentazione scientifica e alla conservazione della fauna, in un'ottica di responsabilità internazionale. Non a caso, è stata prevista anche una versione in lingua inglese.

L'opera è consultabile integralmente online sul sito della Delegazione Italiana del CIC, in italiano e in inglese, ed è disponibile anche in edizione cartacea su richiesta.
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