Solo nel 2022 sono stati più di tremila i cinghiali abbattuti e ora l'Ente parco
Solo nel 2022 sono stati più di tremila i cinghiali abbattuti e ora l'Ente parco - © Dave Pape
Pubblicato il in Attualità
di Redazione

Il Parco dei Colli Euganei crea un marchio per vendere i cinghiali

"Resilienza". Quante volte, in questi anni pandemici, abbiamo sentito questa parola e quante volte abbiamo sentito dire che il cinghiale da problema può essere trasformato in opportunità. Con buona probabilità sono stati questi gli assunti di base che hanno spinto il Parco regionale dei Colli Euganei a maturare la decisione di rendere riconoscibili i prodotti derivati dalla macellazione e trasformazione dei cinghiali abbattuti all'interno dell'area protetta attraverso la creazione di un apposito marchio.

Solo nel 2022 sono stati più di tremila i cinghiali abbattuti e ora l'Ente parco ha deciso di creare un brand che dal prossimo anno identificherà i prodotti ottenuti dalla loro trasformazione, non solo carne ma anche derivati come insaccati e ragù. Rendere riconoscibile non solo un prodotto di eccellenza, perché di questo si tratta, ma anche una gestione virtuosa. In un panorama in cui molte aree protette sono a disagio nel doversi occupare delle operazioni di controllo della fauna selvatica e spesso cercano di nasconderle, quella del Parco è sicuramente una scelta controcorrente.

A illustrare l'operazione - sulle colonne del "Corriere del Veneto" - è stato Riccardo Masin, presidente del Parco regionale dei Colli Euganei: «Abbiamo creato in tal senso una filiera di nicchia, che va dall'abbattimento dei cinghiali alla loro macellazione a scopo alimentare: i prodotti che ne derivano vengono già destinati in gran parte ai ristoranti e alle trattorie del nostro territorio, ma vogliamo identificare la provenienza degli ungulati e della loro carne con un marchio ad hoc. Ci stiamo lavorando ormai da un anno, e abbiamo quasi chiuso il cerchio: la scorsa settimana è stata approvata la delibera che chiude il dossier per la certificazione, che potrà da ulteriore incentivo per la ristorazione perché in fondo stiamo parlando della carne più biologica che ci sia dato che si tratta di animali non allevati a suon di farmaci»

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