Per il Cai simile situazione metterebbe addirittura a rischio il futuro della specie sulle Alpi
Per il Cai simile situazione metterebbe addirittura a rischio il futuro della specie sulle Alpi - © Anil Öztas
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di Redazione

Il Cai preoccupato per gli orsi invoca, senza accorgersi, la rimozione

Dopo la polemica innescata sulle croci in vetta, il Club Alpino Italiano fa sentire nuovamente la propria voce (stonata) sulla gestione di grandi carnivori, preoccupato dalla "moria" di orsi degli ultimi mesi

In un comunicato stampa, il Club alpino italiano entra a gamba tesa nella polemica generatasi a seguito dell'aumento della mortalità degli orsi registrato in Trentino. Secondo il Cai non ci sono mai stati così tanti decessi di orso in Trentino come quest'anno e una simile situazione metterebbe addirittura a rischio il futuro della specie sulle Alpi e tutti gli sforzi fatti fin qui per la sua conservazione. L'associazione ovviamente si accoda al mondo animalista nel sostenere che dietro a numeri simili non possono che esserci atti di bracconaggio e incolpa le autorità, Provincia autonoma di Trento inclusa, di non aver preso le distanze e condannato simili gesti. Ma non finisce qui. Il comunicato parla anche di «clima d'odio e di "caccia alle streghe" che si è creato» e , sebbene non sia espressamente scritto, è chiaro intuire chi, secondo il Club, lo avrebbe alimentato.

Dopo aver denunciato una siffatta situazione, il Cai sostiene di ritenere «fondamentale affidarsi a documenti tecnici approvati e condivisi, e che hanno una valenza giuridica come il "PACOBACE"». Posizione certamente condivisibile soprattuto perché, l'applicazione severa del documento, in larga parte disatteso, avrebbe permesso di non arrivare a una simile situazione in quanto il protocollo prevederebbe la "rimozione" degli orsi problematici. Insomma, il Club alpino italiano, sicuramente a sua insaputa, sostiene che gli orsi andrebbero gestiti e che la gestione possa contemplare anche la rimozione, ovvero l'abbattimento. Il comunicato si conclude affermando che «risulta necessario che le istituzioni tutte riprendano in mano le "redini" di un percorso certamente complesso, qual è la coesistenza con i grandi carnivori, ma che va affrontato con coraggio».

Esattamente quello che serve: il coraggio di gestire la specie indipendentemente dalle lagnanze di chi ignora quello di cui scrive.

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