Ricordare Mario Spagnesi significa riscoprire una cultura della conservazione fondata su scienza, responsabilità e rispetto dei limiti, nel segno di una convivenza possibile tra uomo e natura
Ricordare Mario Spagnesi significa riscoprire una cultura della conservazione fondata su scienza, responsabilità e rispetto dei limiti, nel segno di una convivenza possibile tra uomo e natura - © Pierre Selim
Pubblicato il in Taccuino
di Giuliano Milana

Ricordando Mario Spagnesi: rigore e visione nella gestione della fauna

La scomparsa di Mario Spagnesi - di cui a giugno ricorre il trigesimo - priva il mondo scientifico italiano di una figura di raro equilibrio: studioso rigoroso, tecnico delle istituzioni, interprete lucido del rapporto complesso tra uomo e fauna, tema centrale anche nella riflessione contemporanea sulla Wilderness

Per decenni punto di riferimento nella zoologia applicata, Spagnesi ha operato a lungo nell'ambito dell'ISPRA (già INFS), contribuendo alla definizione di strumenti tecnici, criteri gestionali e linee guida tuttora fondamentali per la conservazione della fauna selvatica in Italia.

Alla base del suo lavoro vi era la convinzione che la fauna non è un elemento statico da preservare in modo ideologico, ma un sistema dinamico da conoscere, monitorare e governare attraverso metodo scientifico. In questa prospettiva, Spagnesi ha sempre sostenuto la centralità del dato oggettivo nelle decisioni gestionali, l'importanza di una visione integrata degli ecosistemi e la necessità di collocare ogni intervento umano, incluso il prelievo venatorio, all'interno di un quadro più ampio di sostenibilità ecologica. Egli è stato d'altronde erede di Augusto Toschi e ha avuto modo di conoscere anche Alessandro Ghigi che dell'ente è stato ispiratore e a cui giustamente l'INFS era stato dedicato. Anzi, negli ultimi anni si è speso con la consorte Liliana Zambotti affinché il grande materiale pubblicistico di Ghigi, inclusa la rivista da lui creata Natura e Montagna, fossero resi facilmente disponibili ai lettori di oggi.

Intervenire quando necessario

Sotto la direzione di Spagnesi l'INFS incrementò l'attività editoriale e convegnistica. Memorabili alcuni convegni con diversi ospiti internazionali di primo piano, come quello organizzato a Bologna su Genetica e conservazione della fauna del 10-11 settembre 1990, che ebbero un ruolo non secondario nell'integrare la comunità scientifica nazionale in alcuni campi di indagine che si affacciavano a livello internazionale.

Il suo approccio si inserisce pienamente nell'alveo dell'ecologia applicata, lontano tanto dalle derive emotive quanto dalle semplificazioni ideologiche. L'intervento sull'ambiente, nella sua visione, trova legittimità solo quando fondato su conoscenze solide, proporzionato agli obiettivi e coerente con lo stato di conservazione delle popolazioni. Questa impostazione richiama direttamente i principi fondativi della Wilderness: riconoscere i limiti dell'azione umana, rispettare i processi naturali, intervenire solo quando necessario e con piena consapevolezza delle conseguenze.

Il primato della conoscenza

L'Associazione Italiana Wilderness promuove da sempre una concezione della natura come spazio da rispettare nella sua integrità, favorendo una presenza umana discreta, responsabile e non invasiva. In questo quadro, il pensiero di Spagnesi appare profondamente coerente; pur operando all'interno di contesti istituzionali, ha mantenuto una linea improntata alla misura, al rispetto dei limiti ecologici e alla necessità di sottrarre la gestione faunistica tanto alle pressioni contingenti quanto alle rigidità ideologiche. Il suo contributo si colloca così in una tradizione culturale in cui la conoscenza scientifica non è strumento di dominio, ma condizione essenziale per la conservazione.

La lezione di Spagnesi resta oggi più attuale che mai. In un contesto in cui il dibattito sulla fauna è spesso polarizzato, il suo esempio invita a recuperare il primato della conoscenza, il senso del limite e la responsabilità, individuale e collettiva, nella gestione del patrimonio naturale. Ricordarlo significa riaffermare un principio fondamentale: la tutela della natura non può prescindere dalla sua comprensione, e ogni forma di gestione, per essere efficace e legittima, deve poggiare su basi scientifiche solide. Per chi guarda alla Wilderness come orizzonte culturale ed etico, la sua scomparsa rappresenta una perdita significativa, ma anche un richiamo a proseguire lungo il percorso della convivenza possibile tra uomo e natura, fondata su rispetto, conoscenza e responsabilità.

Articolo concesso da Diana / Edizioni Lucibello


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