
di Matteo Brogi
Pulsar Symbion LRF DXR50, binocolo multispettro di seconda generazione
Con la nuova famiglia Symbion, Pulsar evolve il concetto di binocolo multispettrale, integrando visione termica, digitale 4K, illuminatore infrarosso e telemetro laser. Abbiamo provato il modello LRF DXR50
Pulsar, nel 2026, ha rinnovato la propria proposta di binocoli multispettrali presentando la famiglia Symbion LRF, forte di due modelli: DXR50 e DXT50. Si tratta di strumenti che riuniscono in un solo apparecchio visione termica e digitale, consentendo l'osservazione della fauna nell'intero arco della giornata e in condizioni di illuminazione molto differenti. Una soluzione che risponde all'esigenza di individuare rapidamente un animale, riconoscerne le caratteristiche e interpretare il contesto nel quale si trova.

Per Pulsar non si tratta di un debutto assoluto. Il costruttore lituano ha già affrontato il tema con il Merger Duo NXP50, presentato all'inizio del 2024, che combinava un sensore termico da 640x480 pixel con uno digitale da 1.920x1.200 pixel. I nuovi Symbion introducono sensore digitale 4K da 3.840x2.160 pixel, display AMOLED Full HD, telemetro laser integrato e stabilizzazione elettronica dell'immagine. Il peso scende a un chilogrammo.
La famiglia comprende due modelli che condividono sostanzialmente architettura e funzionalità, differenziandosi principalmente per il sensore termico. Il DXT50 impiega un microbolometro da 1.280x1.024 pixel, contro i 640x480 del DXR50, entrambi con pitch di 12 micrometri. La maggiore risoluzione del primo si traduce anche in un campo visivo più ampio, 30,7 metri contro 15,4 a 100 metri di distanza, e in un ingrandimento di partenza inferiore, 2x anziché 4x. Il DXR50 privilegia quindi l'osservazione a distanza, mentre il DXT50 risulta sulla carta più versatile nell'esplorazione di ambienti estesi o articolati.

La differenza si riflette sul prezzo, sensibilmente superiore per il DXT50, e sull'autonomia dichiarata: dieci ore complessive per il DXR50 e otto per il DXT50, utilizzando in entrambi i casi le due batterie fornite in dotazione. Per questa prova, il distributore italiano Adinolfi mi ha fornito il Symbion LRF DXR50.
Due tecnologie complementari
Ho già approfondito il funzionamento e le potenzialità di questi sistemi nell'articolo Ottiche multispettrali, la nuova frontiera tra termico e digitale. Vale comunque la pena richiamare il principio alla base del loro impiego. Gli strumenti multispettro combinano le due tecnologie di osservazione notturna disponibili: la termografia rileva la radiazione infrarossa emessa dai corpi in funzione della loro temperatura, permettendo di individuare la presenza di animali anche nell'oscurità; la visione digitale, invece, sfrutta la luce visibile e il vicino infrarosso per restituire informazioni sull'aspetto dell'animale e sull'ambiente circostante. Il vantaggio del multispettrale consiste nella possibilità di passare rapidamente da un sistema all'altro o di utilizzarli contemporaneamente, senza dover cambiare strumento.

Nel Symbion DXR50 il canale termico impiega un sensore non raffreddato da 640x480 pixel, con obiettivo da 50 mm e apertura F/1,0. La sensibilità termica del sistema, espressa attraverso il parametro sNETD, è inferiore a 18 millikelvin, mentre la frequenza di aggiornamento è di 50 Hz. Il campo degli ingrandimenti dichiarato va da 4 a 32x. La portata teorica di rilevamento di un soggetto delle dimensioni di un cervo arriva a 2.300 metri. È importante distinguere questo dato dalla distanza alla quale diventa possibile riconoscere con sicurezza la specie o apprezzare dettagli morfologici: il rilevamento di una sorgente termica non coincide necessariamente con la sua identificazione.
Il canale digitale utilizza invece un sensore CMOS 4K da 3.840x2.160 pixel, associato a un obiettivo da 50 mm, con ingrandimenti compresi tra 6,5 e 26x. Permette quattro modalità di osservazione: a colori di giorno e al crepuscolo, monocromatica in bianco e nero o verde durante la notte. Per l'osservazione nell'oscurità completa è disponibile un illuminatore infrarosso integrato da 850 nanometri, con potenza ottica di 200 mW regolabile su tre livelli attraverso i comandi elettronici. Un selettore sul corpo del binocolo permette inoltre di modificare l'ampiezza del fascio, passando da un'illuminazione diffusa (wide), adatta alle brevi distanze, a una più concentrata (narrow), utile per l'osservazione di soggetti lontani.

La modalità Duo permette di osservare simultaneamente i due canali attraverso una finestra picture-in-picture. L'immagine principale può essere termica o digitale, mentre la seconda viene visualizzata nella porzione superiore del display. È una funzione particolarmente interessante quando, individuata una presenza grazie al contrasto termico, si desidera raccogliere ulteriori informazioni per interpretare correttamente ciò che si sta osservando.
Ergonomia e comandi: serve un po' di pratica
Il Symbion conserva l'impostazione di un binocolo tradizionale, con oculari regolabili nella distanza interpupillare (62,5-74 mm) e anelli per la correzione diottrica (±5 diottrie). Il corpo in lega di magnesio pesa circa un chilogrammo con batteria installata. Le due ottiche dispongono di regolazioni indipendenti della messa a fuoco per i due canali.

La disposizione dei comandi costituisce uno degli elementi caratterizzanti dello strumento. Nella parte superiore trovano posto sette pulsanti e una ghiera rotante che permette di gestire lo zoom e navigare nei menu. Le funzioni principali comprendono il passaggio tra visione termica e digitale, la selezione delle modalità di osservazione, l'attivazione del telemetro, la calibrazione, la stabilizzazione dell'immagine e la registrazione di foto e video.
Pulsar sottolinea la possibilità di controllare lo strumento utilizzando una sola mano, caratteristica che abbiamo ritrovato nell'impiego pratico. La concentrazione di tante funzioni in una superficie relativamente contenuta, tuttavia, richiede inizialmente uno sforzo di memoria. Occorre imparare la posizione dei comandi e distinguere le funzioni associate alla pressione breve da quelle che richiedono una pressione prolungata. Superata questa fase di familiarizzazione, la disposizione dei pulsanti favorisce la manualità. La ghiera rotante, in particolare, rappresenta una soluzione pratica per regolare progressivamente l'ingrandimento e scorrere le opzioni dei menu.

È prevista anche la possibilità di invertire l'assegnazione dei comandi per adattare lo strumento all'impiego con la mano sinistra. L'interfaccia offre inoltre un feedback aptico, attraverso una breve vibrazione che conferma l'azionamento dei pulsanti.
Telemetro e funzioni elettroniche
La gestione delle numerose funzioni avviene direttamente sul binocolo, attraverso un menu interno accessibile mediante i pulsanti e la ghiera di controllo. Oltre al menu principale è disponibile un menu rapido, che consente di modificare i parametri utilizzati più frequentemente, come luminosità, contrasto, sensibilità termica e potenza dell'illuminatore IR, senza interrompere l'osservazione.
Tra le dotazioni del DXR50 figura un telemetro laser da 905 nanometri, con portata massima dichiarata di 1.500 metri. Può effettuare misurazioni singole oppure operare in modalità di scansione continua, aggiornando la distanza durante lo spostamento dell'inquadratura. È inoltre prevista la visualizzazione dell'angolo di sito e della distanza orizzontale effettiva, utile nell'osservazione su terreni caratterizzati da forti dislivelli.

Il software integra anche un calcolatore balistico, utilizzabile attraverso profili configurati mediante l'applicazione Stream Vision Ballistics. Una funzione aggiuntiva per chi impiega il dispositivo nell'osservazione preliminare al tiro.
La stabilizzazione elettronica dell'immagine contribuisce a contenere le oscillazioni durante l'osservazione a mano libera, soprattutto quando si impiegano ingrandimenti elevati. Il canale termico consente di scegliere fra nove palette cromatiche e tre livelli di amplificazione della sensibilità – normale, alto e ultra – per adattare la rappresentazione alle condizioni ambientali.

Non mancano le funzioni di registrazione fotografica e video con audio, supportate da una memoria interna di 64 GB. La connettività Wi-Fi permette inoltre di collegare il dispositivo allo smartphone attraverso l'applicazione Stream Vision 2, per il controllo remoto, la visualizzazione e il trasferimento delle immagini e l'aggiornamento del firmware. È disponibile anche un'uscita video USB-C.
Alimentazione e autonomia
L'alimentazione è affidata a batterie ricaricabili agli ioni di litio APS5, con capacità di 4.900 mAh. Nella confezione ne sono presenti due, insieme a un caricatore dedicato che consente di ricaricarle contemporaneamente. Una dotazione apprezzabile per uno strumento concepito anche per sessioni di osservazione prolungate. Le dieci ore dichiarate dal costruttore per il DXR50 si riferiscono infatti all'utilizzo complessivo di entrambe le batterie, a una temperatura di 22 °C. L'autonomia effettiva dipende dalle funzioni attivate, dall'impiego dell'illuminatore IR e del telemetro, dalla connettività e dalle condizioni ambientali. Il cambio della batteria è rapido e può essere effettuato direttamente sul campo.

È inoltre possibile ricorrere all'alimentazione esterna tramite USB-C. Un sensore di prossimità consente lo spegnimento automatico dei display quando il binocolo viene allontanato dagli occhi, mentre la modalità sleep – attivabile mediante la posizione intermedia del cursore di accensione – riduce ulteriormente i consumi durante le pause. Il dispositivo presenta un grado di protezione IP67 contro polvere e acqua, con un intervallo operativo dichiarato compreso tra −25 e +40 °C.
Un binocolo per interpretare, non soltanto individuare
L'evoluzione introdotta da Pulsar con Symbion riguarda soprattutto l'integrazione di funzioni che, fino a pochi anni fa, richiedevano strumenti differenti. Il DXR50 mette infatti a disposizione dell'osservatore la capacità di individuazione propria del termico, le informazioni visive offerte dal sensore digitale e la misurazione delle distanze, mantenendo un ingombro paragonabile a quello di un binocolo tradizionale, sebbene con un peso inevitabilmente superiore.
La prova ha evidenziato come la complessità delle funzioni e la conseguente indispensabile ricchezza di comandi richieda un iniziale apprendistato, compensato dalla possibilità di gestire buona parte delle funzioni con una sola mano una volta acquisita la necessaria familiarità. La presenza di due batterie e di un caricatore doppio rappresenta un ulteriore elemento di praticità.

L'impiego notturno ha evidenziato l'ottima resa sia del canale termico sia di quello digitale; per quest'ultimo, La necessità di ricorrere all'illuminatore infrarosso integrato da 850 nm per l'osservazione notturna condiziona le prestazioni del canale digitale, che dipendono anche dalla potenza ottica dell'illuminatore stesso (200 mW); nel corso del test – effettuato in una notte nuvolosa e senza luna – la portata effettiva è risultata contenuta in circa 100 metri.
Nella scelta tra DXR50 e DXT50 sarà soprattutto il contesto di impiego a orientare l'utilizzatore. Il primo offre un rapporto vantaggioso tra ingrandimento, dotazione, autonomia e prezzo; il secondo aggiunge la maggiore definizione del canale termico e un campo visivo più ampio, a fronte di un investimento decisamente superiore (5.590 euro, 2026). Entrambi confermano una direzione ormai riconoscibile nell'evoluzione delle ottiche elettroniche: non più soltanto vedere dove l'occhio umano non arriva, ma disporre di informazioni differenti per interpretare meglio la scena osservata.
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