La filosofia di Scruton si fonda sul concetto di oikophilia, parola greca che significa letteralmente
La filosofia di Scruton si fonda sul concetto di oikophilia, parola greca che significa letteralmente "amore per la casa". La "casa" di cui parla il pensatore britannico non è soltanto l'abitazione privata. È il paesaggio familiare, il villaggio, la campagna, il territorio, la memoria storica di una comunità, l'insieme di relazioni che legano le persone a un ambiente vissuto e riconosciuto come proprio. Secondo il pensatore britannico, gli uomini proteggono davvero soltanto ciò che sentono appartenere alla propria identità - © Matteo Brogi
Pubblicato il in Conservazione
di Matteo Brogi

Green Philosophy: l'ecologia nasce dall'amore per la propria casa

Un classico del pensiero conservatore contemporaneo che propone una prospettiva insolita sull'ecologia: meno ideologia, più responsabilità, comunità e amore per i luoghi in cui viviamo

Nel grande dibattito contemporaneo sull'ambiente si scrive tanto di dati, emissioni, protocolli internazionali e strategie energetiche. Molto più difficile è leggere opere che affrontano la questione ecologica da un punto di vista più profondo, culturale, addirittura spirituale. Green Philosophy: How to Think Seriously About the Planet, del filosofo britannico Roger Scruton, è una delle più importanti eccezioni.

Pubblicato nel 2012, il saggio rappresenta uno dei tentativi più originali di costruire una filosofia conservatrice dell'ambiente. Scruton parte dall'idea che la tutela della natura non nasce dalle grandi organizzazioni internazionali, dalle campagne ideologiche o dalle imposizioni burocratiche, ma dall'attaccamento che le persone provano verso i luoghi in cui vivono. L'oikophilia, parola greca che significa letteralmente "amore per la casa" e identifica in maniera originalissima l'approccio dell'autore, è il concetto chiave dell'intera opera.

Casa come concetto allargato

La "casa" di cui parla Scruton non è soltanto l'abitazione privata. È il paesaggio familiare, il villaggio, la campagna, il territorio, la memoria storica di una comunità, l'insieme di relazioni che legano le persone a un ambiente vissuto e riconosciuto come proprio. Secondo il pensatore britannico, gli uomini proteggono davvero soltanto ciò che sentono appartenere alla propria identità. Quando il rapporto con il territorio diventa astratto, anonimo e distante, anche il senso di responsabilità tende a dissolversi.

Da qui nasce una delle critiche più forti che Scruton rivolge all'ambientalismo contemporaneo; egli non nega affatto l'esistenza dei problemi ecologici. Riconosce il cambiamento climatico, il degrado ambientale, l'inquinamento e la perdita di biodiversità. Tuttavia, ritiene che una parte importante del movimento ambientalista abbia trasformato l'ecologia in una sorta di religione politica, dominata da moralismo, allarmismo e centralizzazione burocratica.

Il tema della distanza tra decisori e cittadini

Nel saggio emerge una profonda diffidenza verso l'idea che i grandi problemi ambientali possano essere risolti esclusivamente attraverso trattati internazionali o organismi sovranazionali. Non perché Scruton consideri inutili gli accordi globali, ma perché teme che la distanza tra decisori politici e cittadini finisca per svuotare la responsabilità individuale e comunitaria.

Roger Scruton, Green Philosophy: How to Think Seriously About the Planet, Atlantic Books, 2013, 458 pagine, 13,99 sterline
Roger Scruton, Green Philosophy: How to Think Seriously About the Planet, Atlantic Books, 2013, 458 pagine, 13,99 sterline - © Matteo Brogi

Per il filosofo britannico la vera forza della conservazione ambientale nasce dal basso: dalle associazioni civiche, dalle comunità locali, dalla gestione diretta del territorio, dalle tradizioni rurali, dal senso di continuità storica. In questo senso Green Philosophy è anche una difesa della società civile contro l'eccesso di tecnocrazia.

Il legame con il conservatorismo classico è evidente. Scruton si richiama spesso implicitamente al pensiero di Edmund Burke, secondo cui la società rappresenta un patto tra i vivi, i morti e coloro che devono ancora nascere. Applicata all'ambiente, questa idea significa che il paesaggio non è una proprietà da consumare liberamente, ma un'eredità ricevuta temporaneamente in custodia. Non sorprende allora che una parte centrale del libro sia dedicata alla critica del consumismo moderno. Scruton osserva come la globalizzazione economica abbia progressivamente separato il consumatore dalle conseguenze concrete delle proprie azioni. Oggi acquistiamo beni senza conoscere la loro origine, ignorando spesso gli effetti ambientali della produzione e la trasformazione dei territori che essa comporta. Questa distanza, secondo l'autore, produce una forma di alienazione ecologica: perdiamo il rapporto diretto con la terra, con il lavoro umano e con i limiti naturali.

Il ruolo della bellezza

Green Philosophy non è affatto un manifesto anticapitalista. Scruton difende la proprietà privata, il mercato e le libertà economiche, ma insiste sul fatto che il mercato possa funzionare correttamente soltanto all'interno di una cultura della responsabilità. Quando manca il senso morale del limite, anche il capitalismo tende a trasformarsi in una forza distruttiva.

Molto affascinante è anche la riflessione estetica presente nel libro. Per Scruton la bellezza svolge un ruolo fondamentale nella tutela dell'ambiente. Le persone tendono a difendere ciò che percepiscono come bello e armonioso. Al contrario, il degrado urbanistico e paesaggistico nasce spesso dalla perdita di sensibilità estetica. Qui nasce la sua dura critica dell'architettura impersonale delle periferie moderne, dell'urbanizzazione aggressiva e della distruzione dei paesaggi storici europei. Nella campagna tradizionale vede invece il risultato di un equilibrio secolare tra attività umana e natura, costruito lentamente attraverso agricoltura, cultura rurale e gestione responsabile del territorio.

In questo quadro emerge anche una visione molto particolare del rapporto tra uomo e ambiente. Scruton rifiuta sia l'idea dell'uomo dominatore assoluto della natura, sia quella opposta che considera l'essere umano una presenza necessariamente dannosa. L'uomo modifica inevitabilmente il mondo che lo circonda; la questione, secondo il filosofo, è farlo con prudenza, senso del limite e responsabilità.

Il recupero di una coscienza rurale

Per questo nel libro vengono rivalutate molte pratiche tradizionali legate al mondo rurale: l'agricoltura tradizionale, la manutenzione del territorio, la gestione forestale e l'attività venatoria quando inserita in un sistema di equilibrio ecologico e culturale. Scruton considera queste attività parte integrante di una relazione storica tra civiltà e ambiente, molto diversa sia dallo sfruttamento industriale indiscriminato sia dall'idealizzazione romantica di una natura totalmente separata dall'uomo.

Anche sul cambiamento climatico la posizione dell'autore appare distante tanto dal negazionismo quanto dal catastrofismo. Scruton riconosce la necessità di ridurre l'inquinamento e di affrontare seriamente il problema energetico, ma critica l'uso politico della paura e la tendenza a trasformare ogni questione ambientale in una battaglia ideologica. La sua proposta rimane coerente con tutto l'impianto del libro: innovazione tecnologica pragmatica, incentivi economici, responsabilità civica e adattamenti graduali.

Comunità locali vs apparati statali

Uno dei concetti più interessanti affrontati nell'opera è quello del free rider, cioè di chi beneficia dei beni comuni senza contribuire alla loro conservazione (fruitore opportunista). Scruton sostiene che le comunità locali possano spesso contrastare questo comportamento più efficacemente delle istituzioni centralizzate, grazie al senso di appartenenza, alle norme sociali condivise e alla responsabilità reciproca.

Il cuore di Green Philosophy rimane però soprattutto culturale. Per Scruton la crisi ecologica non è soltanto una crisi tecnica o economica: è una crisi di appartenenza. Quando gli individui smettono di sentirsi parte di un luogo, di una storia e di una comunità, il territorio diventa semplicemente qualcosa da sfruttare o consumare. Ed è probabilmente questa la ragione per cui il libro continua a essere discusso anche da chi non condivide l'impostazione politica dell'autore. Al di là delle polemiche, Scruton ha avuto il merito di ricordare che la tutela dell'ambiente non può basarsi esclusivamente su norme, paure o statistiche. Senza un legame affettivo con il mondo che ci circonda, ogni ecologia rischia di diventare fragile, astratta e burocratica. Alla fine, il messaggio del filosofo inglese appare diretto e immediato: si protegge efficacemente soltanto ciò che si ama.



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