Ottobre e novembre sono i mesi per eccellenza per la caccia da appostamento fisso ai colombacci con i richiami
Ottobre e novembre sono i mesi per eccellenza per la caccia da appostamento fisso ai colombacci con i richiami - © Giuliano Del Capecchi
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di Diana & Wilde

Passo: due mesi attesi per un anno

Per il migratorista puro, quello, per intendersi, che caccia turdidi e colombacci sia da appostamento che in forma vagante, la durata e la consistenza del passo autunnale, insieme alla presenza di abbondanti pasture, sono fattori determinanti per le sorti di tutta la stagione venatoria. Vediamo insieme come affrontare questo magico periodo

di Giuliano Del Capecchi

Se, fino a qualche anno fa, il passo autunnale degli uccelli, che dal Nord Europa si dirigono verso sud per passare l'inverno, si concentrava prevalentemente – nel nostro Paese – da fine settembre a fine ottobre, con un'appendice nei primi dieci giorni di novembre per sasselli e cesene, da qualche anno a questa parte le cose sono un po' cambiate, con il periodo del passo che si è dilatato per arrivare addirittura all'ultima decade di novembre. Questo dato di fatto va poi naturalmente rapportato alle varie regioni italiane: nel Nord Italia il passo di bottacci e merli inizia sempre intorno alla terza decade di settembre per avere il colmo del transito entro il 15 ottobre mentre in Appennino in genere parte ai primi di ottobre per avere il colmo entro il 20-25 ottobre.

Un discorso a parte lo meritano i colombacci che ormai da anni colorano i nostri cieli da inizio ottobre a fine novembre sia con contingenti di passo che per erratismi alimentari di soggetti stanziali o quasi alla costante ricerca di pasture. Sasselli e cesene sono invece uccelli che arrivano sul nostro territorio alla fine del passo di tordi bottacci e merli e il loro transito sul nostro territorio, specie per quanto riguarda le cesene, è spesso altalenante soprattutto al centro-sud.

Spesso, in Appennino durante il passo autunnale c'è anche nascita di funghi. Nella foto un meraviglioso Boletus Aestivalis in una faggeta
Spesso, in Appennino durante il passo autunnale c'è anche nascita di funghi. Nella foto un meraviglioso Boletus Aestivalis in una faggeta - © Giuliano Del Capecchi

Sono circa trent'anni, con qualche periodo in cui in alcune Regioni è stata consentita la caccia in deroga ad un numero limitato di piccoli uccelli come i fringuelli, che il migratorista puro, quello che caccia vagante o da appostamento fisso o temporaneo con i richiami o senza, deve per forza focalizzare la propria attenzione su bottacci, merli, sasselli, cesene, colombacci e allodole, con i più fortunati che possono anche dedicarsi agli storni, consentiti in deroga da alcune Regioni per tutelare la produzione di frutta, uva e olive. Il fatto di poter cacciare poche specie ha portato due cose: la iperspecializzazione di alcuni cacciatori che hanno scelto una sola pratica venatoria e la forte pressione venatoria verso queste specie, mitigata solo dal fatto che purtroppo i cacciatori sono sempre meno…

Tempo di passo

Senza piangersi troppo addosso, come ogni anno siamo qui a parlare di caccia e del passo autunnale, uno dei momenti più attesi dagli appassionati di tutta Europa e che, come al solito, cercheremo di vivere tutto di un fiato, provando ad essere sempre presenti sul passo, al capanno o sul palco, perché per esperienza diretta, in tanti anni di caccia al valico, posso dirvi che quasi sempre la giornata giusta sarà quella in cui non ci saremo. Scherzi a parte, la scelta o la possibilità di essere sempre presenti è la migliore, ma occorre utilizzare la testa soprattutto nella scelta del posto.

Il tordo è il protagonista numero uno del mese di ottobre e viene cacciato da appostamento fisso, temporaneo, sparando al volo sui valici e alla scaccia di siepi e boschetti
Il tordo è il protagonista numero uno del mese di ottobre e viene cacciato da appostamento fisso, temporaneo, sparando al volo sui valici e alla scaccia di siepi e boschetti - © Giuliano Del Capecchi

La linea di migrazione scelta dagli uccelli è sempre determinata dalle condizioni meteo e dai venti. Nelle giornate serene e prive di vento si avrà sempre una migrazione costante verso sud sia sulle coste che in montagna, mentre con i venti che spirano dai quadranti settentrionali sarà da preferire la linea di migrazione che dalla Liguria segue la costa tirrenica, così come con venti da sud - sud/est e sud/ovest saranno le bocchette appenniniche a vedere il maggior numero di uccelli transitare verso sud. In presenza di vento anche le linee di volo degli uccelli si abbassano notevolmente aumentando molto le possibilità dei cacciatori, specie per quanto riguarda i colombacci che in Appennino, affrontando frontalmente il vento contrario dai quadranti meridionali, seguono la vegetazione del bosco per arrivare a valicare i passi sfiorando le vette degli alberi. Una caccia vecchia come il tempo che spesso costringe gli appassionati a partire nel cuore della notte nella speranza di riuscire a occupare le postazioni migliori in attesa dell'alba, il momento della giornata più atteso da tutti noi migratoristi.

La fine del mese di ottobre e l'inizio di novembre spesso regalano ottime giornate di passo, con transito di tante specie di uccelli compresi i colombacci
La fine del mese di ottobre e l'inizio di novembre spesso regalano ottime giornate di passo, con transito di tante specie di uccelli compresi i colombacci - © Giuliano Del Capecchi

Lo spollo

I turdidi migrano principalmente di notte e questo lo possiamo verificare molto spesso quando, in parata ad attendere l'arrivo dell'alba, nel buio della notte sentiamo nitidamente gli zip dei tordi e gli strisci dei merli o dei sasselli che valicano il passo. Lo spollo mattutino è un po' la coda di questi movimenti notturni ed è per molti cacciatori il momento di caccia più bello in assoluto, soprattutto perché spesso determina anche il proseguimento positivo o negativo della giornata. Allo spollo si spara di imbracciatura, in condizioni di scarsa visibilità e ad uccelli veloci, per cui per avere successo, oltre ad essere predisposti per questo tipo di tiro, dovremo anche posizionarci sulla linea di volo seguita dai selvatici scegliendo il punto migliore per noi, impiegare un fucile facile al brandeggio e perfetto per le nostre misure, con canna cyl o **** e magari anche impiegare cartucce senza contenitore o dispersanti a piombo 11 o 12, binomio, quest'ultimo, in grado di generare rosate ben guarnite e compatte anche a brevi distanze (fino ai 20 metri).

Se si caccia sui valichi appenninici dovremo anche tener conto che nella quasi totalità dei casi i turdidi allo spollo transiteranno proprio nel centro del passo per cui le parate migliori saranno la centrale e le due laterali. Nelle giornate migliori, dopo la sfuriata a cavallo dell'alba, gli uccelli continueranno a transitare sul passo anche successivamente e, se presente il vento giusto, lo faranno sempre a quote di volo molto basse, aumentando la possibilità di fare ottimi carnieri. Con l'avanzare della luce conviene tenere in prima canna una dispersante e in seconda o anche in terza, nel caso dell'impiego di un semiautomatico, cartucce bior a piombo 10 o 9, ottime per i turdidi ma in grado di fermare anche il primo colombaccio della giornata che arriva quasi sempre basso e veloce.

L'uccello blu

Già, i colombacci. Gli uccelli migratori più cacciati in tutta Europa, che fortunatamente sono sempre più in crescita sia come quantitativi in migrazione che come popolazione stanziale. Proprio loro saranno i diretti responsabili delle sorti di ogni nostra giornata di passo, soprattutto perché si spostano con il favore della luce facendosi vedere di più al mattino tra le 7:30 e le 11:00 e nel pomeriggio dopo le 15:00, quando cercano un luogo sicuro di rimessa per mangiare e passare la notte in attesa di ripartire verso sud la mattina successiva. In autunno, in Italia, vengono cacciati sui passi, sulle pasture sia con i richiami che senza, da appostamento fisso e temporaneo con i richiami sia da terra che dal palco. Qui ci occuperemo principalmente della caccia al valico, fatta di lunghi appostamenti e di attese spasmodiche con gli occhi puntati sui riferimenti di sempre: un crinale, un grosso albero, un riferimento sul monte davanti a noi che ci aiutano a capire, grazie all'esperienza accumulata nel tempo, dove andranno a transitare i colombacci avvistati.

Ottobre e novembre sono mesi che gli appassionati cacciatori di colombacci dal palco vivono quasi interamente sul capanno, a scrutare il cielo in attesa di scorgere un nuovo branco
Ottobre e novembre sono mesi che gli appassionati cacciatori di colombacci dal palco vivono quasi interamente sul capanno, a scrutare il cielo in attesa di scorgere un nuovo branco - © Giuliano Del Capecchi

Nella caccia a questi uccelli, il corretto posizionamento del nostro appostamento temporaneo in rapporto alle condizioni meteo risulterà sempre determinante. Va detto che, come tutti gli uccelli migratori, anche il colombo se non disturbato cerca di attraversare il passo proprio nel centro di questo, ma a differenza dei turdidi, gli "uccelli blu" in presenza di venti trasversali o di cielo sereno e calma piatta, molte volte sfruttano gli affili laterali del passo magari guidati come per magia dalla presenza di un'abetaia, di una pineta o semplicemente di un singolo grosso albero che funge da punto di riferimento. Se provo a pensare quante volte ho sbagliato posto semplicemente scegliendo tra due possibilità, specie in condizioni di tempo stabili, mi stufo addirittura di contare.

L'unico fattore che determina con certezza o quasi la linea di transito dei colombacci sul passo è il forte vento contrario alla migrazione che li costringe ad abbassare la quota di volo e a transitare per lo più nel centro esatto del valico, guidati nel volo verso sud dal seguire la gola che arriva alla bocchetta. Nelle giornate migliori i primi colombacci si vedono appena terminato lo spollo: singoli o in piccoli branchetti di poche unità iniziano a passare per poi progressivamente aumentare sia nel numero dei branchi avvistati che in consistenza numerica, tanto che nel silenzio a volte si avverte il frusciare delle ali dei grandi branchi addirittura prima di avvistarli.

Esperienza, armi e cartucce adatte

Si tratta di una caccia fatta di esperienza, conoscenza del luogo di caccia e delle abitudini dei selvatici rispetto alle condizioni meteo e che deve essere affrontata in modo da essere pronti a tutto. Un fucile semiautomatico (meglio) o basculante in calibro 12 o 20 (anche se sono tanti, compreso il sottoscritto, che impiegano con successo anche il 28) con canne da almeno 70 cm dotate di strozzatori intercambiabili è l'arma perfetta per questa forma di caccia. In caso di utilizzo di un semiautomatico può far comodo anche una prolunga in/out da 5 -10 cm strozzata * o **.

Le cartucce dovranno essere scelte con cura rispetto anche alle linee di volo scelte dai selvatici, per cui dovremo avere con noi munizioni con borra in feltro (in caso di possibilità di tiri a medie distanze) e con contenitore a piombo 7-6 e 5. Utili anche cariche semi magnum (32 gr per il 20 e 40-42 per il 12) per tentare qualche tiro a lunga distanza o da tenere in ultima canna. Tanti impiegano anche le magnum ed è una loro libera scelta, ma l'etica del buon cacciatore ci impone, anche nel rispetto di chi pratica altre forme di caccia al colombaccio, di sparare solo ad uccelli a tiro pieno, in modo da evitare ferimenti e disturbo; sparare a uccelli a 50 - 60 metri non ha senso anche se qualche volta, per caso, qualcuno cade anche.

Il carniere dell'autore in una mattinata di passo. Giornate del genere non sono molto comuni e vengono sempre ricordate con grande piacere
Il carniere dell'autore in una mattinata di passo. Giornate del genere non sono molto comuni e vengono sempre ricordate con grande piacere - © Giuliano Del Capecchi

Una cosa da ricordare sempre è che se nel pomeriggio dalle 15:30 fino quasi a buio si vedono passare colombacci, la mattina seguente sarà certamente molto redditizia specie nelle prime ore della stessa, quelle che saranno interessate dallo spollo e dai voli dei branchi che hanno passato la notte nelle vallate che conducono ai valichi.

Chi è abituato non si fa impressionare ma, credetemi, l'improvviso arrivo di un grande branco di colombacci sulla bocchetta e a tiro è un'emozione unica che molto spesso porta i cacciatori meno esperti a sparare nel branco senza, naturalmente, ottenere nessun risultato. La regola, vecchia come il tempo, è mirarne bene uno e abbatterlo per poi passare ad un altro. Se si ferisce con il primo colpo si continua a sparare a questo: il colombaccio è un ottimo incassatore e cade morto solo se ben centrato. Se i colombacci sono tanti non dobbiamo aver fretta e sparare ai primi, perché in questo caso potrebbero tornare indietro senza poi ripassare dal passo e poi perché molte volte la coda del branco transita ad altezze inferiori rispetto alla testa. Sta al cacciatore che "chiama" l'arrivo dei colombacci avvistandoli per primo, comunicare agli altri colleghi presenti nelle parate limitrofe se sparare o attendere gli ultimi avvisando che dietro ce ne sono di più bassi.

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