A caccia in Scozia, con il moderatore di suono. I benefici venatori sono notevoli. Se l'acquisto, la detenzione e l'impiego fossero correttamente normati non ci sarebbero rischi di un impiego illegale
A caccia in Scozia, con il moderatore di suono. I benefici venatori sono notevoli. Se l'acquisto, la detenzione e l'impiego fossero correttamente normati non ci sarebbero rischi di un impiego illegale - © Hunting Log
Pubblicato il in Caccia responsabile
di Matteo Brogi

Moderatori di suono: 3 buoni motivi per autorizzarli a caccia

L'impiego dei moderatori di suono a caccia trova, in Italia, molti oppositori anche tra i cacciatori, preoccupati dei possibili utilizzi illegali che ne possono essere fatti. All'estero, però, il loro impiego è stato sdoganato dalle esperienze di numerose nazioni, senza che si sia registrato un incremento del bracconaggio

Recenti esperienze venatorie in Finlandia e Germania mi inducono a trattare un tema controverso, capace di scaldare - al pari di pochi altri - gli animi dei cacciatori: quello dell'impiego del moderatore di suono, quell'accessorio impropriamente definito dai più come "silenziatore". Utilizzabile da tempo negli Stati Uniti (dove è legale in 42 Paesi e consentito a caccia in 37), in Europa è stato ormai sdoganato in numerose nazioni; porto qualche esempio, di cui ho conoscenza diretta, che non ha pretesa di esaustività: Francia, Finlandia, Norvegia, Svezia, Danimarca, Polonia, Regno Unito e numerosi Länder della Germania. Una lista che va ad allungarsi progressivamente ma continua a vedere l'assenza dell'Italia.
In Italia, oltre a essere vietati da una legislazione che risale addirittura al 1939, i moderatori di suono hanno una pessima reputazione anche tra tanti cacciatori che in essi vedono uno strumento in grado di favorire pratiche venatorie illegali.

Moderatori di suono o silenziatori?

Per affrontare il tema è utile cominciare da un'analisi lessicale. Il lemma "silenziatore", che ancora troppo spesso identifica questi strumenti, è probabilmente una della cause che li ha resi un tabù. Insieme a tanta cinematografia che ne dà una rappresentazione fuorviante. I moderatori, infatti, hanno la capacità di ridurre la consistenza di una sola delle tre componenti che determinano la detonazione: il suono prodotto dall'espansione dei gas alla volata.

La rumorosità meccanica dell'arma e l'onda balistica prodotta da un proiettile che superi la velocità del suono non vengono minimamente condizionate. Il moderatore ha la capacità di ridurre il picco della rumorosità di 20-35 decibel, un valore che porta a circa 110 dB la detonazione associata a un piccolo calibro e a circa 130 dB quella dei calibri più prestanti. Per intenderci, il rumore di un martello pneumatico nel primo caso, il rombo dei motori di un jet al decollo nel secondo. Questo dovrebbe spazzare via alcune suggestioni ben radicate anche tra i cacciatori: il moderatore non "silenzia" l'arma, semmai ne modera... la voce.

Una sessione di tiro preparatoria all'uscita venatoria, in Svezia. I moderatori di suono non
Una sessione di tiro preparatoria all'uscita venatoria, in Svezia. I moderatori di suono non "silenziano" l'arma ma riducono la consistenza di una delle tre componenti che determinano la detonazione: l'espansione dei gas alla volata - © Matteo Brogi

Certo, si può ridurre ulteriormente la detonazione associando al moderatore l'uso di proiettili subsonici (che quindi viaggiano a velocità inferiori a quella del suono - circa 344 m/s a 20° C) ma con considerevoli limitazioni in termini di energia cinetica e quindi di lesività: se prendessimo per esempio una cartuccia Interbond di Hornady con palla da 150 grani (che in .308 Winchester ha una V zero di 859 m/s e un'energia alla volata di 3.647 Joule) e ne riducessimo la velocità a 343 metri al secondo, spunteremmo un'energia di 578 Joule alla volata. Insufficiente per qualsiasi ungulato intendessimo insidiare.

Effetti favorevoli

Dove consentito, il soppressore di suono è gradito dai cacciatori per vari ordini di motivi.
Il primo, il più banale ma forse il più importante in termini di relazione con un ambiente sociale spesso ostile alla caccia, è quello di minimizzare l'impatto - anche se solo acustico - dell'attività venatoria in contesti densamente popolati.
Il secondo, più sostanziale, è riferito al minor disturbo che viene recato dall'attività venatoria alla fauna selvatica, che viene a subire uno stress minore nel suo ambiente naturale. A fianco di questa osservazione va inoltre notato che un prelievo effettuato in maniera più discreta favorisce il completamento dei piani d'abbattimento, la cui aleatorietà è un elemento critico della gestione cui siamo chiamati a contribuire come cacciatori di selezione.
Il terzo elemento è un sostanziale incremento della precisione e una maggior confidenza del cacciatore con l'arma grazie alla riduzione del rinculo sempre associata all'impiego dei moderatori.
Potrei poi aggiungere qualche considerazione a favore della protezione dell'udito del cacciatore, ma a questo si può sopperire utilizzando tappi o cuffie, passive o elettroniche.

Effetti negativi

E allora perché tutti questi pregiudizi? Per parlarne devo fare un passo indietro nel tempo. A gennaio 2017 pubblicai una copertina di Cacciare a Palla in cui un cacciatore portava a tracolla una carabina munita appunto di moderatore; la fotografia era stata scattata in Scozia, quindi nel pieno rispetto delle leggi. Nell'arco di pochi giorni ricevetti in redazione telefonate, email, lettere di critica. Un lettore, in particolare, contestava la scelta sostenendo che «Il silenziatore è sinonimo di bracconiere o, comunque, di caccia illegale».

La copertina di gennaio 2017 che provocò un infuocato dibattito all'interno della comunità dei cacciatori di selezione
La copertina di gennaio 2017 che provocò un infuocato dibattito all'interno della comunità dei cacciatori di selezione - © Matteo Brogi

Il fatto che il moderatore di suono (spesso di fattura artigianale) sia utilizzato dai bracconieri non significa che non se ne possa ipotizzare un uso legale e coerente con i principi della caccia sostenibile. E aggiungo: un'eventuale legalizzazione del suo uso non risolverebbe certo il grave problema del bracconaggio ma non lo peggiorerebbe neppure; mi pare evidente che un bracconiere non attende un'autorizzazione per acquisire un silenziatore e nemmeno ha interesse a denunciarlo. Per evitare rischi, sarebbe sufficiente imporre la denuncia di acquisto e detenzione e l'individuazione di un perimetro normativo ben definito nel quale utilizzarlo. Sostenere che la diffusione dello strumento faciliterebbe l'illegalità è un discorso molto rischioso perché fa il verso a quello di chi sostiene che la diffusione delle armi favorisce il crimine.

Chiarito questo punto, tra gli effetti negativi vanno menzionati l'incremento di lunghezza e di peso dell'arma che, effettivamente, diventa un po' più ingombrante (un aspetto tecnico su cui ha già molto lavorato l'industria per attenuarne l'impatto).

Una visione positiva della persona

Io combatto la logica che vieta la diffusione dei moderatori di suono perché risponde a una visione dell'uomo negativa, riduttiva. Negativa come quella dell'uomo-lupo di Hobbes, che va ingabbiato perché di per sé immorale. Riduttiva perché c'è chi pensa che l'uomo sia insufficiente a se stesso.

In questa epoca irta di totem giuridici voglio invece rivendicare una visione positiva della persona, delle sue associazioni, delle sue azioni. E combatto la follia regolatoria, la necessità di normare tutto, che annulla la responsabilità personale e comunitaria delle nostre azioni, dove quella personale è quella del singolo cacciatore - che ci piace credere profondamente coinvolto nella gestione del comune bene naturale - e quella comunitaria è rappresentata dall'associazionismo venatorio che dovrebbe proporre modelli di comportamento ed essere impietoso con chi si pone al di fuori delle regole. Denunciando autonomamente chi pratica il bracconaggio, per fare un esempio.

Tra gli aspetti negativi associati al silenziatore è da considerare l'aumento delle dimensioni e del peso dell'arma
Tra gli aspetti negativi associati al silenziatore è da considerare l'aumento delle dimensioni e del peso dell'arma - © Merkel media bank

In questa Italia manca la fiducia in quelle che Indro Montanelli definiva le virtù borghesi: le umane capacità, la libera iniziativa, lo slancio individuale, il coraggio, la responsabilità per gli esiti delle proprie azioni. Certo, con alcuni comportamenti dissennati, il cacciatore nel tempo ha contribuito a produrre il dissesto ambientale che caratterizza la nostra epoca. Ma oggi la ricostruzione passa da lui, passa da noi. E sarebbe giusto responsabilizzarci perché, con la nostra esperienza sul campo, si sia in grado di dare un contributo concreto alla comunità in cui si vive. Il cacciatore è dotato di volontà e sa come agire per essere attore positivo in questo processo. Ed è la volontà che lo distingue dalle bestie e gli permette di operare con una prospettiva diversa dall'immediato soddisfacimento di un piacere.

L'approccio regolatorio ci condanna all'immobilismo. Rappresenta la visione paternalista di uno Stato invadente che supera il confine tra l'interesse pubblico e quello privato. Che vede nell'uomo un attore incapace di regolarsi e moderarsi autonomamente. Che si dimentica che la responsabilità è sempre personale e l'eventuale comportamento illegittimo di un singolo non deve far ricadere la colpa su un'intera categoria. Questo vale un po' per tutto, pure per l'impiego futuro o futuribile dei moderatori di suono. Ed è per questo che mi farebbe piacere che venissero consentiti, pur se rigorosamente normati.

Questo articolo sviluppa i miei contenuti pubblicati su Cacciare a Palla di marzo 2017 e sul blog di Armi Magazine, sempre nel 2017.

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