La beccaccia, migratrice elusiva e regina dei boschi, è simbolo di una caccia più attenta alla sostenibilità
La beccaccia, migratrice elusiva e regina dei boschi, è simbolo di una caccia più attenta alla sostenibilità - © Stephan Sprinz
Pubblicato il in Conservazione
di Matteo Brogi

Gestione e ricerca a confronto per i 50 anni del Club della beccaccia

Il Club della beccaccia celebra mezzo secolo di impegno per la tutela, la ricerca scientifica e una caccia etica e consapevole con una conferenza europea. Il resoconto del convegno

Nel cuore rinascimentale di Urbino, tra le sale storiche del Palazzo Collegio Raffaello, si è svolta lo scorso 28 giugno la Conferenza europea sulla gestione della beccaccia, momento di riflessione e bilancio per celebrare i cinquant’anni dalla fondazione del Club della beccaccia. Era il 5 luglio 1975 quando un gruppo di appassionati decise di riunirsi sotto un’unica bandiera, quella di un uccello “selvatico puro”, come lo ha definito Giacomo Cretti — moderatore dell’incontro, giornalista e volto noto di CacciaTV. Un riferimento, quello alla purezza, che richiama alla memoria anche il primo testo italiano dedicato interamente a questa specie: La Beccaccia di Nicola Camusso, pubblicato nel 1921.

Da allora la beccaccia, migratrice elusiva e regina dei boschi, è diventata simbolo di una caccia sempre più attenta alla sostenibilità. Eppure, come hanno dimostrato le relazioni scientifiche, le sfide da affrontare sono numerose. Giovanni Giuliani, presidente del Club, tecnico e cacciatore, ha aperto i lavori tracciando una panoramica dello stato di conservazione: la beccaccia, pur classificata least concern, mostra un trend in decremento legato alla flessione delle popolazioni nidificanti in Russia e Nord Europa. A pesare di più sono la perdita di habitat — fenomeno acuito anche dalla deforestazione per la produzione di pellet “green” e la vendita di crediti di carbonio — e i cambiamenti climatici, che incidono sulla fenologia delle migrazioni e sul successo riproduttivo.

Perdita di habitat e cambiamenti climatici

Le migrazioni, ha ricordato Giuliani, sono un comportamento recente in termini evolutivi: solo da 10-12.000 anni gli uccelli compiono rotte stagionali e ora gli studi mostrano inediti segnali di cambiamento. Dal 1952 le estati si sono allungate e gli inverni accorciati: uno scenario che potrebbe portare, in futuro, a stagioni calde di sei mesi e fredde di soli due, con effetti ancora imprevedibili sulla fenologia. Manca, però, una stima quantitativa affidabile: ad oggi non esistono conteggi sistemici delle popolazioni a livello continentale.

Giovanni Giuliani, presidente del Club, tecnico e cacciatore, insieme a Giacomo Cretti — moderatore dell’incontro, giornalista e volto noto di CacciaTV (a destra)
Giovanni Giuliani, presidente del Club, tecnico e cacciatore, insieme a Giacomo Cretti — moderatore dell’incontro, giornalista e volto noto di CacciaTV (a destra) - © Hunting Log

A complicare il quadro è l’effetto del prelievo venatorio: anche qui i dati scarseggiano. Mancano banche dati di prelievo confrontabili su scala europea e non esistono prassi di monitoraggio omogenee tra Stati membri, come ha sottolineato Lorenzo Serra di ISPRA illustrando il Key Concept Document (KCD) sulla beccaccia. Lo strumento, in revisione dal 2018 su impulso del Ministero dell’Ambiente e della Commissione europea, punta a calibrare i periodi di caccia in base a dati di inanellamento, telerilevamento e carnieri reali. Una buona base di partenza, ma che richiede un aggiornamento costante e una raccolta più strutturata.

L’importanza delle banche dati

L’esperienza estone, raccontata da Jaanus Aua, mostra quanto sia cruciale la continuità: in Estonia la raccolta dei dati è iniziata nel 1923. Un secolo di osservazioni ha evidenziato un anticipo di circa un mese della migrazione pre-nuziale, in relazione alla temperatura media di marzo; ciò ha permesso di scoprire che molte beccacce fanno due nidiate. Se il climate change comporta rischi, vi sono quindi anche effetti potenzialmente favorevoli: maggiore umidità e temperature miti possono favorire la riproduzione.

Lo scorso 28 giugno 2025, a Urbino, si è tenuta la Conferenza europea sulla gestione della beccaccia, momento di riflessione e bilancio per celebrare i cinquant’anni dalla fondazione del Club della beccaccia
Lo scorso 28 giugno 2025, a Urbino, si è tenuta la Conferenza europea sulla gestione della beccaccia, momento di riflessione e bilancio per celebrare i cinquant’anni dalla fondazione del Club della beccaccia - © Club della beccaccia

Dal Regno Unito è arrivato l’allarme di Andrew Hoodles: dal 1970 al 2010 l’areale riproduttivo della specie si è ridotto del 56% e ogni anno vengono abbattute oltre 176mila beccacce, il 12% delle quali residenti. Il codice di condotta volontario promosso dal Game Wildlife Conservation Trust — che invita a non cacciare prima di dicembre — si è rivelato uno strumento prezioso per contenere il trend di decrescita della specie.

Dal cane alla termocamera

La raccolta dati è un punto cruciale anche per David Gonçalves, che ha illustrato il lavoro di FANBPO: 776mila report di caccia provenienti da associazioni di sei Paesi, due delle quali italiane, per un totale di 2,5 milioni di ore di osservazione. La FANBPO, ha sottolineato Gonçalves, è un grande esempio di citizen scienze, insegna l’importanza della collaborazione internazionale e favorisce la gestione sostenibile. I dati raccolti, per quanto importanti, evidenziano come si sia ancora lontani da un vero sistema coordinato a livello UE.

Significativa, ai fini della raccolta dei dati, anche l’esperienza del Lazio raccontata da Riccardo Primi: dal 2017 al 2023, 232 rilevatori e oltre 280 cani da ferma sono stati abilitati per i censimenti delle beccacce svernanti su aree precluse alla caccia. I risultati hanno confermato che il monitoraggio con i cani dà risultati positivi se fatto in maniera campionaria, standardizzata, ma ha riscosso una scarsa collaborazione da parte dei cacciatori: solo 84 operatori attivi e 107 cani, in media, hanno preso parte alle operazioni. Un elemento che induce una criticità significativa in questa modalità di monitoraggio della specie rispetto ad altre più innovative.

La conferenza si è tenuta nel cuore rinascimentale di Urbino, tra le sale storiche del Palazzo Collegio Raffaello, al cospetto di un pubblico di tecnici e di appassionati
La conferenza si è tenuta nel cuore rinascimentale di Urbino, tra le sale storiche del Palazzo Collegio Raffaello, al cospetto di un pubblico di tecnici e di appassionati - © Hunting Log

Nuove frontiere di monitoraggio arrivano invece da Paolo Giacchini (Hystrix) con l’uso sperimentale delle termocamere in Emilia-Romagna e Marche. Un protocollo di recente introduzione, innovativo, ripetibile, standardizzabile e privo di disturbo per la fauna che potrà dare indicazioni più affidabili nel medio periodo.

Infine, Andrea Marcon ha ricordato quanto sia strategico analizzare i tesserini venatori con modelli moderni: ad oggi il trend del prelievo risulta in apparente crescita ma negativo se rapportato allo sforzo di caccia. Anche Marcon ha sottolineato che servono dati più completi e digitalizzati per restituire un quadro realistico di abbondanza e dell’impatto venatorio.

La necessità di un coordinamento super partes

Le conclusioni di Giuliani hanno toccato un punto chiave: la gestione della beccaccia richiede un coordinamento transnazionale, sotto l'egida di figure scientifiche super partes, delle attività di studio e ricerca sulla specie; attività che oggi appaiono spesso scoordinate tra loro, concentrate perlopiù sulla migrazione pre-nuziale invece che sul suo status o sulle emergenze ecologiche, con metodologie a volte poco solide tecnicamente e con obiettivi diversi quando non in contrasto tra loro. Un chiaro esempio è l'assenza quasi totale su scala europea di un quadro chiaro e analizzabile dei prelievi che vengono realizzati sulla beccaccia; necessità, questa, per altro richiamata dalla Direttiva uccelli, a oggi disattesa, e che pone limiti oggettivi alla sostenibilità del prelievo.

Solo così, anche tra 50 anni, la beccaccia potrà restare quel selvatico puro, simbolo di una passione che si rinnova nel segno della scienza e del prelievo sostenibile.

La beccaccia, pur classificata
La beccaccia, pur classificata "least concern", mostra un trend in decremento legato alla flessione delle popolazioni nidificanti in Russia e Nord Europa - © Club della beccaccia

A margine della conferenza si sono tenute le assemblee della Onlus Santuario isola di Vormsi, nel corso della quale è stato confermato presidente Saverio Cardoni, e l’assemblea del Club della beccaccia, che ha visto l’elezione di un consiglio direttivo composto da Giovanni Giuliani, Luigi Morabito, Valerio Nicolucci, Umberto Di Maio, Gabriele Sperandio, Andrea Guidoni, Fabrizio Lelli, Luigi Gregori, Ernesto Rovati, Francesco Vero. Presidente, vicepresidente e responsabili delle commissioni saranno eletti nelle prossime settimane. È stato però già confermato lo storico triumvirato dei probiviri dei "decani" Cesare Puccioni, Giovanni Fontana e Alberto Pellegrini.



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