Abbiamo riscoperto la natura, ma rischiamo di viverla come un prodotto: esperienze da acquistare, paesaggi da consumare, territori da osservare senza conoscerli
Abbiamo riscoperto la natura, ma rischiamo di viverla come un prodotto: esperienze da acquistare, paesaggi da consumare, territori da osservare senza conoscerli - © Immagine generata con IA per Hunting Log – ©️ Moonshot Media Srl SB
Pubblicato il in Taccuino
di Giuliano Milana

Quando la natura diventa un prodotto

Quando la natura diventa esperienza da acquistare e la campagna una scenografia, rischiamo di confondere la conoscenza del territorio con il suo semplice consumo

«Condizioniamo le masse a odiare la campagna, ma contemporaneamente le condizioniamo ad amare ogni genere di sport all'aria aperta. Facciamo in modo che tutti gli sport campestri richiedano l'uso di attrezzature sofisticate. Così consumano prodotti manufatti oltre che trasporti».
Aldous Huxley, Il mondo nuovo

È una frase scritta quasi un secolo fa e, a rileggerla oggi, con gli occhi di chi vive la campagna, mette un certo disagio. Huxley non stava semplicemente parlando di sport, aveva intuito qualcosa di più profondo di un mondo in cui anche il nostro rapporto con la natura può essere trasformato in una forma di consumo.

La campagna, infatti, non è più necessariamente un luogo da abitare, conoscere, frequentare e comprendere. Può diventare un'esperienza, una delle tante, da acquistare. Un sentiero ben segnalato, un paio di scarponi tecnici, un fuoristrada, un soggiorno in un agriturismo, un'escursione organizzata. Un'esperienza outdoor da aggiungere, magari, alle tante altre esperienze da collezionare. Del resto, anche una scalata all'Everest, oggi si può acquistare…

Riscoprire la natura

Non c'è nulla di male, naturalmente, nel camminare, andare in montagna, osservare gli animali o trascorrere qualche ora nei boschi. Il problema nasce quando la natura rimane soltanto lo sfondo, perché si può amare il paesaggio senza conoscere la terra che lo sostiene. Si può fotografare un prato fiorito senza sapere chi lo sfalcia. Si può gustare e ostentare un'eccellenza del territorio senza conoscerne la genesi. Si può parlare di biodiversità senza conoscere le attività rurali che, in molti territori, hanno contribuito a conservarla. Si può cercare il silenzio del bosco senza sapere nulla delle persone che quel bosco lo hanno percorso, utilizzato e custodito per generazioni.

È questa, forse, una delle contraddizioni dei nostri tempi. Abbiamo riscoperto la natura, ma rischiamo di farlo attraverso il linguaggio del mercato. Persino la ruralità può diventare un prodotto: il casale restaurato, il cestino "contadino", il formaggio raccontato come esperienza, il paesaggio trasformato in attrazione, la vita rurale ridotta a scenografia. La fruizione che nient'altro ha di diverso da una domenica all'outlet.

Ma la campagna vera è tutt'altra cosa, è anche fango, sudore, mani sporche, recinzioni da sistemare, legna da tagliare, animali da accudire, una vigna da potare, un muretto da ricostruire, un raccolto o un gregge da difendere. È conoscere i tempi delle stagioni e accettare che non tutto sia comodo, instagrammabile o immediatamente fruibile.

La tirannia del consumo

La natura non può essere parco tematico e la campagna non è semplicemente un luogo dove andare quando abbiamo bisogno di evadere dalla città. È un sistema complesso, un territorio che non si limita a offrire esperienze, ma che chiede anche qualcosa in cambio: attenzione, conoscenza, responsabilità e riconoscenza.

Huxley immaginava una società nella quale persino il tempo libero potesse essere organizzato affinché producesse consumo. Forse la sua intuizione più attuale non riguarda lo sport, riguarda proprio questo. Il giorno in cui anche il nostro bisogno di natura diventa una merce, rischiamo di consumare la natura mentre crediamo di averla riscoperta, con l'aggravante neocoloniale di volerla spiegare a chi l'ha conservata sino ad oggi.

E allora diventa lecito porsi una domanda: amiamo davvero la natura o amiamo ciò che il mercato ci permette di consumare attraverso la natura?


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