La densità dei caprioli in Appennino è in calo in molte zone. Ma non la qualità dei trofei, a dimostrazione che un'attenta gestione è in grado di esaltare le caratteristiche della specie
La densità dei caprioli in Appennino è in calo in molte zone. Ma non la qualità dei trofei, a dimostrazione che un'attenta gestione è in grado di esaltare le caratteristiche della specie - © Matteo Brogi
Pubblicato il in Caccia responsabile
di Matteo Brogi

Gestione venatoria: l'importanza del rilevatore biometrico

Fare gestione significa monitorare lo status delle popolazioni di ungulati fino a dopo l'abbattimento. I dati biometrici raccolti sono elementi essenziali di analisi e comparazione. Servono quindi cacciatori che non si limitino a premere il grilletto e figure capaci di far fronte a tutte le esigenze gestionali

La diffusione degli ungulati nella nostra penisola e l'affermarsi della caccia di selezione ha portato una sostanziale rivoluzione nelle abitudini dei cacciatori italiani. Censimenti, assegnazione dei capi, centri di sosta e di controllo erano realtà sconosciute in gran parte d'Italia ancora quaranta anni fa. La selezione e la gestione di una popolazione faunistica complessa sono state il motore che ha portato l'assimilazione di pratiche virtuose che, con qualche aggiustamento, potranno essere la base della caccia del futuro alla piccola stanziale (qualcosa si sta facendo) e alla fauna migratoria (dove è necessario però un impegno trans-nazionale che è assai più problematico coordinare).

Il rilevatore biometrico, figura tecnica indispensabile

Tra le competenze che completano il processo gestionale degli ungulati spiccano quelle dell'operatore abilitato ai rilevamenti biometrici, una figura tecnica indispensabile per chiudere il cerchio e raccogliere in maniera ordinata e coerente i dati. A seconda dei regolamenti, il rilevatore può essere una figura istituzionale oppure un cacciatore adeguatamente formato.

La densità dei caprioli in Appennino è in calo in molte zone. Ma non la qualità dei trofei, a dimostrazione che un'attenta gestione è in grado di esaltare le caratteristiche della specie
La densità dei caprioli in Appennino è in calo in molte zone. Ma non la qualità dei trofei, a dimostrazione che un'attenta gestione è in grado di esaltare le caratteristiche della specie - © Andrea Dal Pian

Il controllo e la valutazione del capo abbattuto forniscono indicazioni precise sullo stato della popolazione oggetto di prelievo. I dati – che devono essere inevitabilmente abbondanti, aggiornati e informati a un elevato grado di standardizzazione – consentono di tipizzare la popolazione (quindi di conoscere le sue caratteristiche medie) e, sottoposti a elaborazioni di carattere statistico, descriverne le tendenze e le eventuali variazioni. Non va dimenticato che gli ungulati hanno la tendenza a reagire in maniera molto rapida, anche morfologicamente, alle variazioni imposte dalle condizioni ambientali in virtù della loro plasticità fenotipica.

Non solo caprioli. L'Appennino bolognese vanta una bellissima popolazione di cervi
Non solo caprioli. L'Appennino bolognese vanta una bellissima popolazione di cervi - © Andrea Dal Pian

È questo il motivo per cui è essenziale l'intervento dell'operatore biometrico che – generalmente nel centro di controllo – verifica la correttezza dell'abbattimento (quindi la corretta corrispondenza tra sesso e classe di età del capo abbattuto rispetto a quello assegnato) ed effettua quelle misurazioni che – tramite la scheda biometrica successivamente compilata – forniranno al biologo i dati indispensabili per la valutazione dello status della popolazione e le eventuali comparazioni con il passato o altre popolazioni.

Anche la popolazione di daino, in Appennino bolognese, trova le condizioni per esprimersi al meglio
Anche la popolazione di daino, in Appennino bolognese, trova le condizioni per esprimersi al meglio - © Andrea Dal Pian

Nell'assegnazione della classe, il rilevatore si confronta con numerosi elementi d'incertezza che rendono il suo compito complesso e soggetto a errori, che solo una grande esperienza può mitigare. L'analisi successiva dell'emimandibola – pulita e preparata alla scopo – risolve con ragionevole certezza ogni dubbio; sta a chi la analizzerà stimare in maniera definitiva l'età del selvatico.
La raccolta dei dati biometrici del capo è invece un momento che non prevede un secondo passaggio e investe l'operatore di una grande responsabilità. La correttezza del suo operato è alla base di tutte le elaborazioni che vengono svolte successivamente e ogni errore è in grado di inquinare il database e i dati che vi vengono estrapolati.

Compiti e responsabilità

Il compito dell'operatore si concretizza quindi nella compilazione della scheda biometrica: la conoscenza dei dati morfologici degli animali prelevati permette di stimare lo stato di salute della popolazione, di valutare l'eventuale superamento della densità biotica o l'approssimarsi di una condizione di saturazione della capacità portante. Ma non solo. La stima dell'età consente di valutare la struttura d'età della porzione di popolazione prelevata e – collegata agli altri dati raccolti – l'accrescimento corporeo medio della popolazione.

Andrea Dal Pian, autore delle immagini a corredo di questo articolo, è cacciatore di selezione (anche con l'arco) e fotografo naturalista. Le sue immagini sono il frutto di un attento lavoro di ricerca, appostamento e di un gusto molto raffinato della composizione che gli permettono di realizzare inquadrature originali e mai scontate
Andrea Dal Pian, autore delle immagini a corredo di questo articolo, è cacciatore di selezione (anche con l'arco) e fotografo naturalista. Le sue immagini sono il frutto di un attento lavoro di ricerca, appostamento e di un gusto molto raffinato della composizione che gli permettono di realizzare inquadrature originali e mai scontate - © Andrea Dal Pian

I dati che invece fanno riferimento alla fertilità facilitano l'indagine della condizione delle popolazioni e la costruzione di modelli demografici predittivi. Nel caso dei maschi, il monitoraggio si completa e si esalta con la valutazione dei trofei; la mostra dei trofei rappresenta anch'essa un momento cruciale per avere indicazioni sullo status della popolazione e costituisce un momento di aggregazione per la comunità locale dei cacciatori, che in quel momento vedono coronati i propri sforzi gestionali e vengono ulteriormente responsabilizzati sull'importanza del proprio compito.

Il diorama allestito da Urca in occasione della rassegna: uno spaccato ella popolazione faunistica dell'Appennino centrale
Il diorama allestito da Urca in occasione della rassegna: uno spaccato ella popolazione faunistica dell'Appennino centrale - © Andrea Dal Pian

L'operatore abilitato, quindi, non è semplicemente uno strumento nelle mani delle figure tecniche che lavorano per Regioni, Atc, Comprensori alpini e distretti. La sua azione è fondamentale perché è la prima a dare una motivazione scientifica al prelievo. Quando lo si sarà assimilato ovunque, e solo allora, si potrà tornare a fare affidamento sulla Banca dati nazionale degli ungulati che da troppo tempo è rimasta nel libro dei sogni dei cacciatori responsabili (l'ultima edizione, riferita al periodo 2001-2005, è scaricabile qui).

A inizio giugno 2022 si è svolta a Bologna la 25ma edizione della Rassegna gestionale dei trofei dell'Appennino bolognese. Organizzata da Urca insieme ai tre Atc del bolognese, ha ospitato anche il convegno
A inizio giugno 2022 si è svolta a Bologna la 25ma edizione della Rassegna gestionale dei trofei dell'Appennino bolognese. Organizzata da Urca insieme ai tre Atc del bolognese, ha ospitato anche il convegno "Peste suina africana: problematiche gestionali" - © Andrea Dal Pian

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