
di Redazione
Le armi per la caccia alle anatre
Tecnica, scelta dell'arma e rispetto del selvatico: nella caccia alle anatre nulla è secondario. E spesso è proprio il dettaglio a fare la differenza… sull'acqua
Prima o poi tutti i cacciatori sognano di potersi dedicare alla caccia agli acquatici, magari stimolati dalle migliaia di video che compaiono in internet, su Youtube od altri canali riguardanti mirabolanti scene di caccia qua e là per il mondo.

La caccia alle anatre è bellissima, ma va praticata con la piena consapevolezza che si tratta di una caccia difficile, costosa per quanto riguarda l'attrezzatura, faticosa per quello che comporta la tesa agli uccelli selvatici, nonché impegnativa per il fisico, sovente soggetto a variazioni climatiche non indifferenti.

Un capitolo particolare va dedicato alle armi con cui insidiare gli anatidi. La parte del leone la fa il fucile semiautomatico, ossia un'arma a tre colpi di legge in Italia (due cartucce nel tubo serbatori e una in camera di scoppio) che appare la più polivalente e performante per questo scenario venatorio. In realtà niente vieta di praticare questa caccia pure con un fucile a due colpi, ma la possibilità del terzo colpo fa la differenza in numerose situazioni, evitando talvolta ferimenti inutili, controproducenti e assolutamente non tollerabili dal punto di vista etico. In situazioni di caccia all'estero (poche) è ancora permesso cacciare con più di due colpi a disposizione nel serbatoio; informatevi bene, anche se la nostra preferenza va al numero massimo di tre colpi, sempre per una questione di rispetto del selvatico.

Semiautomatico o basculante?
Va detto, inoltre, che il fucile semiautomatico appare molto più stabile per la sua intrinseca strutturazione durante lo sparo, consentendo al cacciatore, grazie a un minor rilevamento della canna, la possibilità di rientrare in mira rapidamente sul selvatico ingaggiato o su un ulteriore selvatico, una volta abbattuto il primo. Cosa che con un fucile a due canne non è affatto scontato, data la conformazione stessa dell'arma. Prima di addentrarci nelle varie specifiche tecniche che fanno prediligere il semiautomatico, ricordiamo anche che la velocità di caricamento può essere considerata un'ulteriore variabile che fa pendere la bilancia a favore del fucile a una canna; in genere quasi tutti i produttori, sulla scia di quanto proposto da Benelli con l'Easy Loading, offrono un sistema di caricamento delle cartucce agevolato, grazie a un "invito" nella parte anteriore del ponticello (generalmente in tecnopolimero), una perfetta taratura della molla del serbatoio e a finestre di alimentazione extra size, per non impuntarsi con le dita. Ma giova anche ricordare come Browning, con il suo Auto 5, già permetteva un caricamento veloce, ripreso poi in tempi moderni dello Speed Loading, che andava a camerare direttamente la prima cartuccia inserita nel tubo serbatoio.
Velocità vs facilità di caricamento
Il fattore "velocità" viene quindi più volte ripreso dalle aziende per pubblicizzare i prodotti. Ma serve davvero? Qualche volta sì, nel senso che ci si può trovare nel bel mezzo di un volo di palmipedi che hanno deciso andare a visitare la zona dell'appostamento e i tre colpi di legge (sia su animali che si sono posati, sia su animali in transito, sia su animali dapprima posati e poi in rapido allontanamento) non sono affatto difficili da terminare.

Ecco, quindi, che un caricamento rapido può tornare utile per cercare di sfruttare un'ulteriore occasione di tiro. Detto così sembra piuttosto facile, ma non lo è; l'emozione dell'incontro (che deve essere presente anche nei cacciatori più scafati e navigati, altrimenti si perde il pathos della cacciata) fa sì che spesso e volentieri non si riesca a ricaricare il semiautomatico così velocemente, limitando l'azione a quanto appena concluso.

Piuttosto che la velocità di caricamento, consiglio di verificare la facilità di caricamento; l'introduzione delle cartucce nel tubo serbatoio (oltre che in camera di scoppio) avviene sovente con le dita guantate nel periodo autunno-invernale e una facilità riscontrata nel compiere l'operazione risulta più proficua di quanto abbiamo detto in precedenza circa la velocità. Si consiglia quindi di effettuare delle "prove in bianco" di caricamento e scaricamento (sempre nelle condizioni di massima sicurezza!), avendo cura di impratichirsi con i comandi (essenzialmente il pulsante di rilascio dell'otturatore, la manetta o tiretto di armamento) e la finestra di alimentazione con l'elevatore delle cartucce, nella parte inferiore della carcassa). Oggi numerosi modelli di semiautomatico dispongono di comandi maggiorati, cosa che favorisce la maneggevolezza dell'arma: non dimentichiamo, infatti, che i lunghi tempi morti dell'appostamento, magari con condizioni climatiche severe, possono intorpidire le membra e gli arti in generale nella reattività muscolare.
Cinematismo: presa gas o inerziale?
Presa (o recupero) di gas, inerziale, lungo rinculo, cosa scegliere? Se il lungo rinculo ha fatto la storia dei semiautomatici (come non pensare ai mitici Auto 5 della Browning, ai modelli Breda o ai 48 AL della Franchi, giusto per ricordare modelli immortali) e non appare più in linea con le esigenze moderne (rinculo talvolta eccessivo, "sbacchettamento" della canna, necessità di regolare accuratamente l'azione del freno prima di iniziare la cacciata e prima di cambiare tipologia di cartucce eccetera), l'agone della competizione si restringe pertanto ai presa di gas e agli inerziali.

Un'eccezione è rappresentata dal fucile Cosmi, praticamente immutato nelle forme, nei pesi e nel funzionamento da più di un secolo; nato per cacciare le palombe nelle Marche, si apre come un basculante, ma può sparare (dove concesso) sino a 8 colpi grazie al serbatoio situato nel calcio. Questa particolare disposizione, unitamente al fatto che è composto da più di 100 pezzi di eccellente manifattura, lo rende un fucile unico e immortale, tuttora presente in alcune vetrine private e in molti sogni degli appassionati.

Le filosofie si sprecano fra gli amanti dell'una o dell'altra soluzione. I vantaggi di un semiauto a presa gas si riflettono essenzialmente nel fatto che generalmente appare più stabile al tiro e può sparare tipologie di cartucce molto diverse senza eccessivi problemi grazie ai pistoni autoregolanti e alla possibilità di espellere i gas non necessari al funzionamento dell'arma.

D'altro canto, il cinematismo inerziale non è da meno; sin dalla sua nascita e introduzione sul mercato, ha conquistato i cuori dei cacciatori grazie alla innegabile rapidità e sicurezza di azione, l'assoluta pulizia del meccanismo (i gas non servono al cinematismo e quindi non corrono il rischio di sporcare la meccanica interna) e una certa snellezza di linee (non essendoci cilindri di espansione gas e pistoni, l'astina può essere più snella e filante). Come unico limite, la necessità di disporre di munizioni che siano in grado di azionare il meccanismo inerziale grazie alla compressione della relativa molla, quindi con un'energia sufficiente. Problema peraltro superato dalle moderne cartucce che fanno funzionare i fucili inerziali già a partire dalle ridottissime grammature di 24 grammi nel calibro 12.
Se proprio un cacciatore si dovesse trovare nelle condizioni di numerosi incontri nell'arco della giornata, un sistema a recupero di gas potrebbe risultare "più morbido" alla spalla per quanto riguarda il rinculo percepito; ogni azienda si è comunque ingegnata per ridurre in modo efficace il rinculo con l'applicazione di ammortizzatori, elastomeri, calcioli, naselli speciali e altro. Diciamo che entrambe le soluzioni possono validamente essere impiegate nella caccia agli anatidi.

Mirino e bindella
La facilità di puntamento è un ulteriore fattore interessante per un cacciatore di acquatici, che si trova frequentemente nelle condizioni di cambiare incannatura, per via dei rapidissimi movimenti in volo (spesso imprevedibili e con traiettorie molto diverse fra loro) di questi uccelli. Poter cambiare linea di mira fa la differenza, senza ombra di dubbio. A questo punto si potrebbe tirare in ballo la presenza o meno della bindella sulla canna del semiautomatico, da sempre oggetto di confronto tra detrattori (pochi) ed estimatori (tanti). La canna senza bindella rimane più libera di vibrare consentendo una maggior precisione al tiro, però questa piccola differenza è raramente apprezzabile, per lo più in cacciatori che hanno numerose primavere di esperienza sulle spalle. La presenza della bindella, sempre più leggera e con pochi punti di vincolo non è più un elemento divisivo, tanto è vero che tutti i fucili moderni la propongono.

Il mirino è da preferirsi in fibra ottica (scegliete voi il colore che più vi aggrada: bianco, verde, giallo, arancione o il classico rosso), ma un riferimento visivo utilizzabile in condizioni di luce fioca è un plus non indifferente. Il tradizionale mirino sferico in argentana o in ottone lo lasceremo ai fucili destinati alla caccia di altri selvatici.
La balistica delle canne…
Partiamo da un assunto: canne fatte male che non sparano come vorremmo non ce ne sono. La balistica nella canna liscia ha fatto passi da gigante e la combinazione canne e strozzatori correlati sono un binomio che permette di affrontare ogni situazione, anche la più difficile in termini di distanza al tiro ed efficacia terminale.

L'adozione di coni di raccordo lunghi (intesi come il tratto che dalla camera di cartuccia convoglia i pallini verso la porzione cilindrica della canna) fa sì che vi siano geometrie diverse a seconda dei vari produttori, ma tutte in grado di diminuire il rinculo percepito e facilitare la progressione dei pallini verso la strozzatura vera e propria con il minor danno possibile ai pallini stessi (derivanti dagli urti fra le sferette). Quei pochi centimetri hanno rappresentato un poco l'evoluzione di questi ultimi decenni nel campo della balistica delle canne. Si aggiunga, poi, che i moderni processi di industrializzazione e costruzione hanno permesso di ottenere canne ben protette contro il salmastro e l'umidità, due condizioni che sono un vero e proprio attentato all'integrità dei fucili da utilizzare in ambiente acquatico. Non a caso alcuni vecchi fucili, pur perfettamente funzionanti, presentano camolature interne (macchie sulla superficie interna della canna, in anima, sino ad arrivare a vere e proprie erosioni) che ne compromettono la struttura e quindi la resistenza; di fatto ne impediscono il corretto utilizzo. L'aria salmastra rovina non soltanto la parte interna delle canne, anche se protetta dalla cromatura (processo che ne rallenta soltanto l'insorgenza, in assenza di un'adeguata manutenzione), ma anche la parte esterna, con compromissione della brunitura e usura precoce delle parti metalliche.

… e la sua evoluzione
Vi sono poi teorie circa la maggior precisione delle canne realizzate senza cromatura interna, grazie alla maggiore elasticità dell'acciaio trilegato del tubo. Tutto vero (e alcuni cannonieri come Bentivoglio o Luterotti erano molto famosi fra i cacciatori di anatre proprio per questo motivo) ma la stragrande maggioranza dei cacciatori credo che non sia capace di apprezzare i vantaggi della presenza o dell'assenza di una cromatura. Senza contare che la cromatura – come dicevamo – protegge la canna stessa ed appare irrinunciabile ai tempi moderni. Un'azienda leader, quale la Benelli, ha cominciato a proporre il BE.S.T, acronimo di Benelli Surface Treatment, un rivestimento in grado di proteggere in un modo mai visto prima le parti metalliche che sono state trattate, grazie a nanotecnologie inimmaginabili sino a pochi anni fa.

La stessa Benelli più di recente ha rivoluzionato il mercato introducendo le canne A.I. (acronimo di Advanced Impact) che, per mezzo di una nuova ingegnerizzazione completa dei diametri e degli spessori del tubo, ha consentito di realizzare una canna che spara più lontano con una migliore balistica terminale. Se i miglioramenti sono particolarmente graditi perché anche un piccolo passo è una grande conquista in un settore tutto sommato stagnante quale quello delle armi, ancor più apprezzabile è il vantaggio che le canne A.I. possono offrire con lo sparo di munizioni alternative al piombo.
Il tema del mimetismo

Una buona soluzione per la protezione delle parti metalliche sono i rivestimenti camouflage, sia come modelli presentati sul mercato tal quali, sia come possibilità di rivestirli nell'after market. Il camouflage altro non è che un rivestimento (pellicola) in vari pattern mimetici (dal Timber per il bosco al classico Max-5 per l'ambiente acquatico, passando per tutte una serie di pattern più o meno simili) che assicura una grande resistenza al salmastro e all'usura derivante dal contatto con l'epidermide, con il sudore acido naturale della pelle e delle mani e con lo sfregamento a contatto con tessuti e/o attrezzature. Il rivestimento permette inoltre un'eccellente mimetizzazione nell'ambiente in cui si caccia.
Gli strozzatori
Anche se le politiche economiche aziendali spingono per una dotazione sempre più ristretta di strozzatori con la vendita dell'arma, in genere il numero è più che sufficiente per il 90-95% delle situazioni venatorie e raramente si dovrà ricorrere a un acquisto integrativo. Ci sentiamo comunque di consigliare un'occhiata attenta al mercato dei cosiddetti strozzatori universali, costruiti con le filettature necessarie per il montaggio sui fucili delle primarie aziende produttrici. A volte sono dei piccoli capolavori, costruiti tanto bene da sembrare delle "canne in miniatura" a guardare la geometria interna. E, alla prova dei fatti, che sia la placca o il selvatico, funzionano molto bene. Spesso il gioco vale la candela, nel senso dell'acquisto magari di quel particolare valore di strozzatura che ci può servire per la caccia o per la possibilità di sparo delle munizioni preferite o alternative al piombo. Da guardare con attenzione, anche se non è il primo pensiero di chi compra un fucile specialistico per le anatre. Diciamo che può essere il passo successivo, quando si cerca quel qualcosa in più per migliorare e affinare tecnica e risultati sul campo. Anzi, sull'acqua…
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