Il principio della trappola può essere paragonato a quello di una nassa
Il principio della trappola può essere paragonato a quello di una nassa - © Urca Marche
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di Redazione

Ad Ancona i volontari di Urca piazzano la prima trappola per cinghiali

A seguire l'ordinanza sindacale per il trappolamento dei cinghiali in area urbana n. 279 del 11 dicembre 2023, Urca Marche APS ha provveduto al piazzamento della prima trappola voluta dal Comune di Ancona per risolvere il problema dei selvatici inurbati. Il progetto viene gestito in maniera volontaria e gratuita dai soci di Urca Marche che, con l'Amministrazione cittadina, ha sottoscritto una convenzione di volontariato civico di cui abbiamo dato notizia a settembre. Il protocollo è stato firmato da Regione e vari enti, tra cui AST, Istituto zooprofilattico, Polizia provinciale.

La messa in opera del progetto segue di poche ore l'ennesimo incidente con la fauna selvatica nell'anconetano che ha visto coinvolto un motociclista, attualmente in coma. La trappola è stata piazzata dai volontari nell'area tra la Cittadella e la Regione, all'interno del parcheggio dei dipendenti della sede istituzionale, assiduamente frequentati dagli animali. La presenza dei cinghiali all'interno del tessuto urbano è favorita da un corridoio che permette la discesa dei selvatici dal Parco regionale del Conero. Alla posa delle reti hanno presenziato l'assessore regionale alla caccia Andrea Maria Antonini, il vicesindaco di Ancona Giovanni Zinni, il presidente regionale Urca Massimiliano Iuliano e quello provinciale Pierluca Miletti.

Da sinistra verso destra il presidente provinciale Urca Ancona Pierluca Milletti, l'assessore regionale alla Caccia Andrea Maria Antonini, il presidente regionale Urca Marche Massimo Iuliano e il vice sindaco di Ancona Giovanni Zinni
Da sinistra verso destra il presidente provinciale Urca Ancona Pierluca Milletti, l'assessore regionale alla Caccia Andrea Maria Antonini, il presidente regionale Urca Marche Massimo Iuliano e il vice sindaco di Ancona Giovanni Zinni - © Urca Marche

Per il momento la trappola è stata posizionata ma non attivata. Questo per far sì che i cinghiali familiarizzino con la sua presenza e non la percepiscano come elemento estraneo verso il quale mostrare diffidenza. In questo modo, quando si deciderà di "armare" la trappola, i risultati dovrebbero essere ancora migliori. Una volta intrappolati si procederà alla soppressione incruenta degli animali, dopo telenarcosi, mediante metodi farmacologici attuati da un veterinario e successivo smaltimento dei capi mediante ditta specializzata. Una simile scelta è dettata dall'impossibilità di ricorrere all'utilizzo dell'arma da fuoco all'interno di un centro urbano.

L'accordo avente a oggetto il protocollo operativo del progetto prevede tra le eventualità anche l'abbattimento mediante l'utilizzo di pistola con proiettile captivo o con arma a proiettile libero (carabina a canna rigata) che, nel caso specifico, non sono purtroppo attuabili; se in futuro sarà possibile farvi ricorso, si potrà immettere i cinghiali abbattuti nella filiera alimentare mediante l'intervento del Centro di lavorazione della selvaggina di Caccamo, sempre gestito da Urca Marche.

Il principio della trappola, semplice quanto geniale, può essere paragonato a quello di una nassa. Le trappole Pig Brig sono costituite infatti da una rete circolare che permette l'ingresso ai cinghiali ma ne rende impossibile l'uscita. Per attirare gli animali all'interno viene usato del mais. Nelle realtà dove è già ampiamente utilizzato come quella statunitense, questo sistema fornisce ottimi risultati testimoniati dai numerosi post presenti sulle pagine social del produttore. Oltre che nelle aree urbane, un simile strumento, qualora si rivelasse efficace anche nel contesto nazionale, potrebbe incrementare il numero di cinghiali rimossi anche laddove siano già in atto strategie gestionali che prevedono l'abbattimento degli animali con arma da fuoco.

La necessità di gestire la specie, del resto, oltre che da motivazioni economiche legate ai danni arrecati alle produzioni agricole e a quelle relative alla tutela della pubblica incolumità all'interno dei tessuti urbani, è oggi più che mai stringente in ragione dell'emergenza causata dal diffondersi del virus della peste suina africana.

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