Il magnifico volo del colombaccio
Il magnifico volo del colombaccio - © Alexis Lours
Pubblicato il in Caccia responsabile
di Diana & Wilde

Settembre si avvicina: strategie di preapertura

È tempo di iniziare a parlare di caccia vera che, salvo sorprese, inizierà per i migratoristi con la preapertura. A seconda delle Regioni, i principali obiettivi di questa giornata saranno storni, colombacci e tortore africane

di Giuliano Del Capecchi

Luglio e agosto, per il cacciatore con la canna liscia, sono mesi di preparativi… Si riapre l’armadio dei fucili, si provano le prime imbracciate e, dopo aver verificato di essere in regola con i pagamenti della licenza e dell’assicurazione, magari si approfitta di una giornata non troppo calda per una serie al percorso di caccia itinerante, tanto per togliersi di dosso la ruggine accumulata nei mesi di sosta.

Posto ottimale per cacciare in preapertura. Ci sono girasoli, mais e, anche se non si vedono, fichi, viti e olivi
Posto ottimale per cacciare in preapertura. Ci sono girasoli, mais e, anche se non si vedono, fichi, viti e olivi - © Giuliano Del Capecchi

Questo è il periodo più indicato per iniziare a pensare alla stagione che sarà e che, salvo sorprese dell’ultima ora, inizierà per i migratoristi con la solita giornata di preapertura per poi cominciare ufficialmente la terza domenica di settembre con l’apertura generale. Se si opta per fare la preapertura dobbiamo per prima cosa verificare quali specie sono consentite nella nostra Regione e poi decidere, perché spesso luoghi e mezzi da utilizzare sono molto diversi tra loro.

L’imperativo è usare la testa

In questa giornata di caccia, di fatto l’unica all’anno nella quale ci possiamo cimentare con le tortore africane (se e dove e consentito), scegliere bene il posto è assolutamente determinante. Le postazioni migliori sono sempre quelle a ridosso dei campi di girasole maturi, meglio se in presenza di acqua (un canale, laghetti, stagni, fiumi…) e di filari di alberi o di qualche grosso esemplare isolato e spesso, per prendere possesso di uno di questi luoghi, occorre passare anche qualche notte in macchina a dormire sul posto, specie se si tratta di grosse coltivazioni che attirano numerose tortore.

Per le saettanti africanelle e per i piccioni e le tortore dal collare (dove cacciabili in deroga) sono le zone di pastura a essere determinate come spot di primo livello
Per le saettanti africanelle e per i piccioni e le tortore dal collare (dove cacciabili in deroga) sono le zone di pastura a essere determinate come spot di primo livello - © MPF

Luoghi del genere sono molto graditi anche alle tortore dal collare e ai piccioni, per cui sono sicuramente i più ambiti. Poi ci sono tantissimi piccoli campi coltivati a girasole sparsi un po’ qua e un po’ là nella campagna, che se da un lato attirano non troppi uccelli, dall’altra garantiscono meno concorrenza e quindi un po’ più di tranquillità, caratteristiche spesso troppo poco valutate dalla massa dei cacciatori, che si fanno ingolosire da luoghi come quelli descritti in precedenza.

Una prima considerazione da fare è certamente quella che coltivazioni che richiamano tanti uccelli in pastura avranno anche tanti cacciatori e quindi molti spari, cosa che infastidisce non poco i selvatici. Ma ci sono anche altri fattori da tenere in considerazione, come ad esempio la distanza tra il luogo di appollo e la pastura: più questa è grande più c’è la possibilità che durante il tragitto i selvatici vengano intercettati da altri cacciatori.

Un appostamento temporaneo ben costruito aiutandosi con un piccolo albero che copre perfettamente i cacciatori
Un appostamento temporaneo ben costruito aiutandosi con un piccolo albero che copre perfettamente i cacciatori - © Giuliano Del Capecchi

Naturalmente, per le saettanti africanelle e per i piccioni e le tortore dal collare (dove cacciabili in deroga) saranno comunque le zone di pastura a essere determinate come spot di primo livello. Il girasole la fa certamente da padrone specie se prossimo alla raccolta e quindi praticamente quasi secco. In questa fase della maturazione, infatti, è molto gradito a questi uccelli, che pur di raggiungerlo compiono anche distanze notevoli rispetto ai luoghi di appollo. Lo scouting è necessario soprattutto per capire da dove arrivano i selvatici rispetto alle condizioni meteo presenti. Essere in prima fila può risultare determinante ai fini del carniere soprattutto perché si spara su uccelli poco o per nulla disturbati e spesso ad altezze e velocità non proibitive; meglio quindi essere a conoscenza delle linee di volo anche con venti che spirano da quadranti diversi, in modo da adeguarci il più possibile rispetto alle previsioni per il giorno della preapertura.

Obiettivo storni

Per quanto riguarda invece gli storni, la preapertura, dove consentita in deroga, rappresenta da sempre una delle migliori giornate in assoluto in quanto ci pone di fronte principalmente a soggetti giovani, nati nell’anno, e quindi poco o per niente smaliziati. Per avere successo occorre però rispettare certe regole, soprattutto nella scelta e nella preparazione del sito di caccia. Chi opera da appostamento fisso, come il sottoscritto, di norma ha intorno al capanno piante di pastura come i fichi o qualche filare di vite (noi da anni, sia per mangiare un po’ di fichi e di uva che per mantenere il frutto pendente il più possibile, usiamo coprire le piante con un’apposita rete finissima anti uccelli) ma chi invece caccia da appostamento temporaneo deve per forza trovare un posto per cacciare – dove girano un po’ di storni – situato a non più di 100 metri da una coltivazione con frutto pendente e la cosa a volte non è per nulla semplice vista la presenza di strade, divieti, abitazioni e appostamenti fissi.

Per gli storni, la preapertura, dove consentita, rappresenta da sempre una delle migliori giornate in assoluto in quanto ci pone di fronte principalmente a soggetti giovani, nati nell’anno
Per gli storni, la preapertura, dove consentita, rappresenta da sempre una delle migliori giornate in assoluto in quanto ci pone di fronte principalmente a soggetti giovani, nati nell’anno - © Zeynel Cebeci

Trovato il sito adatto, occorrerà prepararlo nel miglior modo possibile a ospitare la tesa; questo significa per prima cosa tagliere l’erba e realizzare un pratino dove posizionare stampi e giostre. In caso di appostamento fisso nessun problema ma, se scegliamo l’opzione della caccia da appostamento temporaneo, prima di installare la parata e tagliare il prato è buona norma chiedere al proprietario del terreno il permesso per farlo.

Se il prato ha un ruolo molto importante, la realizzazione e il posizionamento dell’appostamento ce l’hanno ancora di più in quanto sarà assolutamente determinante integrarlo il più possibile nell’ambiente che ci sta ospitando. Una fossa, un canneto, una siepe di rovi, un grosso cespuglio, un verde e folto filare di viti, un gruppo di piccoli alberi sono punti di riferimento sempre importanti per costruire un appostamento temporaneo; per darci qualche possibilità di successo dovrà essere coperto almeno in parte anche sopra la testa in modo da non farci scorgere dagli storni che arrivano da ogni direzione. Trovare un posto ricco di pastura ci consentirà di allungare a quasi tutta la giornata (se consentito dal calendario regionale) il periodo buono per la caccia, con le prime due ore al mattino da sfruttare al meglio, e con la quasi certezza di vedere storni con l'eccezione delle sole ore centrali, più calde.

Una splendida tesa agli storni di alcuni anni fa da appostamento temporaneo. Da notare l'erba rasata e il posizionamento di giostre e stampi
Una splendida tesa agli storni di alcuni anni fa da appostamento temporaneo. Da notare l'erba rasata e il posizionamento di giostre e stampi - © Giuliano Del Capecchi

Il colombaccio

Dove consentita nel giorno della preapertura, la caccia al colombaccio è certamente una delle più emozionanti, specie se praticata sulle pasture utilizzando come richiami piccioni vivi e stampi. Sul consentire o meno la caccia in preapertura a questo magnifico migratore si sono spesi fiumi di parole e tante, tante polemiche per cui ci limiteremo solo a parlarne a favore di chi, grazie al proprio calendario venatorio regionale, potrà praticarla. Anche in questo caso saranno le pasture mature a farla da padrone, con girasole e favette assoluti protagonisti. Per avere successo occorrerà perdere un po’ di tempo nello scouting mattutino per capire quali sono i campi che attirano maggiormente i selvatici e soprattutto da dove arrivano questi ultimi, perché anche in questo caso vale tutto quello che è stato già scritto per le tortore.

Dove consentito, in preapertura potrebbe essere un'idea anche provare sul palco, a patto si siano visti colombacci girare nei giorni precedenti
Dove consentito, in preapertura potrebbe essere un'idea anche provare sul palco, a patto si siano visti colombacci girare nei giorni precedenti - © Giuliano Del Capecchi

Personalmente, se caccio colombacci in preapertura, preferisco scegliere piccoli appezzamenti di girasole o campi di favette, lontani dalla confusione, frequentati da non troppi colombacci ma dove, posizionando bene la tesa, si possono vedere belle curate. In sintesi, pochi ma buoni! Anche con il colombaccio occorre molta attenzione a dove e come realizzare l’appostamento temporaneo, che deve essere perfettamente integrato con l’ambiente circostante. Determinante è l’impiego di un telo a rete mimetico che poi dovrà essere arricchito con essenze spontanee del luogo sfruttando tutti i vantaggi che offre il luogo di caccia.

Il fattore meteo

La presenza delle tortore il primo di settembre sul nostro territorio, specie nel nord e centro Italia, è strettamente legata all’andamento dell’estate, in quanto questi piccoli migratori sono molto sensibili sia alla progressiva diminuzione delle ore di luce (segno che l’estate, gradualmente, sta finendo per lasciar spazio all’autunno) che agli abbassamenti di temperatura dovuti ai primi temporali di fine estate. Quando decidono di partire verso sud lo fanno all’improvviso, da un giorno all’altro, e l’unico segnale che si può notare è quello che si iniziano a vedere gruppetti di tortore sempre più numerosi volare insieme. Naturalmente, ma questo è logico, tortore che partono il 25 agosto dalla Pianura Padana, se nello scorrere verso sud trovano ottime pasture e bel tempo, possono anche fermarsi per qualche giorno e poi ripartire, come del resto fanno altri uccelli migratori durante la migrazione autunnale verso i luoghi di svernamento. Quindi si hanno più possibilità in caso di estati calde, stabili e caratterizzate dall’assenza di grosse e violente perturbazioni, quest’ultime deleterie anche per la buona riuscita delle cove e dello svezzamento dei giovani nati.

Le alternative alle pasture

Le possibili alternative all’appostarsi nei pressi delle grosse coltivazioni di girasoli che attraggono un gran numero di tortore (ma anche di cacciatori) è quella di provare altre forme di caccia molto specialistiche come, ad esempio, lo spollo e il rientro e l’appostamento vicino ai luoghi dell’abbeverata, oppure scegliere piccoli appezzamenti di girasole magari vicini proprio ai luoghi di appollo e frequentati da meno tortore (e da meno cacciatori).

La meravigliosa campagna dell'Italia centrale è uno dei migliori territori in assoluto per la caccia durante tutta la stagione, a partire dalla preapertura
La meravigliosa campagna dell'Italia centrale è uno dei migliori territori in assoluto per la caccia durante tutta la stagione, a partire dalla preapertura - © Giuliano Del Capecchi

Per cacciare con successo le tortore allo spollo e al rientro occorre conoscere alla perfezione il territorio e, al mattino presto e nel tardo pomeriggio, andare a monitorare i luoghi dove sappiamo vanno a dormire le tortore per capire quante sono, che tragitti percorrono a seconda del vento e delle condizioni meteo e quindi stabilire se conviene o meno provare. Naturalmente allo spollo occorre piazzarci abbastanza vicini ai luoghi di rimessa in modo da essere i primi a sparare, evitando ogni altra forma di disturbo.

Lo scouting, come non mi stanco mai di ripetere, è obbligatorio anche nel caso si trovino piccoli appezzamenti coltivati a girasole, dove arrivano un po’ di tortore. Anche in questo caso sarà determinante capire quante sono, da dove arrivano, se vi giungono tutte dallo stesso posto e quali linee di volo tengono a seconda dei venti e del meteo, in modo da sapere alla perfezione dove posizionare il nostro appostamento temporaneo in base anche alle previsioni per il giorno di preapertura.

Fucili e cartucce

Le veloci e saettanti africanelle sono un gran bel selvatico e devono essere affrontate con armi e munizioni in grado di metterci al riparo da ogni evenienza. Partendo dal fucile, a parte le preferenze personali per sovrapposti, doppiette o semi automatici, l’importante è impiegare un’arma perfettamente customizzata, che ci consenta di sparare bene sia d’imbracciatura che mirando con grande attenzione. Dopo tantissimi anni di impiego del fedele semi automatico Benelli calibro 20, lo scorso anno ho deciso di impiegare in preapertura un sovrapposto calibro 28 con canne da 76 cm e strozzatori intercambiabili – peraltro usato tutta la stagione precedente a tutta caccia – ottenendo ottimi risultati abbinandolo a cartucce da 21 e 24 grammi a piombo 8 e 7,5 che mi hanno consentito abbattimenti puliti anche a buone distanze.

Moltissimi cacciatori preferiscono utilizzare un classico semiauto in calibro 12 o 20 con canne da 65 –70 cm e strozzatori, scelta peraltro pienamente condivisibile e consigliabile. In questo caso, scegliendo il calibro 20, si possono impiegare cartucce da 26 e 28 grammi a piombo 7,5 – 8 sia bior che con contenitore, mentre con il calibro 12 la scelta può andare su munizioni da 28 – 32 fino 36 grammi di piombo della medesima numerazione. In caso di gran caldo, è sempre meglio star bassi di grammatura.

Al mattino meglio montare strozzatori medio larghi: *** o**** stelle sulla canna dei semiautomatici e cyl/*** o ****/** a seconda della preferenza sui basculanti, con la possibilità di sostituirli se si nota che l’altezza di volo dei selvatici si alza con il passare del tempo. Ricordatevi sempre che sono i primi colpi della stagione, che inevitabilmente c’è ancora un po’ di ruggine e che le tortore sono molto veloci e quindi richiedono un adeguato anticipo.

Colombacci sulle pasture

Per avere successo occorre dedicare un po’ di tempo all’esplorazione del territorio in modo da localizzare le varie pasture e tenerle sotto controllo fino a pochissimi giorni dalla preapertura. ll colombaccio non si può cacciare in preapertura in tutte le Regioni ma, dove consentito, la caccia con i richiami sulle pasture è una delle più emozionanti e redditizie in assoluto. La condizione essenziale per la sua buona riuscita, oltre alla presenza dei selvatici, è costruire un appostamento temporaneo perfettamente integrato nel territorio e che alteri il meno possibile la normale morfologia del luogo. Anche in questo caso le prede più ricorrenti saranno i giovani nati nell’anno, ancora poco smaliziati anche per non aver ancora sentito il rumore di una fucilata, per cui saremo spesso perdonati anche se commettiamo qualche errore, che con il passare della stagione dovremo giocoforza limitare. Se siamo appostati accanto alla pastura bastano tre o quattro piccioni a racchetta, magari due stantuffi e due rulli o ribaltine e una trentina di stampi, meglio se in penna o in floccato.

Colombacci in pastura in un campo di grano durante una perlustrazione estiva in cerca di luoghi dove poter realizzare una tesa nel giorno della preapertura
Colombacci in pastura in un campo di grano durante una perlustrazione estiva in cerca di luoghi dove poter realizzare una tesa nel giorno della preapertura - © Giuliano Del Capecchi

Dovremo posizionare la nostra tesa di fronte all’appostamento appena realizzato nella direzione di arrivo dei colombacci alla pastura con i piccioni piazzati con grande attenzione in modo da rendere credibile anche gli stampi posizionati in modo da sembrare un branco di colombacci in pastura. Per avere successo è fondamentale cercare di avvistare prima possibile i colombacci in arrivo in modo da muovere i richiami utilizzando gli stantuffi sui selvatici che transitano più lontani e i rulli e le ribaltine su colombacci più vicini, per poi fermarci del tutto non appena si vede che iniziano a curare la tesa.

Nella foto, realizzata dalla parata, alcuni colombacci che arrivano sulla tesa posizionata in una pastura di girasoli
Nella foto, realizzata dalla parata, alcuni colombacci che arrivano sulla tesa posizionata in una pastura di girasoli - © Giuliano Del Capecchi

Come per altre forme di caccia di gioco, anche con i colombacci, se abbiamo fatto le cose per bene, si spareranno i primi colpi a distanze medio corte, tra 12-15 e i 20-25 metri, per cui sarà meglio avere a disposizioni armi con canne poco strozzate (***/****) e soprattutto non troppo lunghe, con la possibilità di scendere, anche in questo caso, sotto il classico e universale calibro 12 senza avere nessun tipo di penalità. In prima e seconda canna sono tanti anni che impiego cartucce con borra in feltro a piombo 7 utilizzando alternativamente le Cheddite Elite e le Traditional della Fiocchi, sia in calibro 12 che nel 20: cartucce che ormai conosco bene, decisamente performanti a distanze medio corte ma in grado di offrire ottime prestazioni anche a distanze superiori, pure impiegando canne con strozzatori medio larghi.

E vai con gli storni….

Alcune Regioni consentono la caccia in deroga allo storno, seguendo una serie di regole. Il periodo temporale in genere va dalla preapertura alla seconda domenica di dicembre. Al sentire tutto questo i grandi appassionati di questa forma di caccia non possono che ripensare con molta amarezza alla vera caccia allo storno, quella fatta con i richiami vivi liberati all’interno di lunghi tunnel di rete sottilissima e invisibile (detti in gergo “bresciane”), stampi in penna e storni vedetta che con il loro inconfondibile verso avvertivano dell’arrivo di uccelli sulla tesa con emozionanti curate.

Una tesa preparata ad un appostamento fisso nel Padule di Fucecchio in una nebbiosa giornata di preapertura
Una tesa preparata ad un appostamento fisso nel Padule di Fucecchio in una nebbiosa giornata di preapertura - © Giuliano Del Capecchi

Oggi tutto questo non c’è più, gli storni inspiegabilmente non sono tra le specie cacciabili nel nostro Paese nonostante apportino danni ingenti a preziose coltivazioni agricole di eccellenza (basta pensare a olio e vino) e, per avere un surrogato di una caccia ormai dimenticata, ci siamo dovuti ingegnare con giostre più o meno complesse che fanno volare stampi di merli ad ali aperte, pigne dipinte di nero da posizionare a terra insieme ad altri stampi di merlo ad ali chiuse.

In preapertura avremo a che fare principalmente con storni giovani e creduloni, nati nell’anno e chiamati in Toscana “monachini” per il caratteristico colore marrone della testa rispetto al nero del corpo. Per avere successo occorre prima di tutto cacciare in una zona con una buona presenza di questi uccelli e vicino a qualche pastura importante, in questo periodo dell’anno rappresentata per lo più da uva e fichi maturi: a volte un piccolo filare o un paio di grosse piante di fico cariche di frutti possono regalare carnieri importanti.

Chi caccia da appostamento fisso ha certamente nelle vicinanze delle piante di pastura per affrontare tutta la stagione, fichi, uva, olivi e diosperi, quindi dovrà solo preoccuparsi di curare il prato davanti al capanno e sperare nella presenza in zona di un buon contingente di uccelli. Chi invece decide di tentare la carta dell’appostamento temporaneo, dopo aver accertato la presenza dei selvatici, ha un po’ di lavoro in più da fare. L’appostamento, più piccolo e occultato riusciamo a farlo e meglio è.

Gli appostamenti fissi dedicati alla caccia in prateria agli storni sono sempre molto curati e hanno un pratino da far invidia a qualche campo da calcio...
Gli appostamenti fissi dedicati alla caccia in prateria agli storni sono sempre molto curati e hanno un pratino da far invidia a qualche campo da calcio... - © Giuliano Del Capecchi

Per quanto riguarda l’attrezzatura, all’apertura un paio di giostre, magari di quelle che la centrale comanda almeno 4 satelliti tramite cinghie, e un centinaio tra pigne e stampi da posizionare a terra possono bastare; con il procedere della stagione e l’arrivo dei contingenti di passo le cose cambiano. Lo storno si caccia sulla tesa e quindi si spara a uccelli che credono al gioco e arrivano sulle giostre più o meno velocemente, ma sempre a distanze medio corte; quindi, si possono impiegare senza nessun problema anche calibri inferiori al 12, sia che si spari a fermo su uccelli arrivati sulla secca che a volo. Il 20 rappresenta il compromesso perfetto, ma il divertimento e la sportività che si hanno impiegando il 28 o, meglio ancora, il .410 sono davvero indescrivibili per chi non ha mai provato.

Sia all’apertura che durante il passo porto con me sempre due fucili sovrapposti, un 20 e un 28, che alterno un po’ a seconda delle situazioni. Lo storno, soprattutto con il procedere della stagione, è un buon incassatore ed è quindi meglio impiegare ottime cartucce in piombo 10 e 9, magari in prima canna con borra bior e quindi in grado di offrire ottime rosate a distanze medie. Personalmente impiego le Cheddite Free Shot da 26 grammi o le Bior della Fiocchi da 25 nel 20 e una cartuccia bior a piombo 10 o 11 da 21 grammi caricata dall’Armeria Innocenti di Montemurlo per il calibro 28.

Articolo concesso da Diana & Wilde / Edizioni Lucibello, luglio e agosto 2024


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