Il consumo dell'agnello a Pasqua racconta un legame profondo tra tradizione, allevamento estensivo e tutela del paesaggio rurale e della biodiversità
Il consumo dell'agnello a Pasqua racconta un legame profondo tra tradizione, allevamento estensivo e tutela del paesaggio rurale e della biodiversità - © Tim Pokorny
Pubblicato il in Taccuino
di Giuliano Milana

Lettera pasquale dal mondo rurale a una "pia dama"

Gentile Signora,
con animo rispettoso, desidero porre alla sua attenzione un argomento di vitale importanza per la sopravvivenza delle nostre tradizioni rurali e per la salvaguardia del territorio.

L'allevamento di animali da carne, come agnelli, vitelli e capretti, rappresenta un pilastro fondamentale della nostra cultura gastronomica e, non ci crederà, anche della biodiversità.

Se questi animali non venissero allevati e macellati, non potremmo gustare i formaggi e i latticini che arricchiscono le nostre tavole e che sono parte integrante della nostra identità culinaria, oltre che eccellenze riconosciute a livello internazionale. È importante sottolineare che la scelta di consumare carne di agnello garantisce la sopravvivenza di un sistema di allevamento, in particolare quello estensivo, che svolge un ruolo fondamentale nel preservare il territorio e il paesaggio tipici del nostro Paese.

Le zone marginali, spesso inadatte ad altre attività agricole, trovano nuova vita grazie a questo tipo di allevamento. I pascoli incontaminati, brulicanti di biodiversità, sono un baluardo contro l'abbandono e l'incuria, e offrono habitat ideali per determinati elementi della flora e della fauna. La pastorizia alpina, appenninica o delle nostre isole svolta col bestiame allo stato brado è un esempio di compatibilità fra esigenze dell'uomo e conservazione della biodiversità; nelle praterie alpine vivono e si riproducono molte specie di uccelli di elevato interesse per la conservazione.

Senza il prezioso lavoro degli allevatori, non solo la nostra tavola sarebbe impoverita, ma perderemmo anche un patrimonio inestimabile di biodiversità e di cultura rurale.

Per concludere, vorrei ricordarle che anche la produzione di specialità gastronomiche come i cannoli siciliani, la pastiera napoletana, la pizza margherita (solo per citarne alcune) dipende dall'allevamento di animali da latte. Per non parlare della mozzarella di bufala, del gorgonzola, del Parmigiano Reggiano, del Grana Padano, del Taleggio... l'elenco sarebbe lunghissimo! Non è solo cibo: è cultura. Tanto che la cucina italiana è stata riconosciuta patrimonio immateriale UNESCO. E senza allevamento, semplicemente, non esisterebbe.

La scelta di consumare questi prodotti contribuisce a sostenere un sistema virtuoso che valorizza le nostre eccellenze e, al contempo, tutela il territorio.

Con sincera cordialità, invitandola a conoscere da vicino le realtà agricole del nostro territorio, le porgo i miei migliori auguri per un'imminente e serena Pasqua.

Dal mondo rurale, con immutata passione,
Giuliano Milana


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