Il binocolo stabilizzato Zulu6 di Sig Sauer è disponibile nelle varianti 10x30 e 16x42. Questo test prende in esame la seconda, la più utile nell'impiego venatorio
Il binocolo stabilizzato Zulu6 di Sig Sauer è disponibile nelle varianti 10x30 e 16x42. Questo test prende in esame la seconda, la più utile nell'impiego venatorio - © Matteo Brogi
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di Matteo Brogi

Zulu6 16x42: il binocolo stabilizzato di Sig Sauer

Sopra i dieci ingrandimenti è difficile ottenere un'immagine nitida e incisa a meno di non utilizzare un appoggio stabile. Con un sistema di stabilizzazione si può ovviare a questo inconveniente. L'ha fatto Sig Sauer con i suoi binocoli Zulu6 da 10 e 16 ingrandimenti

I dispositivi che permettono la stabilizzazione dell'immagine rappresentano l'ennesima innovazione che in anni recenti ha rivoluzionato il mondo dell'ottica. In fotografia, dove sono comparsi già negli anni Ottanta del Novecento, così come nel settore dell'osservazione. In campo astronomico, la stabilizzazione consente l'osservazione di stelle, satelliti e pianeti con maggior dettaglio e facilità. Il loro uso si è esteso al mondo militare e all'outdoor in generale grazie all'efficacia di un sistema che rende più gradevole e agevole l'osservazione senza gravare in maniera eccessiva sul prezzo.

Le ottiche stabilizzate sono strumenti da osservazione che si pongono a metà strada tra il classico binocolo (dove in genere è difficile controllare ingrandimenti superiori ai 10) e il lungo da osservazione che, quanto a ingrandimenti, è di sicuro più spinto ma a scapito dell'ingombro, del peso ed è condizionato dalla necessità di un supporto stabile, cavalletto o zaino che sia.

La ghiera di accensione attiva il circuito elettronico che sovrintende alla compensazione attuata dai due giroscopi a due assi presenti. Si tratta quindi di un sistema misto meccanico-elettronico
La ghiera di accensione attiva il circuito elettronico che sovrintende alla compensazione attuata dai due giroscopi a due assi presenti. Si tratta quindi di un sistema misto meccanico-elettronico - © Matteo Brogi

La stabilizzazione: una rivoluzione

La gamma di ottiche Sig Sauer – che si pone a cavallo tra le esigenze militari e quelle amatoriali, tra cui quelle venatorie – comprende due binocoli stabilizzati, da 10 e 16 ingrandimenti. Si chiama Zulu6 e si affianca alle Zulu5, Zulu7 e Zulu9 che invece propongono binocoli tradizionali in una varietà di allestimenti e ingrandimenti.

Il funzionamento degli Zulu6 si basa sul sistema Ois (Optical imaging stabilization) proprietario che ottiene la stabilizzazione grazie alla presenza di due giroscopi a due assi interni: il giroscopio è un dispositivo fisico rotante che, per effetto della legge di conservazione del momento angolare, porta al mantenimento in una direzione fissa del proprio asse di orientazione; il suo funzionamento è assistito da motori e sensori di movimento che ne esaltano l'efficacia sulla falsariga dei sistemi gimbal utilizzati per la stabilizzazione delle immagini nelle riprese visive. In linea di principio, la stabilizzazione può essere ottenuta anche mediante sistemi meccanici come, per esempio, nel caso dello Zeiss 20x60 S.

Sul blocco centrale dello chassis - che contiene i due obiettivi - è posta anche la ghiera per la regolazione della messa a fuoco. In un giro permette di passare dalla minima distanza di focheggiatura all'infinito
Sul blocco centrale dello chassis - che contiene i due obiettivi - è posta anche la ghiera per la regolazione della messa a fuoco. In un giro permette di passare dalla minima distanza di focheggiatura all'infinito - © Matteo Brogi

Sig Sauer Zulu6: conformazione inusuale

I giroscopi fanno sì che – all'interno di un intervallo angolare determinato dalla costruzione dello strumento – vengano perfettamente compensati e non siano percettibili i movimenti indotti dal tremolio della mano. Nello Zulu6, questo intervallo è contenuto ma più che sufficiente alle esigenze venatorie associate a uno strumento da 16 ingrandimenti. Alla versione da 10 ingrandimenti – che non ho provato – è teoricamente associato un effetto di stabilizzazione ancora più efficace. Ai fini venatori, ritengo comunque che la scelta migliore sia quella dell'ottica 16x che fornisce un vantaggio operativo concreto rispetto all'impiego di un binocolo tradizionale.

Il circuito elettronico è assistito da una comune batteria tipo AA contenuta in un alloggiamento ricavato nella parte inferiore dello chassis
Il circuito elettronico è assistito da una comune batteria tipo AA contenuta in un alloggiamento ricavato nella parte inferiore dello chassis - © Matteo Brogi

La struttura dello Zulu6 è piuttosto inusuale per un binocolo. Si basa sullo schema Schmidt-Pechan contenuto in uno chassis a ponte chiuso in polimero gommato capace di un indice di protezione Ipx4. Presenta un corpo unico anteriore, che incorpora gli obiettivi, e due oculari che permettono la regolazione della distanza interpupillare tra 56 e 75 millimetri. Quanto basta. Nella parte anteriore è collocata una ghiera per la regolazione della messa a fuoco; molto fluida, permette il passaggio dalla minima distanza di messa a fuoco (poco superiore a 8 metri quella dichiarata) all'infinito in una rotazione completa. È inoltre presente l'interruttore di accensione a due posizioni e la spia led che indica l'attivazione del sistema. Nella parte inferiore dello chassis è invece previsto il vano destinato a ospitare la batteria: un accumulatore AA di facile reperibilità.

Gli oculari sono forniti di conchiglia in gomma per un maggior comfort di osservazione; la loro posizione è regolabile. Su quello di destra è presente la ghiera per la correzione diottrica, disponibile in un intervallo di sei diottrie a cavallo dello zero (±3 dpt).

Gli oculari consentono la regolazione del difetto ottico (oculare destro); sono inoltre presenti due conchiglie in gomma che aumentano il comfort d'impiego
Gli oculari consentono la regolazione del difetto ottico (oculare destro); sono inoltre presenti due conchiglie in gomma che aumentano il comfort d'impiego - © Matteo Brogi

Il Sig Sauer Zulu6 a caccia

Il comparto delle lenti presenta cristalli standard (non ED a bassissima dispersione, per intendersi) con trattamenti multistrato antiriflesso e a bassa riflessione su tutto lo spettro del visibile (SpectraCoat) con una finitura superficiale LensArmor resistente alle abrasioni. È presente un lieve fenomeno di aberrazione cromatica, specie in condizioni limite, ma tutto è ampiamente mantenuto nel campo dell'accettabilità nelle osservazioni diurne.

L'efficacia dello Zulu6 a 16 ingrandimenti è innegabile. L'attivazione del sistema di compensazione fornisce un immediato miglioramento delle condizioni di osservazione, concretamente percepibile dall'occhio. Ottimo per l'impiego diurno, può essere utilizzato anche al crepuscolo con la consapevolezza che la luminosità non è al top della produzione industriale corrente. La versione 10x30, ancora più compatta (150 mm per 527 grammi) e con un angolo di campo di 5,2°, è idonea alle distanze più contenute in condizioni di scarsa luminosità.

Il prezzo dello Zulu6 attualmente è drogato dalle turbolenze finanziare causate dagli eventi bellici in Ucraina e dalla gestione politica delle materie prime ma resta uno dei punti di forza di questo strumento.

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