
di Matteo Brogi
Modifica legge 157: una voce A FAVORE
Dalla tutela passiva alla gestione attiva della fauna: il Consiglio Internazionale della Caccia sostiene la riforma della legge 157/92 come passo necessario verso una conservazione moderna e responsabile
La proposta di modifica della legge 157 ha portato alla formazione di due schieramenti tra loro contrapposti. Oltre i detrattori e le voci entusiaste a prescindere, si segnala la posizione della delegazione italiana del CIC - Conseil international de la chasse, che si è espressa tramite il professor Giovanni Persona, delegato CIC presso il Comitato faunistico venatorio nazionale.
Un documento presentato dal Consiglio Internazionale della Caccia alla VIIII Commissione del Senato evidenzia una serie di elementi migliorativi rispetto alla normativa vigente. In particolare:
- maggiore flessibilità nelle modalità di caccia;
- gestione faunistica più attiva, con un ruolo ampliato per le Regioni e l’impiego di nuove tecnologie;
- miglior controllo della fauna selvatica, comprese le specie invasive;
- semplificazione normativa e revisione dei calendari venatori;
- equilibrio tra tutela dell’agricoltura, biodiversità e sostenibilità;
- maggiore sicurezza nell’attività venatoria.
Secondo Giovanni Persona - fondatore dell’ABIF e operativo in posizioni di vertice nel mondo associazionistico venatorio italiano - la riforma in esame al Senato si spinge a considerare l’attività venatoria come uno strumento di gestione ambientale integrata, inserita a pieno titolo tra le attività di pubblica utilità e «tende alla positività». Il suo giudizio non è ideologico, ma tecnico e culturale, radicato nei cambiamenti intervenuti a livello costituzionale e scientifico negli ultimi trent’anni.
Caccia e Costituzione: è tempo di fare chiarezza
«Dopo la modifica dell’articolo 9 della Costituzione, che riconosce esplicitamente il valore della biodiversità e dell’ambiente, è indispensabile una legge che vada oltre la semplice “protezione” della fauna, per arrivare a una “conservazione” attiva e responsabile, anche attraverso l’attività venatoria». È questa la chiave di lettura che secondo Persona dovrebbe guidare il legislatore. E che il CIC, nel suo contributo alla Commissione VIII del Senato, ha pienamente sposato.
L’approccio si fonda su un riconoscimento: la caccia non è un’attività ricreativa ma uno strumento di bioregolazione. Chi la esercita con serietà, competenza e passione – il cacciatore moderno – è un operatore che offre volontariamente un servizio alla collettività. Contiene gli squilibri faunistici, limita i danni all’agricoltura, partecipa al controllo delle specie invasive, collabora nella lotta alle malattie animali e concorre alla raccolta di dati per la ricerca scientifica.
Le proposte di integrazione: evoluzione, non rottura
Pur esprimendo un giudizio favorevole sulla proposta in discussione, il CIC avanza anche alcune proposte di modifica per rendere la legge ancora più coerente con le esigenze attuali di gestione faunistico-ambientale. Tra le principali:
- sostituzione del termine “protezione” con “conservazione” nel titolo della legge: una modifica non semplicemente lessicale ma sostanziale, che sottolinea la ricerca attiva dell’equilibrio ecologico tramite l’attività venatoria;
- rimozione del lupo (Canis lupus) dalle specie particolarmente protette, in coerenza con il declassamento del suo status a livello europeo e nazionale;
- revisione delle norme sui richiami vivi, in linea con la direttiva europea e con le prassi scientifiche consolidate;
- riconoscimento e distinzione dei richiami di cattura rispetto a quelli d’allevamento, per una gestione più trasparente e tracciabile;
- inclusione del demanio marittimo nella programmazione venatoria, per evitare il blocco della caccia agli acquatici e mantenere l’accesso alle aree tradizionalmente frequentate dai migratori;
- estensione delle specie cacciabili, tra cui l’oca granaiola (Anser fabalis), l’oca selvatica (Anser anser) e lo stambecco (Capra ibex), ove le condizioni di conservazione lo consentano e secondo criteri scientifici e territoriali;
- abolizione del divieto di caccia sui valichi montani, misura obsoleta, inefficace e non supportata da normative o dati scientifici europei;
- adeguamento delle regole sui natanti utilizzati nella caccia, per armonizzare la normativa italiana con l’allegato IV della direttiva 2009/147/CE;
- chiarezza sulle zone umide soggette a divieto d’uso del piombo, con cartelli perimetrali obbligatori che definiscano in modo certo le distanze di rispetto.
Il cacciatore come attore sociale e culturale
In questo quadro, Giovanni Persona rilancia un messaggio centrale: «Il cacciatore deve essere riconosciuto non solo come fruitore di una risorsa, ma come operatore attivo e consapevole che agisce per il benessere dell’intera società».
La riforma della 157 non è dunque, secondo Persona e il CIC, un attacco ideologico alla fauna. Al contrario, è l’occasione per riconoscere formalmente il ruolo positivo del cacciatore nel governo della biodiversità.
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