I giudici hanno ricordato che il cervo rientra tra le specie cacciabili e che la specie non presenta problemi di tipo conservazionistico
I giudici hanno ricordato che il cervo rientra tra le specie cacciabili e che la specie non presenta problemi di tipo conservazionistico - © Andrea Dal Pian
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di Andrea Reversi

Cervi e mattanze. Ovvero come gli animalisti hanno toppato alla grande

Gli animalisti si sono detti profondamente delusi dall'ordinanza del Tar che, non sospendendo la delibera impugnata, consegna alla morte 469 cervi abruzzesi. Ancora una volta, però, raccontano le cose a modo loro

Alla fine pare che la "mattanza" dei cervi non sarà impedita. Con ordinanza depositata lo scorso mercoledì 9 ottobre, il Tribunale amministrativo regionale per l'Abruzzo ha rigettato la richiesta animalista di sospendere l'atto con il quale la Regione dava il via alla caccia di selezione al cervo. A partire dal 14 ottobre prossimo venturo, quindi, i 469 ungulati indicati nel piano potranno essere fucilati dai sadici cacciatori con il beneplacito della Giunta.

Sono più o meno questi i toni, per altro scontati, con i quali le associazioni ricorrenti, WWF, Lav, e LNDC Animal Protection, che sulla vicenda negli ultimi mesi avevano imbastito un'imponente campagna mediatica con tanto di raccolta di firme, hanno comunicato il rigetto della loro istanza da parte dei giudici amministrativi. Le stesse si sono inoltre dette "profondamente deluse" e ora valutano il ricorso al Consiglio di Stato perché incapaci di "tollerare che gli animali possano essere consegnati al piombo dei cacciatori".

Nel comunicato ci sono poi le accuse alla Giunta regionale guidata da Marco Marsilio, rea di aver "deciso di effettuare un piano venatorio, di caccia di selezione e non un piano di contenimento di animali che causano danni" e di essersi piegata alle richieste dei cacciatori. Una sola cosa manca. Mancano i riferimenti ai contenuti dell'ordinanza del Tar che, nel respingere la domanda di tutela cautelare, ha promosso la Regione su tutta la linea e smontato una dopo l'altra le tesi degli animalisti.

I giudici, dopo aver ricordato che il cervo rientra tra le specie cacciabili e che la specie non presenta problemi di tipo conservazionistico, hanno infatti chiaramente affermato che "potrebbe essere inserito nel calendario venatorio regionale a prescindere da un obiettivo generale di limitazione dei danni causati dalla specie". Il Tar ha inoltre certificato la correttezza procedurale degli atti regionali, per i quali sono state effettuate le necessarie valutazioni dell'impatto del prelievo e che sono compatibili con le prescrizioni tecniche in materia.

Tutto ciò però agli animalisti pare non importare, arroccati sulle loro posizioni e succubi di un'ideologia che arriva a mettere in discussione finanche i fondamenti di una pratica venatoria, il prelievo selettivo, che è rigorosamente basata su principi tecnici che ne fanno lo strumento principe della gestione degli ungulati. Bizzarro poi come Wwf e compagni, accecati da una visione disneyana del mondo nella quale mamme e cuccioli sono intoccabili, si siano scagliati contro il principio cardine del prelievo per classi di sesso ed età. Principio senza la cui applicazione la popolazione oggetto di gestione precipiterebbe in uno squilibrio deleterio per la sua stessa conservazione.

La scienza, insomma, importa solo quando fa comodo, i dati e le linee guida anche. Ben vengano quindi i Key Concept e i pareri Ispra se assecondano i propri desideri di limitare l'attività venatoria, ma un po' meno benvenuti e volutamente ignorati se avvallano le scelta di prelievo e addirittura impongono di concentrarsi su questa o quella classe.

Insomma, qui, più che di mattanze, pare si stia parlando di matti.


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