
di Redazione
Cosa sta succedendo alla "Fabbrica delle anatre" americana?
Nelle ultime settimane negli Usa cresce la mobilitazione in difesa della "Fabbrica delle anatre". Una vicenda che sta valicando i confini nazionali e ci spinge ancora una volta a una considerazione su caccia e conservazione
"Duck Factory", "Fabbrica delle anatre" in italiano, è il soprannome con cui la galassia venatoria americana indica la Prairie Pothole Region, una vasta area di praterie e zone umide che attraversa parti di Canada e Stati Uniti settentrionali, in particolare Saskatchewan, Manitoba e Alberta sul versante canadese e North Dakota, South Dakota, Montana, Minnesota e Iowa negli USA.
Perché è una "fabbrica delle anatre"
Il termine non è semplicemente evocativo. La regione è considerata il principale territorio riproduttivo degli uccelli acquatici del Nord America ed è lì che, nelle annate favorevoli, vedono la luce più della metà delle anatre del continente. La Prairie Pothole Region è infatti caratterizzata da milioni di piccole depressioni umide, i cosiddetti prairie potholes appunto, eredità dell'ultima era glaciale. Queste zone umide, spesso temporanee e poco profonde, si riempiono con lo scioglimento della neve e le precipitazioni primaverili e costituiscono l'habitat perfetto per la riproduzione degli anatidi. Di fatto, buona parte delle anatre cacciate negli stati meridionali degli Usa proviene proprio da questo territorio. Un'area il cui valore, in un paese dove la caccia e in particolare quella alle anatre ricopre un importante ruolo socioculturale, travalica i confini della "mera" conservazione.
Cosa sta minacciando oggi la Duck Factory
Sebbene negli ultimi decenni l'area abbia già risentito notevolmente della perdita e frammentazione dell'habitat a causa della trasformazione delle praterie in terreni agricoli, la regione rappresenta ancora oggi uno scrigno di biodiversità di valore incommensurabile. Proprio per questo, il Governo degli Stati Uniti ha messo a punto un sistema di vincoli e incentivi economici, vere e proprie servitù definite conservation easements, destinati ai proprietari terrieri al fine di garantire la conservazione degli ambienti naturali. Oggi a preoccupare sono proprio le pressioni per indebolire le protezioni garantite dalle conservation easements e per modificare le regole che le disciplinano.
La reazione del mondo venatorio
Come è facile immaginare, la vicenda interessa particolarmente il mondo venatorio americano, da sempre particolarmente attento alle dinamiche conservazionistiche. Il timore è che un ulteriore deterioramento dell'habitat nella regione possa portare a conseguenze importanti per il futuro della selvaggina migratoria e, di conseguenza, della caccia agli acquatici in tutto il Nord America. Per questo nelle ultime settimane si sta assistendo a una mobilitazione generale dell'intero comparto, con appelli, raccolta firme e varie iniziative di sensibilizzazione riassunte dallo slogan "Don't drain the Duck Factory", non prosciugare la fabbrica delle anatre. Tra le realtà più attive troviamo Ducks Unlimited, nota organizzazione non profit fondata nel 1937, il cui scopo principale è la conservazione, il ripristino e la gestione delle zone umide e degli habitat naturali per proteggere gli uccelli acquatici, la fauna selvatica e l'ambiente.
Non solo cacciatori
Negli ultimi giorni si sta assistendo, cosa inusuale per i nostri standard, anche alla presa di posizione delle principali aziende del comparto. Una su tutte, solo per fare un esempio, Benelli, che sui propri canali social americani ha sposato la causa scrivendo "Le anatre non compaiono per caso. Senza queste aree umide, ci sono meno uccelli in cielo, meno mattine nel capanno e meno da tramandare alla prossima generazione. Se ti importa della caccia alla anatre, ora è il momento di far sentire la tua voce". La riprova di come caccia e conservazione degli habitat non siano semplicemente temi collegati, bensì due facce della stessa medaglia.
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