La starna, selvatico eccezionale e simbolo di un'Italia rurale che adesso si fa fatica a trovare
La starna, selvatico eccezionale e simbolo di un'Italia rurale che adesso si fa fatica a trovare - © Hunting Log
Pubblicato il in Caccia responsabile
di Redazione

Dopo l'apertura, la stagione comincia davvero

Passata la prima giornata dedicata alla stanziale, è il momento di rimettere a fuoco scelte, abitudini e accorgimenti che accompagneranno il cacciatore per tutta la stagione

Il giorno dell'apertura è già alle spalle. Un giorno soltanto in apparenza uguale agli altri, che i cacciatori aspettano sempre con una malcelata impazienza e che, una volta passato, lascia inevitabilmente qualcosa su cui riflettere: un incontro riuscito, un'occasione mancata, il lavoro del cane, una scelta azzeccata oppure qualcosa da correggere alla prossima uscita.

Tutta la voglia di cacciare in questo giovane esemplare di setter, illuminato come Apollo dalla luce del sole
Tutta la voglia di cacciare in questo giovane esemplare di setter, illuminato come Apollo dalla luce del sole - © Hunting Log

Sì, è vero, ci sono i giorni di preapertura, termine invero piuttosto bruttino che indica uno o due giornate, in genere, nei quali è possibile insidiare alcune specie migratorie prima dell'apertura generale. Possono servire a scaldare i motori, ma per chi pratica la caccia alla stanziale l'apertura generale rimane altra cosa. È il giorno del ritorno sul terreno con il cane, quello che continua a occupare un posto particolare nell'immaginario venatorio.

I panorami che si possono ammirare nella natura sono magnifici, ma ancora più piacevoli quando si possono gustare con calma, passeggiando e vivendoli con il corpo e con la mente
I panorami che si possono ammirare nella natura sono magnifici, ma ancora più piacevoli quando si possono gustare con calma, passeggiando e vivendoli con il corpo e con la mente - © Hunting Log

Da ragazzi lo si aspetta quasi come un appuntamento mistico, come se si aprissero i cancelli di un eden immaginario nel quale dare sfogo alla propria passione. Quando si è più grandicelli – ahimè – si fanno i conti con l'età che avanza, con diverse consapevolezze, ambientali e non, e con una logica di prelievo più ragionata, che deve necessariamente trovare un equilibrio con l'istinto predatorio. Si fantastica, si spera di incontrare qualche selvatico, magari raccontandosi la pietosa bugia che «lo faccio per il cane, per fargli mantenere la passione». In realtà, all'apertura non stiamo nella pelle.

Adesso che quella prima giornata è trascorsa, però, vale la pena rimettere a fuoco alcune delle scelte che l'hanno preceduta. Non tanto per stabilire ciò che avremmo dovuto fare domenica, quanto perché arma, calibro, cartucce, gestione dell'ausiliare e approccio al selvatico continueranno ad accompagnarci nelle prossime settimane. L'apertura è passata. La stagione, invece, è appena cominciata.

L'attesa

L'attesa temporale, quella frenetica che ha preceduto la mattina della terza domenica di settembre, è ormai finita. Quella di cui voglio parlare riguarda invece il periodo in cui si mettono a fuoco numerosi dettagli, essenziali non soltanto per l'apertura ma per la buona riuscita dell'intera stagione venatoria.

Un panorama all'apparenza banale; un campo di stoppie, un cielo azzurro, qualche nuvola che corre veloce. Esiste di meglio per godersi la giornata venatoria? Facciamolo in modo rispettoso per l'ambiente e per i selvatici, per preservare queste bellezze del Creato
Un panorama all'apparenza banale; un campo di stoppie, un cielo azzurro, qualche nuvola che corre veloce. Esiste di meglio per godersi la giornata venatoria? Facciamolo in modo rispettoso per l'ambiente e per i selvatici, per preservare queste bellezze del Creato - © Hunting Log

La scelta del fucile: è ovvio che si tratta di una cosa scontata, ma non è così. Sceglieremo il sovrapposto, il semiautomatico oppure la doppietta per insidiare i capi di stanziale? Ammesso e non concesso di avere tutte e tre le tipologie di arma in rastrelliera, la scelta in genere si focalizza sull'arma "preferita", quella che più ci garantisce sicurezza all'imbracciata e allo sparo, indipendentemente dalla tipologia. Le occasioni di sparo alla stanziale non sono poi infinite; forse maggiori il giorno dell'apertura per la maggiore numerosità dei selvatici presenti sul terreno, ma rimangono limitate come cartucce realmente sparate. Ecco che si fa strada quindi nel cacciatore la convinzione di dover andare sul sicuro, ricorrendo all'arma che più gli è congeniale. Gli esperimenti balistici probabilmente li riserveremo ad altre occasioni, dove la frenesia lascia il passo a una calma più ragionata ed anche all'eventuale accettazione di uno sbaglio.

Doppietta, semiautomatico o sovrapposto

Personalmente, in caso di caccia alla stanziale e potendo scegliere l'arma con cui uscire, non avrei dubbi; o una doppietta o un sovrapposto. Per diversi motivi: uno, il più importante, riguarda la sicurezza. È sempre possibile tenere il basculante carico (con le cartucce inserite in camera di scoppio) e aperto, pronto ad essere richiuso al momento opportuno (sotto ferma). Uno sguardo alla posizione del pulsante della sicura (o una verifica "tattile" con il pollice della mano forte che stringe l'impugnatura) e siamo pronti allo sparo. Ma sino a quel momento il fucile è in uno stato di sicurezza assoluta per il proprietario e per che caccia con lui (o lei).

Il selvatico è frullato, siamo al momento topico del tiro; il culmine dell'azione venatoria, quell'attimo per cui abbiamo sperato tutta la giornata. Polso fermo, testa e cuore, questi sono gli ingredienti
Il selvatico è frullato, siamo al momento topico del tiro; il culmine dell'azione venatoria, quell'attimo per cui abbiamo sperato tutta la giornata. Polso fermo, testa e cuore, questi sono gli ingredienti - © Hunting Log

Un altro fondato motivo riguarda la natura stessa di un basculante; due colpi, il massimo di cui possiamo disporre. Senza nulla togliere alle (tante) prerogative dell'utilizzo di un semiautomatico, ritengo che due colpi per insidiare un selvatico sotto ferma del cane siano più che sufficienti. Lo sbagliamo? Pazienza, sarà buono per un'altra volta e/o per un altro cacciatore. Direi che andare a "pizzicare" con la terza canna un selvatico ormai quasi fuori tiro non aggiunge bricioli di gloria all'azione venatoria; ci possiamo accontentare di due colpi.

Terzo motivo: volete mettere il piacere edonistico che deriva dal rimuovere i bossoli esplosi dalle camere di scoppio? Avremo bisogno di estrattori manuali sul nostro basculante, ma anche nel caso di estrattori automatici, avremo cura di "parare" l'espulsione con il palmo delle mani, per non disperdere i bossoli nell'ambiente. Poi, alzi la mano chi non ha mai annusato i bossoli esplosi, ancora fumanti, sia che l'azione venatoria sia andata a buon fine, sia che sia terminata con la fuga del selvatico indenne, il bossolo fumante è la testimonianza visiva e olfattiva che eravamo lì, sul campo di caccia.

Calibri: dal 12 al .410

Un discorso a parte lo merita il calibro; andare anche in questo caso sul sicuro, con il classicissimo 12, oppure divertirsi con il calibro 20 o finanche con gli intriganti "piccoli calibri" (28 e .410)? La risposta non è facile, perché – come in tutte le cose – ci sono pro e contro per ciascuno. Se i calibri maggiori "garantiscono" una certa tranquillità balistica, i minori debbono essere padroneggiati con maestria per raggiungere un risultato degno di nota soprattutto dal punto di vista della costanza.

Terrazzamenti coltivati a vigneti, con lo sguardo che spazia all'orizzonte
Terrazzamenti coltivati a vigneti, con lo sguardo che spazia all'orizzonte - © Hunting Log

Solito discorso fatto in precedenza; vi sono cacciatori oramai abituati allo sparo con un calibro 28 o .410 e che fanno trasparire poca differenza balistica, grazie ad una buona dose di manico. Ma per chi utilizza solo saltuariamente i calibri minori, il rischio di non trovarsi a proprio agio potrebbe risultare troppo elevato e penalizzante nel caso di rare occasioni di incontro con i selvatici. Discorso a parte per il 16 e il 20, abbastanza vicini al 12 per non patire troppo nel confronto. Quello che semmai cambia, è il peso delle cartucce da portarsi dietro; una manciata di cartucce nei calibri più piccoli del 12 permettono un risparmio di peso (e di ingombro) non trascurabile. Parliamo comunque di poche cartucce, in quanto non serve portarsi dietro una Santa Barbara; una cartuccera (magari quella di nostro padre o di nostro nonno, in pelle), oppure gli appositi spazi nel gilet da caccia, sono più sufficienti per portare a termine la giornata venatoria. Anche perché, ne sono sicuro, in macchina avremo comunque provveduto a nascondere nel bagagliaio almeno altrettante cartucce di quante ne portiamo sul campo.

Cartucce, grammatura…

Che sia un fagiano, una starna, una pernice o una lepre, ci vorrebbe un libro e non queste poche righe per poter descrivere accuratamente quale tipo di cartucce impiegare per avere maggiori possibilità di successo. Come sempre, la scelta delle cartucce è un compromesso fra la presunta distanza di tiro (ingaggio), il tipo di selvatico e la strozzatura utilizzata nel vostro fucile.

Al tiro, con un sovrapposto; due colpi non sono la quantità massima consentita dalla legge, ma quella massima consigliata dal buon senso e dall'etica venatoria
Al tiro, con un sovrapposto; due colpi non sono la quantità massima consentita dalla legge, ma quella massima consigliata dal buon senso e dall'etica venatoria - © Hunting Log

Diciamo che – a grandi linee - la scelta personale non si discute, ma il mio consiglio è quello – specialmente nelle prime settimane della stagione – di non ricorrere a cartucce particolarmente grammate come piombo; il caldo (o comunque la stagione non certo fredda), i selvatici non particolarmente pennuti e resistenti, le distanze di tiro tutto sommato ridotte se pratichiamo la caccia con il cane da ferma, sono tutti elementi che inducono a optare per cartucce non esagerate.

Tradotto in soldoni, cosa vuol dire? Beh, una soluzione potrebbe essere di non allontanarsi troppo da una via di mezzo fra la dose standard e una semi magnum per il calibro, riservando magari una cartuccia più robusta e grammata solamente per chi utilizza il semiautomatico a caccia e dispone del terzo colpo. Sempre parlando del calibro 12, una grammatura di 35-37 grammi appare perfettamente idonea ad ingaggiare ogni tipo di selvatico.

… e numerazione

E per la numerazione? Dipende dalla tipologia del selvatico insidiato; un piombo del 7 e del 5 nelle due canne risolve la stragrande maggioranza delle situazioni venatorie, con notevole efficacia. L'ottimo rapporto che esiste fra la grammatura della cartuccia ed il numero di pallini che vi sono contenuti nella numerazione scelta garantisce un'eccellente copertura dello spazio, permettendo ai pallini stessi di conservare energia residua più che sufficiente ad arrestare la corsa del selvatico.

Una baita di montagna e un maschio di gallo forcello; una caccia difficile, faticosa per uomini e ausiliari. Un solo esemplare ripaga delle mille fatiche spese per ottenerlo
Una baita di montagna e un maschio di gallo forcello; una caccia difficile, faticosa per uomini e ausiliari. Un solo esemplare ripaga delle mille fatiche spese per ottenerlo - © Hunting Log

Altrettanto chiaramente si può comprendere che, se il selvatico insidiato fa parte della nobile alpina (termine che indica l'appartenenza del selvatico a specie quasi elitarie, quali galli forcelli e pernici bianche, ad esempio), oppure stiamo parlando della lepre, ecco che i discorsi fatti precedentemente vanno a dirigersi verso le punte più alte nella grammatura e in quelle più basse nella numerazione.

Per "chiudere" questo capitoletto, manca anche un accenno alla coppia di strozzature del fucile, siano esse fisse o mobili; la classica abbinata tre e una stella pone il cacciatore al riparo da qualsiasi sorpresa, ma anche l'abbinata quattro e due stelle può essere considerata validissima. In particolar modo se consideriamo che lo sparo (almeno della prima canna) avverrà presumibilmente sotto ferma del cane, ad una distanza ridotta; la seconda canna può – peraltro – risolvere efficacemente gli eventuali errori con la prima. E non disdegnerei neppure un'accoppiata cilindrico e tre stelle, per quanto detto prima, se non ci facciamo prendere dalla paura di sbagliare. Come diceva mio nonno. «Il selvatico va via veloce, ma il piombo va più veloce ancora».

L'ausiliare

all'inizio della stagione, la preparazione fisica di uomini e animali (cani) si rivela fondamentale per la buona tenuta sul campo di caccia, alcune cose vanno ben tenute a mente in vista di dover trascorrere diverse ore all'aperto. Chi possiede più di un cane, è abbastanza probabile che cercherà di alternare gli ausiliari nel corso della giornata venatoria, allo scopo di mantenere elevate le loro prestazioni, senza andarli ad affaticare più di tanto. Se lasciate i cani in macchina, nelle loro gabbie, abbiate cura che abbiamo acqua a disposizione e un posto all'ombra dove ricoverare la macchina, raccomandazione tanto più valida nelle giornate ancora calde di settembre. Una rotazione dei cani è certamente interessante per fare in modo che non siano con la lingua di fuori dopo pochi minuti di corsa e di ricerca.

Ferma e consenso, una situazione che non manca di far battere forte il cuore anche a chi ha vissuto diverse di queste emozioni
Ferma e consenso, una situazione che non manca di far battere forte il cuore anche a chi ha vissuto diverse di queste emozioni - © Hunting Log

Per i cani, non dobbiamo dimenticare di portare con noi almeno una borraccia di acqua, da versare in una di quelle ciotoline collassabili che occupano poco spazio e diventano delle tazze in un secondo, in caso di necessità. Altrettanto certamente, qualcosa da mangiare, che fornisca energia senza appesantire; qui faccio fatica a dare consigli, in quanto ognuno ha la propria soluzione. C'è chi si porta dietro un pacchetto di wurstel, chi una razione di crocchette da bagnare, chi delle uova (sode) eccetera. L'aspetto importante è che la quantità di cibo non sia eccessiva e che esso sia il più possibile facilmente digeribile, per non appesantire l'animale.

Nel muso espressivo di questo cane, tutta l'intensità della passione venatoria
Nel muso espressivo di questo cane, tutta l'intensità della passione venatoria - © Hunting Log

Se il cane è in terapia per qualsiasi patologia (ovviamente non invalidante, altrimenti l'animale va lasciato a casa, punto e basta), ricordarsi di portare dietro le medicine che gli sono state prescritte. Raccomandazione valida ovviamente anche per il padrone.

Un cacciatore e i suoi due cani, che pendono letteralmente dalle sue labbra; una scena tanto banale quanto affascinante nel suo ripetersi costante, sintomo di un connubio che travalica la passione venatoria
Un cacciatore e i suoi due cani, che pendono letteralmente dalle sue labbra; una scena tanto banale quanto affascinante nel suo ripetersi costante, sintomo di un connubio che travalica la passione venatoria - © Hunting Log

Il selvatico

Quanto di più vario si può incontrare sul campo, anche se chi uscirà per cercare fagiani ben difficilmente si imbatterà in una pernice bianca o in una lepre. Diciamo che queste ultime sono forme di caccia più specialistiche che richiedono tecniche particolari e che affronteremo in un articolo dedicato, sia per il tipo di allenamento da compiere (caccia su terreni talvolta montagnosi/collinari e/o accidentati), sia per il tiro che, specialmente per la nobile alpina, può risultare difficoltoso in numerose condizioni. Anche la lepre, che sembra essere un selvatico più facilmente insidiabile in campo aperto e spesso "al pulito" (visuale di tiro abbastanza aperta e non viziata da ostacoli naturali o di tipo vegetativo), spesso e volentieri sfugge a questa regoletta, partendo all'improvviso e cercando di frapporre velocemente distanze e metri di sicurezza fra lei e i cacciatori/cani.

Un piccolo
Un piccolo "sporco", un piccolo canneto; una zona da esplorare con cura, in quanto un selvatico vi può facilmente trovare rifugio e sosta - © Hunting Log

Selvatici... selvatici e "prontacaccia"

Il fagiano, ancor più che la starna o qualche pernice rossa, rappresentano d'altro canto il selvatico per eccellenza come capo di stanziale. Essendo estremamente raro trovare questi animali nati in libertà (raro ma non impossibile, bisogna sapere scegliere le zone di caccia con cura dove si possono reperire, certamente più aspre e difficili che non il resto del territorio), la maggior parte di essi sono animali nati in cattività e successivamente liberati sul terreno. Purtroppo la (brutta) abitudine del "pronta caccia" ha fatto sì che questi "selvatici" si trovino immediatamente a mal partito sul terreno, spesso e volentieri rimanendo fermi dove sono stati immessi sino all'arrivo di cani e cacciatori.

Ancora un cacciatore al tiro, su animali che sono frullati sotto ferma del cane; un tiro solo in apparenza semplice. Vincerà la freddezza e l'istinto predatorio o l'emozione prenderà il sopravvento?
Ancora un cacciatore al tiro, su animali che sono frullati sotto ferma del cane; un tiro solo in apparenza semplice. Vincerà la freddezza e l'istinto predatorio o l'emozione prenderà il sopravvento? - © Hunting Log

Diverso è il discorso se gli animali sono stati liberati giorni o settimane prima dell'apertura; un processo di selezione naturale dato dalle caratteristiche del terreno e dai predatori naturali li avrà immediatamente fortificati e chi sopravvive sarà tutt'altro che rassegnato a finire in tavola. Fagiani che pedinano (o pedonano, non ho mai capito quale sia il termine più corretto), che si involano a debita distanza, magari emettendo (i maschi) il loro caratteristico "cococococo" di scherno, sono situazioni che esaltano il cacciatore e i suoi cani. Cani che in questi frangenti debbono dare il meglio di sé stessi, non risultando troppo impetuosi nella cerca, accostando il selvatico con cautela e circospezione, ma con ferma decisione nei momenti in cui bisogna incalzare il selvatico, con il cacciatore che deve stare bene attento ai movimenti del proprio cane, onde non perdere l'occasione.

Specialmente con animali "sbirbiti", furbi e smaliziati, non vi aspettate di trovarli al pulito, in un bel campo con vegetazione bassa; no, tutt'altro. Li potete trovare in un campo di mais a fusto alto, in una zona cespugliosa e ricca di vegetazione, così come nelle siepi incolte che delimitano i vari appezzamenti di terreno e che risultano sovente nascondiglio sicuro per i gallinacei e impenetrabili ai predatori naturali.

Il riporto di una chukar, animale difficile da incarnierare
Il riporto di una chukar, animale difficile da incarnierare - © Hunting Log

Le starne tendono ad essere molto più gregarie, e non è difficile che si verifichi la situazione che – dopo aver smembrato il branco – tendono a riunirsi con il caratteristico verso di richiamo. Le starne tendono invece a trovarsi in uno spazio aperto, in una coltura o vicino ad essa, con ampie possibilità di involo in ogni direzione.

Lo sparo

Fatta eccezione per quanto detto prima, lo sparo a starne e fagiani non pone particolari problemi: l'emozione del frullo, talvolta anche fragoroso del fagiano (specialmente il maschio, la femmina tende a partire con un frullo metallico ma più ovattato) può giocare brutti scherzi, con la prima canna che cerca l'aria ma non il selvatico. Quando l'ascensione del selvatico è terminata (all'involo spesso il fagiano si impenna), il selvatico poi si allontana in un volo orizzontale o quasi, che può risultare molto veloce, in relazione alla sua mole. Questi sono i momenti migliori per sparare, se si mantiene la calma. Ovviamente gli stoccatori saranno di altra opinione, ma loro colpiscono di stoccata, appunto, bruciando i tempi. Piuttosto, bisogna stare attenti nello sparare ad un fagiano che parte a breve distanza dal cane; si rischia infatti di annaffiarlo con una dose eccessiva di piombo, che può rovinare e rendere immangiabile la spoglia.

Una coppia di pernici bianche, animali magnifici e sfuggenti come folletti nei panorami invernali
Una coppia di pernici bianche, animali magnifici e sfuggenti come folletti nei panorami invernali - © Hunting Log

Le starne partono sì con un frullo fragoroso, ma in genere non mantengono tutte la stessa linea di difesa; tendono a sparpagliarsi velocemente in diverse direzioni. Anche in questa occasione il cacciatore deve dimostrare di essere scafato; la cosa peggiore è cambiare incannatura perché all'involo compare una starna in posizione più favorevole per le sparo. Se riuscite a mantenere la calma, "regolate" i conti con la starna che avevate individuato e subito dopo cambiate incannatura alla ricerca di un altro selvatico. Altrimenti si rischia di non portare a casa niente nel carniere,

In alternativa, potete fare come un anziano signore che usciva a caccia con me e mio padre; al momento del frullo rimaneva glaciale e aspettava di vedere se due o più starne si andavano a sovrapporre e in quel momento faceva fuoco, destando ovviamente stupore fra i compagni di caccia quando con una fucilata cadevano due animali.

Il riporto

Essenziale qui come in altre forme di caccia; talvolta non così fondamentale se il selvatico è caduto in campo aperto, molto più complicato dove un qualsiasi ostacolo naturale lo cela alla vista anche e soprattutto in caso di avvenuta percezione di aver colpito nel segno.

L'essenza della caccia alla stanziale: il cane in ferma. Un selvatico è nei pressi del cane o è transitato da quelle parti, l'ansia e l'emozione salgono, sarà ancora lì? Ci sarà il frullo? E come andrà a finire? Sensazioni che si ripetono immutate, sempre uguali e diverse le une dalle altre, ma tutte accomunate dalla stessa passione venatoria
L'essenza della caccia alla stanziale: il cane in ferma. Un selvatico è nei pressi del cane o è transitato da quelle parti, l'ansia e l'emozione salgono, sarà ancora lì? Ci sarà il frullo? E come andrà a finire? Sensazioni che si ripetono immutate, sempre uguali e diverse le une dalle altre, ma tutte accomunate dalla stessa passione venatoria - © Hunting Log

Un cane che, in aggiunta al suo olfatto e al suo naso, possiede anche eccellenti capacità di riporto, è un cane vincente sul campo di caccia; siffatto cane è in grado di recuperare una giornata di quelle nate storte, dove un selvatico abbattuto magari dopo vani tentativi va a cadere in una folta vegetazione dove il recupero appare difficile, se non impossibile; un bravo cane dotato di eccellente riporto permetterà di arrivare a casa con un sorriso, di quelli sinceri e genuini. Anzi, mi sentirei quasi di dire che il riporto diventa importate almeno quanto l'olfatto e la capacità venatoria del cane!

Conclusioni

L'apertura è dunque passata. Avrà lasciato a ciascuno qualcosa di diverso: un selvatico nel carniere, un errore da ricordare, una bella azione del cane, una levataccia apparentemente inutile oppure semplicemente il piacere di essere tornati sul terreno.

Ma il giorno dell'apertura non è che l'inizio. Anzi, passata la frenesia della prima giornata, comincia forse la parte più interessante della stagione: quella in cui si correggono gli errori, si comprendono meglio i selvatici e il territorio, si affina l'intesa con il cane e si torna a cacciare con un po' meno impazienza e, magari, con qualche consapevolezza in più.

La giornata è terminata, è il momento di tirare le somme e di archiviarla fra le cose belle che abbiamo fatto, indipendentemente dall'esito del carniere
La giornata è terminata, è il momento di tirare le somme e di archiviarla fra le cose belle che abbiamo fatto, indipendentemente dall'esito del carniere - © Hunting Log

Le emozioni, quelle, continueranno a ripetersi nel corso degli anni. Quando non le proveremo più, forse sarà il segnale che si avvicina il momento di appendere il fucile al chiodo. Fino ad allora lasciamo che la mente ritorni agli episodi del passato, ma resti pronta ad accogliere quelli che devono ancora venire: perché il solo fatto di camminare con il fucile in mano e il cane al proprio fianco conserva ancora la capacità di mettere per qualche ora a distanza i malesseri quotidiani.

L'apertura è ormai un ricordo. Davanti, però, abbiamo ancora un'intera stagione. E non si vive certo di un fagiano o di una starna in più. Buona stagione, dunque. In sicurezza, con moderazione e nel pieno rispetto delle regole scritte e di quelle non scritte di civiltà e lealtà che dovrebbero accompagnare ogni cacciatore.


Se sei interessato alla caccia sostenibile e alla conservazione dell'ambiente e della fauna selvatica, segui la pagina Facebook e l'account Instagram di Hunting Log, la rivista del cacciatore responsabile.

Altri articoli dalla sezione Caccia responsabile

Caccia alla beccaccia: armi, cartucce e attrezzatura per la Regina del bosco
Pubblicato il in Caccia responsabile | Redazione
Caccia alla beccaccia: armi, cartucce e attrezzatura per la Regina del bosco

Fucili, calibri, strozzature, cartucce e abbigliamento: come scegliere l'attrezzatura per la caccia alla beccaccia, tra tecnica, esperienza e sicurezza >>

La caccia e la sua zona d'ombra
Pubblicato il in Caccia responsabile | Matteo Brogi
La caccia e la sua zona d'ombra

La caccia non è solo gestione e conservazione: è anche desiderio, passione e istinto. Riconoscerli significa imparare a governarli con misura >>

Preapertura, il WWF attacca. Ma ISPRA riconosce il ruolo della caccia
Pubblicato il in Caccia responsabile | Matteo Brogi
Preapertura, il WWF attacca. Ma ISPRA riconosce il ruolo della caccia

Alla vigilia delle preaperture il WWF denuncia l'indebolimento di ISPRA. Ma l'Istituto ha ribadito: la caccia sostenibile è compatibile con la conservazione >>

La caccia alla beccaccia: guida pratica per la Regina del bosco
Pubblicato il in Caccia responsabile | Redazione
La caccia alla beccaccia: guida pratica per la Regina del bosco

La caccia alla beccaccia richiede più di un buon cane e di un fucile: servono esperienza, tecnica, rispetto del bosco e conoscenza del selvatico >>